Il governo ugandese attacca la comunità LGBTQ: chiusa la ONG che difende i diritti delle minoranze arcobaleno

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
7 agosto 2022

La scure del governo ugandese ha colpito nuovamente la comunità LGBTQ (acronimo per persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer).

Questa volta  Kampala ha sospeso le attività della ONG Sexual Minorities Uganda (SMUG), impegnata nella difesa dei diritti delle minoranze arcobaleno dal 2004, apostrofandola come illegale.

 

Frank Mugisha, presidente dell’organizzazione, ha riferito che le autorità incaricate alla supervisione delle ONG gli avrebbero consigliato di bloccare qualsiasi attività perché non in possesso della documentazione richiesta dal governo.

Mugisha ha sottolineato: “Al momento le nostre attività sono sospese, non possiamo proteggere e supportare le persone LGBT vulnerabili” e ha aggiunto: “Ovviamente è tutta una questione di omofobia e transfobia”.

In un breve comunicato, l’Ufficio ugandese addetto alla supervisione delle ONG, ha fatto sapere che SMUG non è un’impresa e tanto meno una ONG. Per questo motivo deve cessare ogni attività con effetto immediato.

Il registrar of companies (il registro ufficiale delle società) si è rifiutato di registrare la SMUG, in quanto ha ritenuto la sua denominazione inappropriata. In seguito al diniego, Sexual Minorities Uganda si è rivolta alla Corte e un giudice ha accettato l’appello del gruppo, che al momento attuale è in attesa della sentenza di un Tribunale di istanza superiore.

Viste le difficoltà e le ostilità riscontrate, Mugisha preferisce ora gestire SMUG come associazione piuttosto che come ONG.

Le severe leggi contro gli omosessuali ancora in vigore in molti Paesi africani, risalgono all’era coloniale. Dai rapporti dei primi missionari approdati in Africa, si apprende che le popolazioni locali erano dedite ad attività sessuali del tutto libere e spregiudicate. Usi e costumi che avevano imbarazzato fortemente il perbenismo europeo.

E proprio con l’ingresso delle religioni cristiane, insieme all’esasperato bigottismo vittoriano, che fecero nascere in Africa una profonda repulsione per l’omosessualità.

L’Uganda, come molti Paesi africani, ha ereditato dalla potenza coloniale che la governava, il Regno Unito, parecchie norme tra cui quella che punisce l’omosessualità, anche tra persone adulte e consenzienti, come un qualunque reato.

Ancora oggi lo scottante argomento divide la Chiesa anglicana e quella ugandese ha interrotto da anni i rapporti con le consorelle americana e canadese, perché avrebbero violato il patto stipulato durante la conferenza di Lambeth nel 1998, secondo cui: “La Chiesa non può benedire o legittimare unioni di persone dello stesso sesso”.

Anche quest’anno i vescovi anglicani di Uganda, Ruanda e Nigeria non hanno partecipato alla conferenza di Lambeth, che si è tenuta in questi giorni a Canterburry (Gran Bretagna), per protestare contro gli argomenti trattati. In una nota congiunta si sono espressi in questi termini: “La sessualità umana non è una questione morale da avvolgere nell’abito dei diritti umani, che permette di distorcere la verità biblica fondamentale”.

Nel 2014 la Corte Costituzionale ugandese ha cancellato la draconiana legge anti-gay , ufficialmente per un vizio di forma, ma la realtà era ben diversa. Dopo la promulgazione delle nuove severissime norme contro gay e lesbiche, alcuni governi della comunità internazionale avevano sospeso gli aiuti finanziari all’Uganda.

Ma ancora oggi la comunità LGBTQ è sempre nel mirino della polizia e continua a essere perseguitata.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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