Aiuti militari italiani alla Somalia mentre l’ONU denuncia attacchi a scuole, ospedali e violazioni dei diritti umani

Quasi duemila bambini uccisi o mutilati ma nessuno ne parla. Settecento militari italiani presenti nel Corno d'Africa

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Speciale per Africa ExPress
Luciano Bertozzi
Luglio 2022

Ma le Nazioni Unite hanno verificato anche altri crimini: 99 attacchi a scuole ed ospedali, in misura inferiore rispetto al passato. Non è escluso che alcuni di questi edifici siano stati realizzati/finanziati dalla Cooperazione allo Sviluppo italiana. In 32 casi è stato vietato l’accesso agli aiuti umanitari.

 

Somalia: ONU, stop alle violenze sulle donne

Abusi sessuali

Le violenze sessuali sono state oltre 700. Il numero è sottostimato, per il pericolo di rappresaglie sulle vittime, infatti, oltre la metà dei casi è attribuita ad ignoti e ciò garantisce l’impunità dei colpevoli.

Almeno 1.857 bambini sono stati uccisi o mutilati, con una crescita significativa rispetto al 2020 dovuta all’intensificarsi di un conflitto, ignorato dai principali mezzi di comunicazione.

Le missioni militari italiane

Nella nostra ex colonia sono presenti circa settecento militari italiani, nell’ambito di alcune missioni dell’Unione Europea e bilaterali. EUTM Somalia, comandata dal generale Roberto Viglietta, impegna 167 soldati italiani per la formazione di militari somali, per un costo annuo di circa 15 milioni di euro.

Militari italiani della missione EUTM in Somalia

EUNAVFOR Atalanta, invece, combatte la pirateria nelle acque antistanti il Paese africano, con duecento marinai, una nave e due aerei, per un totale di 27 milioni annui. La Missione Bilaterale di Addestramento delle forze di polizia somale e gibutine (MIADIT), operata da 75 di carabinieri, per un costo di 4,5 milioni, ha formato, secondo il ministero della Difesa, dal 2013 a oggi circa 2.800 poliziotti di Mogadiscio e 80 nei primi mesi di quest’anno.

Infine la base di Gibuti svolge da centro logistico per le predette missioni, e si affaccia sullo strategico stretto di Bab el Mandeb (tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano), con un onere di 13 milioni di euro.

La risposta italiana a queste drammatiche ed autorevolissime denunce, che le Nazioni Unite formulano da molti anni è un assordante silenzio. Un governo che viola le libertà fondamentali, infatti, non dovrebbe godere di aiuti militari italiani, peraltro concessi senza porre condizioni.

Dibattiti parlamentari

Durante i dibattiti parlamentari sui provvedimenti di autorizzazione alle missioni all’estero nessuno o quasi ha sollevato problemi. Non solo, con un Paese ricco solo di armi, abbiamo stipulato un accordo di cooperazione militare (ratificato dal Parlamento con la legge 19.4.2016, n.64), anche per favorire l’export dell’industria della difesa “made in Italy”.

Allora il movimento 5 Stelle votò contro, in particolare fino a quando “non verranno fornite le necessarie e irrinunciabili garanzie del rispetto dei diritti umani, con particolare riferimento soprattutto al fenomeno dei bambini soldato”. Da quando è al governo, però non si è più opposto, né a tale accordo né alle missioni militari in Somalia.

Droni contro i civili

Il governo italiano, infine, non ha protestato con gli USA, che nell’ambito delle operazioni contro Al Shabaab con i droni hanno ucciso civili scambiati per terroristi.

Il nostro Paese, che ha un debito morale nei confronti del popolo somalo per la notte coloniale, dovrebbe lavorare per risolvere il conflitto e non per alimentarlo.

Luciano Bertozzi
luciano.bertozzi@tiscali.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

(2 – fine)

Allarme dell’ONU: in aumento le violenze sui minori in Somalia

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