Il massacro in Nigeria mette a nudo le falle nella sicurezza di un Paese divorato dalla corruzione e dal malaffare

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
6 maggio 2022

Mentre le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto e si piangono ancora le vittime del terribile attentato che si è consumato la domenica di Pentecoste nella città di Owo, nell’Ondo State (il Paese comprende 36 stati, oltre al territorio della capitale federale Abuja), in altre zone della Nigeria si sono consumate e si stanno consumando nuove violenze, che difficilmente arrivano sulle pagine della stampa internazionale.

Basta sfogliare i giornali locali per capire la tragedia che vive da anni gran parte della popolazione del colosso africano. Praticamente nessuno stato è esente dalle violenze. Forse fino a ieri nell’Ondo i residenti hanno dovuto piangere meno vittime. Morti e feriti sono causati da malavita, criminalità organizzata, sequestri, terrorismo. E poi ci sono i conflitti tra i pastori semi-nomadi (per lo più musulmani) e gli agricoltori (di maggioranza cristiana), aiutati dai loro gruppi di vigilantes. Poi violenze etniche dovute a rigurgiti secessionisti.  Anche in quest’area il sogno di una vita più o meno tranquilla è stato infranto all’improvviso.

Il queste foto sono ripresi pastori Fulani. Sono sempre armati per difendere il loro bestiame

Ora Owo trabocca di forze dell’ordine e di sicurezza, ma le scie di sangue non si possono cancellare con la loro presenza. Da ieri sono state avviate indagini a 360 gradi, ma è chiaro che gli inquirenti brancolano ancora nel buio e finora nessuno ha rivendicato la carneficina della domenica di Pentecoste.

Da anni la sicurezza è uno dei maggiori problemi che affligge il Paese intero, considerato tra i più ricchi di tutto il continente, in quanto primo produttore di greggio dell’Africa.

Dei proventi del petrolio la popolazione vede ben poco, gran parte delle royalities si perdono nei meandri della corruzione, piaga che tutti i presidenti del passato e Muhammadu Buhari, l’attuale capo di Stato al secondo mandato, hanno promesso di sradicare, ma sempre con scarso successo. Basti pensare che persino il giudice dello speciale Tribunale anti-corruzione è stato beccato con le mani nel sacco (https://www.africa-express.info/2018/02/03/nigeria-il-presidente-del-tribunale-anti-corruzione-accusato-di-corruzione/) e una ex ministra delle risorse petrolifere è stata arrestata a Londra con l’accusa di corruzione. La lista dei personaggi illustri coinvolti in traffici poco trasparenti è lunga.

In base all’ultimo rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale a fine marzo 2022, si prevede che nell’anno in corso 95,1 milioni di nigeriani, ossia il 42 per cento, vivrà in povertà; triste indice, dovuto a svariati fattori, come l’incremento demografico, la pandemia, la guerra in Ucraina che con l’aumento dei prezzi del grano si ripercuote in tutto il continente. Va sottolineato che la Nigeria importa anche prodotti derivati dal petrolio, visto che non dispone di una raffineria. L’istituto ha evidenziato che sarà molto difficile per il governo ridurre il tasso di povertà, se non affronta il problema della sicurezza.

Eppure Buhari aveva promesso di combattere povertà e terrorismo. Quasi alla fine del suo secondo mandato tali aspettative non sono state raggiunte, anzi, sempre secondo le proiezione della Banca Mondiale, si prevede che il tasso di disoccupazione raggiunga il 33 per cento nel 2022, mentre quello giovanile potrebbe addirittura sfiorare il 53 per cento.

La popolazione nigeriana è chiamata alle urne fra pochi mesi, nel febbraio 2023 e già ora i maggiori istituti di analisi sono davvero preoccupati dell’attuale trend nel Paese. La questione sicurezza deve essere affrontata seriamente prima della prossima tornata elettorale, in quanto la stessa potrebbe rappresentare una ulteriore potenziale fonte di instabilità.

Infatti Nextier, un organismo nazionale per o sviluppo, suggerisce una maggiore collaborazione tra il governo centrale e i leader locali per allentare le tensioni.

Ndubuisi Nwokolo, ricercatore di Abuja, ha evidenziato che lo Stato Federale, guidato da Buhari, ex militare ed ex golpista del 1983, è diventato troppo autocratico. Per ogni problema riguardante la sicurezza, vengono sguinzagliati soldati, senza nemmeno tentare altre soluzioni. “La situazione è davvero preoccupante –  ha sottolineato ai reporter di Radio France Internationale – sono diminuiti nettamente gli investimenti e gli sforzi per quanto riguarda i processi di pace o altre soluzioni che avrebbero potuto prevenire l’escalation delle violenze”. E ha aggiunto: “Come può lo Stato assicurare la sicurezza nel periodo elettorale se ha già seri problemi ora?”.

Come dare torto al professore? I casi di violenza e di uccisione di civili sono in continuo aumento, per non parlare delle decine e decine di rapimenti per riscatto, denunciati e registrati settimanalmente.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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