Congo, gorilla del selfie virale morta tra le braccia del ranger che l’aveva salvata

La tragedia del bracconaggio: il valore di un cucciolo di gorilla delle montagne oscilla tra i 15.000 e 40.000 dollari

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 9 ottobre 2021

Nel 2019 era diventata la gorilla di montagna più famosa nel mondo per un selfie diventato virale sui social e ripreso da tutti i media del pianeta. Si chiamava Ndakasi, aveva 14 anni, è spirata tra le braccia della guardia forestale che l’aveva salvata. André Bauma era diventato il suo papà e amico.

Localizzazione del Virunga National Park in RDC al confine con l'Uganda (Courtesy Google Maps)
Localizzazione del Virunga National Park in RDC al confine con l’Uganda (Courtesy Google Maps)

La mamma ammazzata dai bracconieri

Nel 2007 i bracconieri avevano ammazzato la mamma e la cucciola – trovata in fin di vita dai ranger – era abbracciata al corpo della madre morta. Era stata trasferita al centro di salvataggio a Goma, 300km a sud del Parco Nazionale dei Virunga, nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Lì, era stata affidata ad André che per tutta la notte l’aveva scaldata con il calore del suo petto nudo ed era sopravvissuta. Poi, nel 2009, era stata portata Senkwekwe Center insieme a un altro gorilla orfano.

Purtroppo a causa del trauma per la perdita della sua famiglia e la lunga riabilitazione non hanno permesso alla grande scimmia di tornare nella foresta. Era troppo vulnerabile per fare ritorno nella natura. La sua morte è avvenuta lo scorso 26 settembre ma le autorità del Parco Virunga l’hanno resa pubblica il 5 ottobre.

Un ricordo pieno di tenerezza

“È stato un privilegio sostenere e curare una creatura così amorevole” – ha scritto André sul sito web del Parco Virunga -. “Soprattutto conoscendo il trauma che Ndakasi ha subito in tenera età. È stata la natura dolce e l’intelligenza di Ndakasi che mi ha aiutato a capire la connessione tra gli esseri umani e le grandi scimmie. E perché dovremmo fare tutto ciò che è in nostro potere per proteggerle. Sono orgoglioso di aver avuto Ndakasi come amica. L’ho amata come una bambina e la sua personalità allegra mi ha portato un sorriso ogni volta che ho interagito con lei. Mancherà a tutti noi di Virunga. Saremo per sempre grati per la ricchezza che Ndakasi ha portato nelle nostre vite durante il suo periodo a Senkwekwe”.

Il necrologio sui social

La notizia della morte è stata pubblicata sul sito del parco e sui social e ha fatto il giro del mondo. “È con sentita tristezza che Virunga annuncia la morte dell’amata gorilla di montagna orfana Ndakasi – su legge su Facebook e Twitter -. “Era stata sotto la cura del Senkwekwe Center del Parco per più di un decennio. La sera del 26 settembre, dopo una lunga malattia in cui le sue condizioni sono rapidamente peggiorate è morta. Ndakasi ha esalato l’ultimo respiro tra le amorevoli braccia del suo custode e amico di una vita, André Bauma”.

La tragedia del bracconaggio

I gorilla di montagna sono una specie in via di estinzione il cui patrimonio genetico è per il 98 per cento uguale a quello umano. Secondo l’International gorillas conservation programme (IGCP) ne rimangono solo 1.063 esemplari. Un’indagine del WWF del 2013 il valore di un cucciolo nel mercato africano oscilla tra i 15.000 e 40.000 dollari. Ma viene venduto anche come trofeo: una mano, usata in genere come portacenere, costa intorno ai sei dollari. La carne viene venduta da pochi centesimi al chilo fino a qualche dollaro. Per salvare la grande scimmia africana occorre proteggerla e il selfie del 2019, scattato per gioco, ha contribuito sicuramente a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Sandro Pintus
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Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.