Il Marocco vuole dialogo con l’Algeria (dal 1994 interrotto) e rafforza il blocco di Ceuta

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
3 agosto 2021

Durante il suo discorso alla nazione del 31 luglio scorso, in occasione del 22esimo anniversario dell’ascesa al trono, Mohammed VI, re del Marocco, si è rivolto anche alla vicina Algeria.

Oltre a rilanciare la proposta della riapertura delle frontiere tra i due Paesi, il re ha chiesto al presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, una maggiore collaborazione per potenziare i rapporti tra i due Paesi.

Mohammad VI, re del Marocco

Le frontiere tra Marocco e Algeria sono chiuse dal lontano 1994 per la questione del Sahara occidentale e il Fronte Polisario (Frente Popular de la Liberciòn de Saguia-El Hamra y Rio de Oro), sostenuto da Algeri.

I territori sono abitati prevalentemente dalla popolazione saharawi, già in lotta in passato per l’indipendenza dalla Spagna, che ha posto fine all’occupazione del Sahara spagnolo nel 1975. Dopo la decolonizzazione di Madrid, Marocco e Mauritania rivendicano diritti sui territori, ma nel 1979 (dopo 4 anni di guerra) Nouakchott rinuncia alle sue pretese e firma un accordo di pace con il Fronte, che però continua le sue battaglie contro il Maroccoper l’indipendenza. E nel 1980 Rabat inizia la costruzione di un muro lungo 2.700 chilometri, che divide il regno dal popolo saharawi.

Dopo quasi 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, firmato nel 1991 sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, le tensioni tra Rabat e il Fronte Polisario, non sono mai terminate definitivamente, malgrado la presenza della missione dell’ONU MINURSO, che avrebbe dovuto anche organizzare il referendum, che finora non si è mai svolto.

Divergenze per la questione del Sahara occidentale a parte, le tensioni tra Rabat e Algeri si sono inasprite maggiormente a metà luglio durante una riunione virtuale dei Paesi non allineati.

In tale occasione, Omar Hilale, ambasciatore marocchino accreditato all’ONU, si è espresso favorevolmente sul diritto all’autodeterminazione del popolo della Cabilia. Posizione ritenuta inammissibile da Algeri, che ha immediatamente richiamato il suo rappresentato diplomatico da Rabat per consultazioni.

La Cabilia è una regione situata nella parte settentrionale dell’Algeria, abitata da popolazioni berbere che qualcuno sostiene sino discendenti dei cartaginesi. Il governo centrale si è sempre opposto alle richieste di indipendenza, tant’è vero che da maggio di quest’anno ha inserito il Movimento per l’Autodeterminazione della Cabilia (MAK) nella lista delle organizzazioni terroriste.

E’ la prima volta che un diplomatico marocchino si esprime in favore dei separatisti della Cabilia, evidente reazione per il sostegno di Algeri nei confronti del popolo saharawi.

Dopo le tensioni tra Madrid e Rabat della primavera scorsa, procedono i lavori per rinforzare le barriere delle due enclave spagnole – Ceuta e Melilla – su territorio marocchino. Già lo scorso anno la Spagna aveva annunciato che costruirà il muro anti-migranti più alto del mondo.

I rapporti tra i due Paesi erano arrivati a un punto critico in primavera, perché in quei giorni il leader del Fronte Polisario, Brahim Gali, era stato ricoverato in un ospedale spagnolo a metà aprile,  affetto da Covid-19. Il gesto ospitale di Madrid non era stato apprezzato dal governo marocchino.

E sembra che proprio per questo motivo la polizia marocchina avesse allentato i controlli a Fnideq, città del Marocco più vicina a Ceuta, come rappresaglia nei confronti della Spagna giacchè ritenevano le cure prestate al leader del Polisario come una provocazione.

A maggio, ma anche nei mesi seguenti sono così potuti entrare migliaia di migranti a Ceuta e centinaia a Melilla mettendo in grave difficoltà i relativi centri di accoglienza. Allora il premier spagnolo, Pedro Sanchez, aveva ricordato a Rabat che i legami di amicizia con Madrid si basano anche sul rispetto reciproco delle frontiere.

Il braccio di ferro è continuato per diverso tempo, ma ora il Marocco sta rinforzando la barriera di Ceuta con elementi dissuasivi per impedire ai migranti di penetrare nel territorio spagnolo. Ciò indica che Rabat è nuovamente disposto a collaborare con Madrid e l’Unione Europea. Infatti, quest’ultima finanzia la formazione degli agenti della gendarmeria del regno, nonchè il loro equipaggiamento.

La Spagna esercita la sua sovranità su Ceuta dal 1580, mentre su Melilla già dal 1496. L’ONU non classifica Ceuta e Melilla come territori occupati.

Il Marocco ha sempre reclamato la restituzione delle due città, ma nel 2015, l’allora primo ministro del regno, Abdelilah Benkirane, ha fatto marcia indietro, affermando che non era ancora arrivato il momento, ritenendo la Spagna un partner economico importante per il Paese. Secondo alcuni osservatori il cambiamento di rotta di Rabat è legato al fatto di non essere in grado di combattere simultaneamente su due fronti: il primo a sud contro il Polisario e l’Algeria, il secondo a nord contro la Spagna.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.