Trovati i resti della missionaria svizzera rapita nel 2016 e ammazzata in Mali

Africa ExPress
2 aprile 2021

Il ministro degli Esteri della Confederazione Svizzera, Ignazio Cassis, lo ha annunciato via Twitter due giorni fa: “Abbiamo la certezza che Béatrice Stoeckli sia morta”.

Finalmente è stato ritrovato il corpo della missionaria della Chiesa Metodista, rapita il 6 gennaio 2016 a Timbuctù, brutalmente ammazzata dai suoi aguzzini tra agosto e settembre 2020.

Lo aveva detto l’ostaggio francese, Sophie Pétronin, non appena è stata liberata lo scorso ottobre, insieme ai due italiani, Padre Pierluigi Maccalli della Società delle Missioni Africane, rapito in Niger nel 2018 e Nicola Chiacchio, che era stato preso in ostaggio nel febbraio 2019. E, secondo quanto si apprende, sarebbe stata trucidata perchè si sarebbe opposta a un nuovo trasferimento dei prigionieri.

Béatrice Stoeckli, missionaria svizzera, rapita nel 2016 e assassinata in Mali nel 2020

La missionaria era già stata sequestrata nell’aprile 2012 per una decina di giorni, poi rilasciata, anche grazie alla mediazione burkinabè. Allora il rapimento fu rivendicato dal gruppo jihadista tuareg Ansar Dine, il cui capo, era Iyad Ag Ghaly, un esperto di sequestri.

Cassis si era recato in Mali lo scorso febbraio e durante la sua visita aveva chiesto massima collaborazione alle autorità maliane per chiarire una volta per tutte questa triste faccenda, comprese le informazioni sul luogo dell’esecuzione e ritrovamento del corpo.

Poi qualche giorno fa Bamako ha fatto sapere che una salma, verosimilmente appartenente alla missionaria, era stata ritrovata e consegnata alle autorità da sconosciuti. Sono stati subito prelevati campioni in Mali e spediti in Svizzera per poter effettuare il test del DNA, eseguito dall’istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo, che ha confermato l’identità della Stoeckli, originaria di Basilea.

Ora si attende l’autorizzazione da parte delle autorità maliane per il rimpatrio della salma, meglio, di quel che ne resta, per poterla consegnare ai familiari. E, secondo quanto riporta il Dipartimento Federale per gli Affari Esteri di Berna, una loro task force continua a lavorare sul dossier, insieme all’Ufficio della polizia federale, i servizi e la procura della Confederazione. Insomma, i nostri vicini vogliono vederci chiaro.

Intanto nelle mani dei terroristi ci sono ancora altri ostaggi occidentali: lo statunitense Jeffery Woodke rapito nell’ottobre 2016. L’uomo, un operatore umanitario, era in Niger dal 1992 e un tedesco, Joerg Lange, impiegato di una ONG tedesca, sequestrato nel 2018 a Inates, nella parte occidentale della ex colonia francese. Un anno e mezzo fa l’ex presidente nigerino Mahamadou Issoufou aveva spiegato che erano vivi.

Mentre non si hanno più notizie anche del medico australiano Ken Elliott rapito insieme alla moglie Jocelyn a Djibo, Burkina Faso, nel 2016. La consorte è stata liberata pochi giorni dopo, l’ultraottantenne dottore invece, è ancora nelle mani dei miliziani di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), che, dopo il rilascio della donna hanno rivendicato la propria responsabilità.

E infine manca all’appello anche Gloria Cecilia Narvaez Argoti, una suora colombiana, portata via con la forza nel febbraio 2017 in Mali.

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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.