Morte dell’ambasciatore in Congo: tentato rapimento, esecuzione o fuoco amico

Speciale per Africa ExPress e per il Fatto Quotidiano
Massimo A. Alberizzi
23 febbraio 2021

Esecuzione per ritorsione, tentato rapimento per vendetta e/o riscatto, addirittura errore e fuoco amico. Le teorie su come e perché l’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista congolese Mustapha Mialmbo, impiegato dell’ONU, siano stati barbaramente uccisi in un’imboscata sulla strada che da Goma porta a Rutshuru, nella parte orientale della Repubblica del Congo, sono tante e varie. Nessuna ovviamente è suffragata da una prova concreta. Sull’auto dell’ambasciatore, che non era blindata, viaggiava anche Rocco Leone, vice capo del PAM (Programma Alimentare Mondiale) in Kivu, rimasto illeso. Leone  aveva organizzato il viaggio. Ora è in stato di shock profondo e tutti i tentativi per contattarlo sono andati e vuoto.

Rocco è un esperto d’Africa che frequenta da una ventina d’anni, quando era in Sudan, sempre per un’agenzia dell’ONU. Conosce bene il territorio e quanto fosse pericolosa quella strada che aveva percorso parecchie volte.

Se ha deciso di tornarci accompagnando l’ambasciatore è perché deve aver avuto assicurazioni dall’intelligence e dall’esercito congolesi che in questi giorni la zona era stata messa in sicurezza. Perde valore l’ipotesi che il gruppo si sarebbe messo in viaggio senza prima accertarsi delle condizioni della strada e non avesse avvisato le autorità, secondo cui, invece, gli italiani sono stati stupidi e imprudenti.

La strada Goma-Rutshuru è assai pericolosa e non è difficile imbattersi in cadaveri di miliziani abbandonati sull’asfalto (foto Massimo Alberizzi per Africa ExPress

Tra l’altro, l’ambasciata italiana a Kinshasa aveva richiesto un’auto blindata per il capo della delegazione, ma la pratica, con i tempi della burocrazia, è ancora lì giacente. Nessuna sorpresa giacché qualche anno fa le fotocopiatrici della legazione si erano rotte una via l’altra e nessuno da Roma si sognava, nonostante fossero passati mesi, di fare arrivare i pezzi di ricambio. Ci volle un mio articolo che segnalava il fatto per fare smuovere i funzionari della Farnesina che conclusero poi in fretta la spedizione.

Le salme di Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci sono sono arrivate con un aereo militare da Goma a Ciampino ieri sera tardi.

I miliziani di etnia hutu dell’FDLR (Fronte Democratico di Liberazione del Ruanda) subito dopo l’attentato accusati di essere i responsabili dell’agguato, hanno fermamente smentito. Un loro portavoce, Cure Ngoma, in un comunicato inviato anche ad Africa ExPress, ha spiegato che nella regione operano più di 100 gruppi armati. “Non capisco perché le autorità congolesi hanno puntato il dito contro di noi. Non abbiamo svolto alcun ruolo in quell’odioso omicidio”

Nonostante sia pericolosa la strada che collega Goma a Rutshuru è assai frequentata anche dalle truppe dell’ONU che la pattugliano con blindati. Qui siamo nel villaggio di Kiwanja. L’auto che si vede sulla destra mostra la bandiera italiana, perché a bordo viaggiava la troupe di Africa ExPress. (foto Massimo Alberizzi per Africa Express)

Il Kivu, sia la parte settentrionale sia quella meridionale, è da anni teatro di bellicose contese tra i gruppi etnici hutu e tutsi, una guerra che ha avuto il suo apice nel 1984 con il genocidio in Ruanda. Il feroce antagonismo, che in Europa viene spesso presentato come un conflitto etnico ma che invece nasconde interessi economici enormi, dal Ruanda si è spostato in Congo, dove l’esercito hutu si è rifugiato dopo la sconfitta da parte dei tutsi.

Gli hutu che controllano a macchia di leopardo parte del territorio del Congo orientale non tollerano la presenza dei ruandesi tutsi.

Nell’abitato di Rutshuru restano i segni degli scontri dovuti alle incursioni dei miliziani (foto Massimo Alberizzi per Africa Express)

In questo quadro forse si può collocare l’assassinio dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci.

“Il governo congolese – ci scrive un intellettuale di Goma che per motivi di sicurezza vuole restare anonimo – ha appena firmato con il Ruanda un accordo che permette all’esercito di Kigali di entrare in Congo per combattere le milizie tutsi. E’ già successo 25 anni fa e allora ci siamo ritrovati con le truppe ruandesi che hanno controllato tutte le zone minerarie per più di due lustri. Sono state uccise milioni di persone (affermazione un po’ esagerata, ndr) e sono stati creati nuovi gruppi di ribelli pro tutsi. Quindi oggi, probabilmente, questi pro hutu vogliono mostrare i muscoli,  far vedere che sono pronti a combattere e mettere di nuovo paura. La domanda da porsi è questa: perché il governo ha lasciato di nuovo entrare le truppe ruandesi dopo che la loro presenza ha causato per tanti anni guerre, distruzione e morte? E poi: chi ci guadagnerà a tornare all’instabilità in quella zona con il petrolio, le preziose miniere e tutto il ben di Dio che contiene il sottosuolo? Ci sono troppe cose non dette in questa storia”.

Nascosto nella foresta a poche centinaia di metri dalla strada Goma-Rutshuru, il quartier generale di una milizia filo tutsi (foto Massimo Alberizzi per Africa ExPress)

Per altro che l’esercito ruandese sta conducendo operazioni militari sul territorio del KIvu, in violazione delle misure prese dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, viene denunciato dal gruppo di esperti dell’ONU incaricato di controllare il rispetto dell’embargo sulle armi in Congo-K. Secondo un rapporto pubblicato il 23 dicembre scorso le attività ruandesi sarebbero riprese alcuni mesi fa, in accordo con il governo di Kinshasa.

E’ probabile che i nostri connazionali siano stati tirati dentro, loro malgrado, in questa storia, capri espiatori di un gioco perverso più grande di loro.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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