In Burkina Faso presidenziali segnate dal terrore per attacchi jihadisti

Africa ExPress
22 novembre 2020

Questa mattina 6,5 milioni di burkinabè sono stati chiamati alle urne per le presidenziali e le legislative. Un appuntamento importante per una popolazione che da anni non desidera altro che la pace. I candidati per la poltrona più ambita sono 13, mentre in 10mila si sono proposti per un seggio al parlamento.

Tornata elettorale in Burkina Faso

Una giovane donna di poco più di 25 anni si è recata la seggio con gli occhi pieni di lacrime al pensiero che due dei suoi fratelli, entrambi militari, sono morti qualche anno fa durante scontri con i jihadisti. “Voglio che il nostro futuro presidente sia all’altezza della crisi, dell’insicurezza che il mio Paese sta attraversando”, ha detto prima di entrare a votare. Dietro di lei tante altre donne, con la stessa speranza nel cuore.

Negli ultimi cinque anni sono morte oltre 1.600 persone per mano dei terroristi e oltre un milione hanno dovuto lasciare le proprie case a causa delle incessanti violenze.

Il presidente uscente, Roch Marc Christian Kaboré,  malgrado abbia dovuto incassare molte critiche, spera ugualmente di essere rieletto per il secondo mandato, ma insieme a lui si sono presentati ben altri 12 candidati. L’elettorato è diviso. C’è chi, malgrado tutto, perdona i molti errori commessi dall’attuale governo, anzi, difende Kaboré.

Altri, invece, vogliono un cambiamento, lamentano che non sia stato all’altezza del suo compito, di non aver saputo affrontare la crisi in atto: insicurezza, disoccupazione e quant’altro.

E non sono pochi coloro che sperano in una vittoria di Eddie Komboïgo, candidato del Congrès pour la démocratie et le progrès (CDP), partito dell’ex presidente Blaise  Compaoré, in esilio in Costa d’Avorio da 6 anni.

Infatti, un altro tema caldo durante queste elezioni è la riconciliazione nazionale e il ritorno dell’ex presidente.

Sta di fatto che le elezioni di oggi si sono svolte in un contesto piuttosto teso, a causa delle continue minacce dei terroristi, alcuni affiliati a al Qaeda, altri allo stato islamico e quasi un quinto del Burkina Faso è stata classificata come zona rossa dalla Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) e esclusa de facto dal voto.

Solo pochi giorni fa, l’11 novembre, in piena campagna elettorale, 14 soldati sono stati brutalmente ammazzati durante un’imboscata al loro convoglio mentre percorreva la strada di  Tin-Akoff, nella regione del Sahel. L’aggressione è stata poi rivendicata da EI (Etat islamique).

Terroristi in Burkina Faso

Malgrado un imponente spiegamento di forze (almeno 50mila tra polizia e militari), alcuni seggi non sono stati aperti, soprattutto nel nord e nell’est del Burkina Faso. Secondo CENI, diversi uffici di voto sono rimasti chiusi dietro consiglio delle forze dell’ordine, altri hanno chiuso subito, dopo che alcuni uomini armati hanno minacciato i responsabili dei seggi: “Qui non si svolgeranno le elezioni”. Molti cittadini hanno anche avuto paura di votare. Con le dita piene di inchiostro hanno temuto di essere presi di mira dai terroristi, ha riferito un candidato alle legislative nella regione del Sahel.

E già ieri, il giorno prima delle elezioni, l’opposizione ha denunciato possibili brogli. In particolare Zéphirin Diabré, leader del partito Union pour le progrès et le changement e candidato alla poltrona più ambita del Paese, ha sporto denuncia contro ignoti al procuratore di Faso (Procura presso il Tribunale delle grandi Istanze).

CENI prevede di annunciare i risultati elettorali entro domani, 23 novembre. Le urne sono state chiuse alle 18.00 e lo spoglio è iniziato immediatamente.

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Vicedirettore di Africa Express, giornalista pubblicista, ha abitato in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.