Sudafrica, famoso ambientalista sbranato dalle sue due leonesse bianche

Demi e Tana, le due leonesse di Arthur “West” Mathewson, hanno trasformato un gioco in un tragico atto istintivo di caccia

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 5 settembre 2020

Si chiamava Arthur “West” Mathewson, aveva 68 anni ed è stato ucciso dalle sue due leonesse bianche che aveva allevato da quando erano dei cuccioli. Si dice che erano state salvate a Polokwane dalla “canned lion hunting” un tipo di “caccia” dove i leoni da allevamento diventano bersaglio di ricchi cacciatori vigliacchi. Le aveva chiamate Demi e Tana.

Mathewson era conosciuto come “uncle West” (zio West) ed era un noto ambientalista. La tragedia è successa la settimana scorsa nella Lion Tree Top Lodge, la sua struttura di accoglienza per turisti, a Hoedspruit, vicino al Kruger Park.

Arthur Mathewson con le sue leonesse bianche (Courtesy www.rhinosaverz.org)
Arthur Mathewson (al centro) con le sue leonesse bianche (Courtesy www.rhinosaverz.org)

Il gioco trasformato in tragedia

Tutte le mattine, uncle West, faceva la sua passeggiata con le due leonesse. Secondo quanto raccontato ai media dalla nuora, Tehri Mathewson, Arthur aveva aperto il recinto alle 8.30. Durante la solita passeggiata aveva cominciato a giocare con loro ma era caduto per terra. Istintivamente i due grossi felini gli sono saltati addosso e lo hanno azzannato.

Tutto è successo sotto gli occhi di sua moglie, Gill, 65 anni, atterrita e impotente davanti alla terribile scena. Quando sono arrivati i soccorsi e la polizia, hanno solo potuto constatare il decesso dell’uomo a causa delle ferite riportate. La più grave a una gamba dove era stata recisa l’arteria.

“In un angolo della sua mente ha sempre saputo che era pericoloso interagire con gli animali selvatici – ha raccontato la nuora. Ma questa paura non lo ha fermato. Amava gli animali e amava Demi e Tana come se fossero sue figlie”. Le due leonesse sono state narcotizzate e trasferite in una riserva poco distante.

La famiglia Mathewson: “ha vissuto il suo sogno”

La famiglia ha dichiarato che trova conforto perché Arthur è morto “mentre viveva il suo sogno. Era nella natura, con le sue leonesse così vicine al suo cuore”. La famiglia Mathewson si è impegnata a garantire che le leonesse vengano liberate nel miglior ambiente a loro disposizione.

Il video per ricordare il prezioso lavoro di Arthur “West” Mathewson (Courtesy www.rhinosaverz.org)

Eppure, la coppia di felini, nel 2017, era riuscita a scappare dal recinto. Aveva attaccato e ferito un uomo che lavorava poco lontano, trasferito subito in ospedale. Arthur Mathewson lo visitava ogni giorno, dispiaciuto per il terribile incidente, ma contento per la sua veloce guarigione. Ma un giorno, arrivato al nosocomio, gli avevano detto che era morto. Non per le ferite delle leonesse.

Gli allevamenti di leoni in Sudafrica

Ora in tutto il Paese si è riaperto il dibattito su quanto sia etico e utile tenere in casa animali selvatici come animali domestici. Un dibattito che si lega anche agli scandalosi allevamenti sudafricani di leoni di cui abbiamo scritto in passato. Gli oltre 8.000 leoni che vengono allevati per essere venduti a pezzi nei mercati asiatici utilizzati nella medicina tradizionale di quei Paesi. O fatti ammazzare per decine di migliaia di dollari e dare un trofeo a finti cacciatori miliardari che devono mostrare il loro “coraggio” agli ospiti.

In Sudafrica sono circa 2.500 i leoni che vivono nel loro habitat naturale. Negli anni Quaranta, in tutta l’Africa, la popolazione di leoni era di 450 mila esemplari. Oggi ne rimangono tra i 20 e i 30 mila, minacciati quotidianamente dal bracconaggio.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.