Namibia: i giornalisti svelano dirompente corruzione, ma il presidente uscente vince elezioni

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 1° dicembre 2019

Hage Geingob è stato riconfermato presidente della Namibia con il 56,3 per cento delle preferenze. Lo ha reso noto ieri la Commissione Elettorale della Namibia (ECN).

Geingob è riuscito a sopravvivere allo scandalo di corruzione, alla recessione economica e alla frattura all’interno dello SWAPO (acronimo per: Organizzazione del Popolo dell’Africa del Sud-Ovest), il partito al potere dal 1990, da quando ha ottenuto l’indipendenza dal Sudafrica.

Certo, il presidente non ha ottenuto i risultati strabilianti del 2014, quando aveva raggiunto l’86 per cento, ma ci si aspettava una sua rielezione. Panduleni Itula, dissidente di SWAPO, si è fermato al 30 per cento, mentre McHenry Venaani, leader del partito all’opposizione, Movimento Democratico Popolare (PDM) ha raccolto solamente il 5,3.

Secondo Geingob, le elezioni si sarebbero svolte in modo regolare, ma Itula e Bernadus Swartbooi  capo del nuovo partito all’opposizione Landless People’s Movement (LPM) (Partito dei senza Terra, n.d.r.) hanno denunciato brogli elettorali. Il sessantaduenne ex dentista Swartbooi che, senza mezzi termini ha accusati il presidente di aver svenduto il Paese, ha vinto nella capitale Windhoek. E’ stato votato sopratutto dai giovani.

BASSA DENSITA’ DI POPOLAZIONE

Pur essendo un Paese che si espande su una superficie molto vasta – si colloca al secondo posto (dopo la Mongolia) fra le nazioni sovrane al mondo con minore densità di popolazione (3,3 abitanti/km²), la Namibia conta poco più di 2,5 milioni di abitanti. Gli aventi diritto al voto sono stati 1.358.468; la partecipazione alle elezioni presidenziali, secondo ECN, è stata del 60,8 per cento. In queste elezioni non è solo retrocesso in modo significativo il presidente; le elezioni generali hanno penalizzato anche SWAPO, il partito al potere che si è aggiudicato solamente il 65 per cento dei seggi in Parlamento, nel 2014 ne aveva conquistati l’80 per cento.

La Namibia è ricchissima di diamanti, che vengono estratti dalla NAMDEB Diamond Corp., una joint-venture tra il governo, l’Anglo American Plc (AAL) e la De Beers, la più grande compagnia di diamanti al mondo. E’ il quinto produttore di uranio. Ha molte miniere di zinco e oro, ma la caduta dei prezzi delle materie prime ha frenato severamente la crescita del Paese da ben due anni e Bank of Namibia prevede un terzo anno di forte recessione.

Qualche mese fa il Paese è stato inoltre colpito da grave siccità in diverse aree, con un impatto su una popolazione di 500mila persone, praticamente un quarto degli abitanti.

 

CORRUZIONE GALOPPANTE

La “disfatta” di SWAPO è dovuta sopratutto alla galoppante corruzione, che ha coinvolto personaggi vicino a Geingob. L’equipe investigativa dell’emittente Al Jazeera è riuscita a filmare e registrare discutibili personaggi come l’ex ministro delle Risorse marine e Pesca, Bernhard Esau, nonchè l’avvocato personale del presidente, Sisa Namandje. I giornalisti dell’emittente con base in Qatar, si sono spacciati per investitori cinesi e per poter entrare nel lucrativo mercato della pesca della Namibia avevano proposto la creazione di una joint-venture con la società namibiana Omualu.

L’ormai ex ministro Esau aveva chiesto una “donazione” di 200mila dollari per SWAPO. Durante le trattative Esau, che ha pure accettato un Iphone dai giornalisti di al Jazeera, è stato filmato dall’equipe. Il denaro sarebbe dovuto essere versato su un conto fiduciario intestato a Sisa Namandje, che è stato l’avvocato personale di tutti i presidenti della Namibia da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 1990. Namandje è stato anche presidente di seggio per le elezioni interne di SWAPO. Il ministro ha intimato “gli investitori cinesi” di non fare parola con nessuno, ci sarebbero potuto essere gravi conseguenze per loro.

Per ottenere quote della società Omualu, gli “investitori cinesi” avrebbero dovuto pagare 500mila dollari; è stato chiesto di condividere il 20 per cento della joint-venture con Mike Nghipunya, amministratore delegato della compagnia di Stato Fishcor.

L’inchiesta di al Jazeera, ampiamente documentata con filmati, memorandum, e-mail e quant’altro, è stata pubblicata due settimane fa da WikiLeaks. Nello scandalo è implicato anche Sacky Shanghala, ormai ex ministro della Giustizia. Entrambi hanno rassegnato le dimissioni dopo la pubblicazione dei documenti.

Il giorno prima delle elezioni generali, i due ex ministri, implicati nello scandalo di corruzione sono stati arrestati assieme ad altri personaggi di spicco. Malgrado questi fatti gravissimi, il presidente è riuscito a farsi eleggere per un secondo mandato.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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