Congo-B, ENI e Total in traffici sospetti con faccendieri legati al presidente Sassou

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 28 dicembre 2018

Alle tegole cadute sulla testa di ENI per la corruzione in Algeria e Nigeria, se ne aggiunge un’altra, questa volta nella Repubblica del Congo (Congo-Brazzaville).

Secondo un’indagine dell’ong Global Witness (GW) rivela due personaggi legati alla famiglia del presidente della repubblica dell’ex colonia francese, Denis Sassou Nguesso, sono accusati di corruzione per aver fatto affari illeciti con il gigante petrolifero italiano e la multinazionale francese Total.

Si chiamano José Veiga, faccendiere portoghese e uomo di fiducia del presidente della repubblica Denis Sassou Nguesso, e il camerunese Yaya Moussa, ex rappresentante del Fondo Mondiale Internazionale (FMI) in Congo.

Schema della corruzione in Congo-B (Courtesy Global Witness)
Schema della corruzione in Congo-B (Courtesy Global Witness)

Veiga conosciuto come il “feiticeiro português” (stregone portoghese) del presidente del Congo, è stato incriminato dalla magistratura lusitana con pesanti accuse: riciclaggio di denaro, frode fiscale, clientelismo e corruzione internazionale nell’ex colonia francese.

Imputazioni che all’inizio del 2016 lo hanno portato nelle patrie galere per tre mesi e per altri due mesi agli arresti domiciliari. Ora è fuori ma, mentre l’indagine è ancora in corso, gli investigatori portoghesi lo accusano di aver ricevuto fondi ingenti che avrebbe utilizzato per corrompere le autorità congolesi attraverso una società offshore risultata poco trasparente.

Yaya Moussa invece ha contribuito alla negoziazione che ha permesso alla Repubblica del Congo, nel 2010, di ridurre il debito di quasi 2 miliardi di dollari, dimettendosi dalla sua posizione poco prima che il FMI concedesse gli aiuti finanziari.

Quindi, insieme a Veiga ha creato la Kontinent, compagnia petrolifera con sede in Delaware (USA). Una società strategica grazie alla quale è stata creata la Kontinent Congo di cui è comproprietario Veiga e che è servita a Moussa per accaparrarsi varie quote di licenze nei fruttuosi campi petroliferi offshore del Congo.

La vicenda vede coinvolti sia Total che ENI, storiche compagnie petrolifere detentrici di licenze petrolifere e che avevano rispettivamente il 65 e il 35 per cento delle quote di partecipazione nel settore sud, a Pointe-Noire.

Mappa del Congo-B e la collocazione di Pointe-Noire (Courtesy Google Maps)
Mappa del Congo-B e la posizione dell’area petrolifera di Pointe-Noire (Courtesy Google Maps)

Al processo di rinnovo delle licenze di quell’area petrolifera, il 14 luglio 2015, le due multinazionali concedono una quota del 10 per cento anche alla Kontinent Congo. Total EP Congo conserva il 39 per cento, Eni Congo il 21 mentre le altre compagnie che ne fanno parte sono Société Nationale des Pétroles du Congo-SNPC (15 per cento), Africa Oil and Gas Corporation-AOGC (10) e PETRO CONGO (5).

Secondo l’indagine di GW, Total non ha avuto remore nell’ammettere che Veiga e Moussa avevano potenziali rischi di conformità. Però la multinazionale francese ha dichiarato che per affrontare questi problemi aveva previsto di attivarsi su “disposizioni intese a mitigare il rischio che qualsiasi persona collegata con pubblici funzionari fosse in grado di influenzare impropriamente le operazioni nell’ambito dell’accordo operativo congiunto”.

Diversa la posizione di ENI. Ha dichiarato che, nel meeting generale annuale del 2017 con i suoi partner, ha usato la ‘dovuta diligenza’ e di non aver riscontrato alcuna problematica né su Moussa né su Veiga. ENI ha affermato che risultava infondato il sospetto che i proprietari della Kontinent Congo fossero rappresentanti della famiglia del presidente congolese.

Di fatto, secondo l’ong, Moussa e Veiga erano nel CdA della Banque Africaine pour l’Industrie et le Commerce (BAIC), la maggiore banca privata del Benin. Moussa possedeva azioni per il suo ruolo e Veiga, secondo i media, rappresentava la famiglia del presidente Sassou Nguesso.

Il quartier generale di Total, a Parigi, e quello di Eni, a Roma
Il quartier generale di Total, a Parigi, e quello di Eni, a Roma

ENI è già tenuta a dimostrare la trasparenza del proprio operato in Nigeria e ora si pongono seri interrogativi anche sulle sue attività in Congo – ha dichiarato Mariana Abreu di Global Witness -. Stiamo osservando l’emergere di uno schema dei partenariati di ENI con individui collegati alla politica e successivamente indagati per agevolazione della corruzione” .

È ora che la direzione di ENI sia ritenuta responsabile delle complesse trattative intrattenute con questi soggetti – ha continuato Abreu – e dei rischi che sembra aver ignorato nel corso di tale processo”.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin

Crediti immagini:
– Quartier generale della Total
By I Tangopaso (talk)) created this photograph. – Own work, Public Domain, Link

Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.