Zimbabwe: niente terre ai bianchi per 99 anni, le banche non danno prestiti

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Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 17 febbraio 2018

La farm non è dei bianchi quindi non possono avere prestiti dalle banche.  L’annuncio di restituire le terre ai bianchi per 99 anni resterà lettera morta. Almeno per il momento.

Emmerson Mnangagwa, neo presidente dello Zimbabwe, l’aveva comunicato con grande enfasi al Paese e al mondo con il plauso e l’approvazione della comunità internazionale e soprattutto dei 300 farmer bianchi rimasti nell’ex colonia britannica.

Zimbabwe, uno dei farmer bianchi
Zimbabwe, uno dei farmer bianchi

Dopo l’euforia che faceva sperare nella rinascita dell’agricoltura del Paese che era considerato il granaio dell’Africa, arriva lo sconforto e la delusione: le banche non possono fare credito agli agricoltori bianchi.

Ma come nasce questo nuovo problema che a prima vista sembra discriminare gli ex coloni di origine europea? Lo ha spiegato l’analista economico Muchesa Chatsama al settimanale Zimbabwe Independent: “Le banche possono fare credito sono se chi chiede il prestito possiede una piena proprietà. Nel caso delle terre, secondo il programma di riforma agraria, sono state date in affitto per 99 anni quindi gli istituti finanziari non possono avere garanzie e quindi non possono dare il prestito”.

Emmerson Mnangagwa sa che per risanare l’agricoltura, volàno dell’economia dello Zimbabwe, sono indispensabili i farmer bianchi che hanno competenza, esperienza e capacità imprenditoriale. Sono famiglie della “tribù bianca”, a tutti gli effetti cittadini zimbabwiani, ancora residenti nell’ex Rhodesia.

Emmerson Mnangagwa, presidente dello Zimbabwe
Emmerson Mnangagwa, presidente dello Zimbabwe

Sono gli ultimi dei 4 mila bianchi che se ne sono andati costretti dalla riforma agraria del presidente-dittatore Robert Mugabe a vendere le proprietà negli anni 2000. Ad altri la terra gli è stata espropriata per darla ai neri. Altre imprese agricole di quei farmer di origine europea sono state invece assaltate e occupate e i proprietari uccisi.

Una riforma iniziata ufficialmente nel 1979, che in teoria avrebbe dovuto distribuire equamente delle terre, diventata brutale nel 2000, ha invece portato il Paese africano al collasso e alla fame.

Cause del disastro sono state incompetenza, corruzione e soprattutto mancanza di una pianificazione agraria nazionale. Mnangagwa si trova ora con un problema non facile da risolvere ma un risultato lo ha ottenuto: maggiore credito e fiducia del suo popolo e dell’Occidente.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin

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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.