Trump riapre la caccia all’elefante africano. Zambia e Zimbabwe ringraziano

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Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 6 dicembre 2017
“L’amministrazione Trump intende cancellare il divieto dell’era di Obama sull’importazione di trofei di elefanti dall’Africa. Ottime notizie per @DonaldJTrumpJr”. Così ha scritto in modo provocatorio, nel suo account Twitter Scott Dworkin. La CNN ha convermato che gli Stati Uniti hanno abolito le restrizioni all’importazione di trofei di elefanti dallo Zimbabwe e dallo Zambia .

Accompagnano i tweet una foto del figlio di Trump con la coda di un elefante appena ucciso nella mano sinistra e nella destra il coltello con il quale ha tagliato il trofeo.

Il tweet di Scott Dworkin con la foto di Donald Trump Jr. con la coda di un elefante appena ucciso
Il tweet di Scott Dworkin con la foto di Donald Trump Jr. con la coda di un elefante appena ucciso

Se sono buone notizie per il rampollo Trump con il vizietto di sparare al più grande mammifero terrestre per divertimento, le notizie sono pessime per gli elefanti africani che faticosamente cercano di sopravvivere al bracconaggio internazionale e all’estinzione.

Negli Stati Uniti i pachidermi africani, come specie in via di estizione, sono protetti dalla legge ma la legislazione americana permette al Fish and wildlife service (Fws) di autorizzare l’importazione di trofei se la caccia degli animali uccisi contribuisce alla sopravvivenza della specie.

Infatti uno degli articoli dell’African Elephant Conservation Act del 1989 recita: “Non vi è alcuna prova che la caccia sportiva faccia parte del bracconaggio che contribuisce al commercio illegale di avorio dell’elefante africano, e vi sono prove che il corretto utilizzo di popolazioni di elefanti ben gestite fornisce un’importante fonte di finanziamento per il programma di conservazione degli elefanti africani”.

E proprio a questo articolo si affida Donald Trump che sembra voler fare un bel regalo a Donald Junior. Il presidente Usa ha cancellato in bando di Barack Obama nel quale, del 2015, aveva vietato l’importazione di trofei da Zimbabwe e Zambia perché non si avevano dati sufficienti sul numero e sulla protezione degli elefanti nei due Paesi africani.

Con la cancellazione del divieto, permesso di importazione dei trofei (avorio compreso) è valido per tutti gli animali che sono stati cacciati in modo legale tra il 21 gennaio 2016 e il 31 dicembre 2018. Zimbabwe e Zambia, secondo le autorità degli Stati Uniti, hanno già dato l’approvazione.

Secondo un documento pubblicato dal Safari Club International in Zambia la caccia agli elefanti controllata può generare quasi $1 milione in tasse e, a causa dele restrizioni, nel biennio 2014-2015 ha portato nelle tasse dello stato $150 mila. Il 75 per cento di queste entrate è stato finalizzato a contrastare il bracconaggio.

La popolazione di elefanti africani continua a diminuire soprattutto a causa della caccia per contrabbando di avorio. Agli inizi del secolo scorso, in tutto il continente africano, se ne contavano milioni mentre oggi ne sono rimasti tra 319 mila e 600 mila. Stime dell’associazione Save the elefants dicono che in nove anni (2002-2010) si sia ridotta del 62 per cento e che in soli due anni (2010-2012), per l’avorio, siano stati uccisi 100 mila pachidermi. Secondo i dati dell’ong, lo scorso anno sono stati uccisi 33 mila elefanti.

E a Nairobi, in Kenya, esiste il David Sheldrick Wildlife Trust , che ospita l’Orphan’s project, conosciuto come Orfanotrofio degli elefanti, un centro di accoglienza, recupero e riabilitazione per i cuccioli di elefante scampati all’uccisione della madre provenienti da tutto il Kenya.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
twitter: @sand_pin

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.