Al Shebab attacca nord del Mozambico in area ricca di rubini e gas naturale

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 5 novembre 2017

Una trentina di estremisti islamici armati hanno assaltato tre posti di polizia a Mocimboa da Praia, cittadina di 30 mila abitanti, nella provincia di Cabo Delgado, 2.500km a nord della capitale Maputo.

L’attacco è avvenuto nelle prime ore della mattina del 5 ottobre scorso e secondo Inacio Dina, portavoce del comandante generale della polizia mozambicana in una conferenza stampa a Maputo, il bilancio è stato di due poliziotti e due terroristi uccisi anche se fonti locali parlano di 17 morti di cui 14 terroristi e 3 poliziotti. E’ il primo attacco dei fondamentalisti islamici nell’ex colonia portoghese.

Poliziotti mozambicani
Poliziotti mozambicani

Il gruppo di terroristi è stato definito di al Shabaab, stesso nome degli integralisti islamici somali che rivendicano gli attacchi in Somalia e in Kenya. Il 20 ottobre la polizia mozambicana con l’arresto di tre cittadini mozambicani, attraverso un comunicato, ha confermato l’appartenenza degli arrestati ad al Shabaab.

Secondo la nota “i tre arrestati facevano disinformazione alla popolazione dicendo alla gente che (in Mozambico ndr) non esiste un governo e suggerendo di non rispettare l’autorità, di non frequentare le scuole e di utilizzare coltelli e altre armi da taglio per autodifesa”.

Pochi giorni dopo, il 22 ottobre, ci sono stati altri scontri nel villaggio di Columbe, a soli 16 km dagli impianti della compagnia petrolifera texana Anadarko. Secondo David Machimbuko, amministratore del distretto di Palma, 11 giovani implicati nell’attacco di Macimboa da Praia che si nascondevano nel villaggio sono stati consegnati alla polizia dagli abitanti.

Mocimboa da Praia
Mocimboa da Praia

Il giorno successivo altro attacco di quattro terroristi contro comando provinciale di polizia di Malema, nella provincia di Nampula, 400 km a sud di Montepuez. Volevano liberare 52 persone arrestate qualche giorno prima perché implicate nell’attacco di Mocimboa da Praia. La polizia ha sparato uccidendo uno degli aggressori.

La provincia di Cabo Delgado, nell’estremo nord del Paese che confina con la Tanzania, da qualche anno è diventata un’area strategica per l’economia mozambicana.

A un centinaio di km a nord di Mocimboa da Praia sono stati scoperti immensi giacimenti di gas naturale che hanno una capacità di 450 miliardi di metri cubi, la cui licenza di sfruttamento è stata affidata a Eni ed Anadarko.

Mappa del nord del Mozambico con la localizzazione di Macimboa da Praia, la Montepuez Ruby Mining e l'area del giacimento di gas Eni e Anadarko (cortesy Google Maps)
Mappa del nord del Mozambico con la localizzazione di Macimboa da Praia, la Montepuez Ruby Mining e l’area del giacimento di gas Eni e Anadarko (cortesy Google Maps)

A soli 260 km a sudovest della cittadina attaccata, dal 2011, è pienamente operativo il più grande giacimento di rubini del mondo della Montepuez Ruby Mining. La concessione dello sfruttamento lo detengono la britannica Gemsfields con 75 per cento e la mozambicana Mwiriti Lda di proprietà del generale mozambicano Raimondo Pachinuapa (implicato nei Panama Papers) con il 25 per cento.

Da giugno del 2011 allo stesso mese del 2017, in otto aste mondiali, la Montepuez Ruby Mining ha venduto rubini per quasi 290 milioni di dollari. Alla popolazione locale ne sono arrivati solo 100 mila  dei circa 7 milioni dovuti.

In Mozambico il 50 per cento della popolazione è animista, il 30 è cristiana e il restante 20 per cento è islamica in prevalenza sunnita che vive soprattutto nel nord del Paese e lungo le coste. Una comunità che a volte sente l’emarginazione anche a causa dell’insegnamento statale nelle scuole che non tiene conto della differenza religiosa.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin

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Giornalista pubblicista dal 1979 ha iniziato l'attività con Paese Sera. Poi, negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.