Il Sudafrica avvia le procedure per uscire dalla Corte Penale Internazionale

Cornelia I. Toelgyes Rov 100Speciale per AfricaExpress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 22 ottobre 2016

Venerdì scorso il governo sudafricano ha dichiarato voler abbandonare la Corte penale internazionale (CPI), perché rappresenta un conflitto d’interesse con le leggi vigenti in materia di immunità diplomatica . Il presidente Jacob Zuma ha inviato all’ONU una lettera che da inizio alla procedura ufficiale. L’uscita diventerà effettiva solo un anno dopo la notifica al Palazzo di vetro.

 Pretoria aveva già espresso la sua intenzione di voler abbandonare la CPI lo scorso anno dopo la visita di Omar al-Bashir, presidente del Sudan, che nel giugno 2015 aveva partecipato ad un summit dell’Unione Africana (UA) in Sudafrica. Era stato ricevuto con tutti gli onori di un capo di Stato dalle massime autorità sudafricane. Bashir è ricercato dalla Corte Penale Internazionale, per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio.

a sinistra Omar al-Bashir,presidente del Sudan, a destra Jacob Zuma, presidente del Sudafrica
a sinistra Omar al-Bashir,presidente del Sudan, a destra Jacob Zuma, presidente del Sudafrica

 In tale occasione il presidente sudanese era scappato da un aeroporto militare sudafricano, beffando, con la complicità delle autorità politiche, i magistrati. (http://www.africa-express.info/2015/06/15/bashir-evade-dal-sudafrica-e-sfugge-alla-cattura-ordinata-dal-tribunale-internazionale/.

Lo scorso marzo l’Alta Corte sudafricana ha condannato severamente il governo di Zuma per aver impedito l’arresto di al-Bashir durante il summit dell’UA (http://www.africa-express.info/2016/03/18/alta-corte-sudafrica-contro-governo-illegale-e-vergognoso-non-arrestare-al-bashir-2/). E una prossima visita del presidente sudanese è alle porte: il 7 novembre dovrebbe partecipare ad una conferenza a Città del Capo, dunque, per evitare un altro “incidente diplomatico” è meglio correre ai ripari subito. Al-Bashir è un leader importante non solo per il Sudafrica, anche per l’Unione Europea è un partner indispensabile per arginare il flusso migratorio.

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Il Sudafrica è il secondo Stato africano in una settimana che ha comunicato all’ONU di voler abbandonare la CPI: La ex-colonia britannica è stata preceduta dal Burundi di pochi giorni (http://www.africa-express.info/2016/10/19/burundi-il-presidente-firma-la-legge-per-scita-dalla-corte-penale-internazionale/).

Il ministro della giustizia sudafricano, Michael Masutha, durante una conferenza stampa ha fatto sapere che il governo presenterà una proposta di legge in Parlamento per abbandonare la CPI.

La Corte penale internazionale è basata sullo Statuto di Roma, che, tra l’altro, contempla l’arresto di capi di Stato sui quali pende un mandato di cattura. Una procedura che porterebbe come conseguenza un “cambio di regime” . Ma tale norma è incompatibile con la legislazione sudafricana, che garantisce loro l’immunità diplomatica.

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Negli ultimi anni si è creata una profonda frattura tra la CPI e molte Nazioni del Continente nero. Trentaquattro Stati africani avevano sottoscritto volontariamente l’adesione alla giurisdizione della Corte con sede nell’Aja (Olanda), eppure da qualche anno alcuni Paesi hanno deciso che la loro idea di giustizia internazionale non è compatibile con lo Statuto di Roma.

Secondo Amnesty Internationa l’uscita dalla CPI del Sudafrica è un vero e proprio tradimento nei confronti di milioni di vittime di violazioni dei diritti umani nel mondo intero.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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