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Kenya: Kenyatta ottiene il secondo mandato ma Raila non ci sta

franco nofori francobolloDal nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 11 agosto 2017

La conferma che tutto il Kenya ansiosamente attendeva, è arrivata poco fa per bocca di Wafula Chebukati, capo dell’IEBC, la Commissione Elettorale del Kenya: Uhuru Kenyatta è stato ufficialmente riconfermato quale presidente del Kenya per il suo secondo mandato che scadrà nel 2022. Vice presidente è anche riconfermato William Ruto. Il paese può finalmente tornare alle proprie occupazioni ed alla normalità, nella speranza che questa nomina venga pacificamente accettata anche dagli sconfitti.

Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya
Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya

La proclamazione del vincitore, annunciata per le 12 di oggi, presso la sede dell’IEBC, la Commissione Elettorale del Kenya, è stata prima rinviata alle 14.30, poi alle 16.15, poi ad un’ora indeterminata e dopo un ulteriore rinvio, annunciato alle 18.30, finalmente, ben oltre le 22, quando gli ospiti accreditati in sala stavano meditando la fuga, Chebukati ha rivelato ai presenti, la decisione cui è pervenuto il suo Istituto dopo un’accurata disamina dei risultati ed ha comunicato il rinnovo della carica presidenziale a Uhuru Kenyatta che, con il 52% dei voti, ha sconfitto il Rivale Raila Odinga che ha totalizzato il 44 per cento.

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Poco dopo le 19, i rappresentati del NASA, per bocca di Masalia Mudavasi e James Orengo, visibilmente stizziti, avevano rilasciato durissime dichiarazioni alla stampa, informando che lasciavano il Bomas in segno di protesta per l’indisponibilita dell’IEBC a dare una risposta alle loro istanze. Lo stesso aveva più o meno dichiarato Raila Odinga nella serata di ieri, in un’intervista rilasciata alla CNN, nella quale aveva aspramente criticato anche la superficialità degli osservatori internazionali, soprattutto americani e dell’Unione Europea. “Non hanno approfondito le nostre contestazioni. – si è lamentato il leader del NASA – Tutto ciò che hanno definito corretto è stato il processo del voto presso i seggi da loro visitati. Ma il problema non risiede nei seggi, ma nella trasmissione dei risultati all’IEBC!”  Raila ha comunque esortato i suoi sostenitori alla calma ed ad una serena attesa nella speranza che  la situazione venga chiarita. “Nessuno deve più morire in Kenya a causa delle elezioni. Non voglio che si ripetano i massacri del 2008.”

Meno tranquillizzanti sono state invece le parole del senatore Orengo che, dopo aver accusato l’IEBC di connivenza con il candidato al potere ha testualmente detto: “Poichè la Commissione Elettorale rifiuta di garantire giustizia, a questa ci penserà il popolo del Kenya”. Dichiarazione, questa piuttosto inquietante, che non si allinea certo alle esortazioni alla calma cui tutti i candidati hanno fatto appello. Con l’annuncio di questa posizione i senior rappresentanti del NASA, avrebbero così lasciato anche intendere che non ricorreranno alla Corte Suprema del Kenya, giundicando quel ricorso un atto inutile.

James Orengo e Musalia Mudavadi (NASA) annunciano l’abbandono della sede dell’IEBC
James Orengo e Musalia Mudavadi (NASA) annunciano l’abbandono della sede dell’IEBC

Prima ancora dell’annuncio ufficiale, i sostenitori di Uhuru Kenyatta, nella cittadina di Gatundu, terra d’origine si Jomo Kenyatta, padre dell’odierno vincitore e primo presidente del Kenya, hanno dato vita ai festeggiamenti inneggiando ad Uhuru ed innalzando i vessilli del Jubilee, l’alleanza politica da lui capeggiata. E’ singolare che solo la sera precedente, i sostenitori di Raila Odinga avessero fatto altrettanto, dopo che il loro leader si era auto-proclamato vincitore.

Se il popolo del Kenya merita un plauso, per l’ordine, la calma, la pazienza ed il senso civico che ha saputo dimostrare nell’adempiere al dovere elettorale, non si può sottacere come questi risultati appaiano ancora una volta caratterizzati, non dall’accurata scelta dei programmi di governo presentati dei candidati, ma dall’assoluta fedeltà alla propria tribù. Insomma, come direbbe Wilbur Smith, una democrazia del tutto africanizzata.

A tarda sera sono scoppiati degli scontri tra polizia e dimostranti nel quartiere povero di Kibera. Gli agenti per difendersi hanno sparato proiettili reali e non come ci si aspettava di gomma.

 Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@Franco.Kronos1

Kenya, Raila si autoproclama presidente, clima teso in attesa dei risultati ufficiali

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Massimo Alberizzi FrancobolloDal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 10 agosto 2017

I candidati alla presidenza del Kenya stanno giocando una partita a scacchi, ma finora a muovere le pedine è solo lo sfidante Raila Odinga che dopo aver accusato il governo di brogli elettorali commessi durante lo spoglio di voti, ieri si è autoproclamato, assieme al suo candidato vicepresidente, Kalonzo Musioka, vincitore della competizione elettorale. Ora la prossima mossa

Raila Odinga questa volta ha giocato d’anticipo. Non ha voluto aspettare i risultati, fare ricorso alla Corte Suprema e, come già accaduto, perdere in giudizio. Già nel 2007 (sicuramente) e nel 2013 (probabilmente) ha visto sfumare la sua elezione a causa dei brogli e dei trucchi. Questa volta ha deciso di schiacciare l’acceleratore ha inviato una lettera al presidente della Commissione elettorale, Wafula Chebukat,i fornendo i risultati finali che secondo i sostenitori della NASA (National Super Alliance, la coalizione che lo sostiene) sancirebbero la vittoria dell’accoppiata Raila Odinga/Kalonzo Musioka contro gli uscenti Uhuiru Kenyatta/William Ruto. I primi avrebbero totalizzato oltre 8 milioni di voti, i secondi si sarebbero fermati a poco più di 7 milioni 750 mila. (Qui sotto pubblichiamo la lettera)

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Raila ieri in conferenza stampa ha sostenuto che i dati forniti dalla commissione elettorale indipendente (vittoria di Kenyatta/Ruto con largo margine) sono truccati perché il conteggio finale è affidato a un sistema informatico che è stato violato con conseguente manomissione dei risultati. Sempre secondo la NASA, per raggiungere l’obiettivo di entrare nel sistema per alterare la classifica finale i registi dell’operazione hanno persino assassinato e seviziato il capo della divisione informatica della Commissione elettorale indipendente ( Independent Electoral and Boundaries Commission, IEBC), Chris Msengo. Probabilmente (ma Raila ne è convinto) per ottenere le chiavi d’accesso al sistema informatico e riuscire così a penetrare nel sistema e manipolarne i dati.

Ma l’omicidio dell’esperto informatico presenta anche un secondo aspetto assai inquietante: piegare le resistenze di coloro i quali non avevano nessuna intenzione di farsi corrompere. Oggi intimiditi da un delitto così efferato (Msengo prima di essere ucciso è stato torturato e mutilato) quanti sono disposti a collaborare per addomesticare un risultato che non piace a qualcuno? La posta in palio è enorme: la presidenza della Repubblica di un Paese corrotto dove ogni posto di potere si trasforma naturalmente in una montagna di denaro. In questo contesto uccidere una persona che si mette di traverso perché non cede alle pressioni per gli assassini è irrilevante.

Nella mattinata di ieri si sono succedute le conferenze stampa degli osservatori – Unione Europea, Centro Carter, Comesa (Common Market of Eastern and Southern Africa), Commonwealth e altri gruppi minori – i quali concordemente come le elezioni si sono svolte in modo corretto e trasparente. Peccato però che nessuno contesta il momento elettorale, ma piuttosto i conteggi elettronici, che i seguaci di Odinga sostengono siano stati truccati.

Tutti i capi delegazione hanno lodato la maturità democratica del Kenya, forse però avrebbero potuto tenere un atteggiamento un pochino più intransigente e chiedere un’investigazione internazionale indipendente. Solo John Kerry, l’ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti che guidava la delegazione del Centro Carter, si è mostrato pochino più deciso nella richiesta di indagini. Abilissima la capo della delegazione dell’Unione Europea, che ha dribblato con destrezza tutte le domande sulla correttezza dei conteggi, rimandando a un futuro che molto probabilmente non ci sarà mai, un’eventuale inchiesta. Un atteggiamento che rischia di oppannare la credibilità degli osservatori internazionali nelle prossime elezioni africane.

Al di là delle preferenze per uno dei due candidati, infatti sul tavolo c’è una denuncia circostanziata di brogli. Dovrebbe essere valutata con attenzione e con perizia prima di essere scartata. Lasciare che prevalgono considerazioni politiche, vuol dire consentire ai leader africani che non vogliono scollarsi dalla loro poltrona di continuare imperterriti a essere prepotenti.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi 

 

LETTER TO CHEBUKATI 

10th August 2017

 

Mr. Wafula Chebukati

Chairperson IEBC

National Tallying Center

Bomas of Kenya

Nairobi

 

Chairman,

RE: PRESIDENTIAL ELECTION RESULT

Article 86 of the Constitution requires as follows

 

“At every election, the Independent Electoral and Boundaries Commission shall ensure that—

 

  • whatever voting method is used, the system is simple, accurate, verifiable, secure, accountable and transparent;

 

  • the votes cast are counted, tabulated and the results announced promptly by the presiding officer at each polling station;

 

  • the results from the polling stations are openly and accurately collated and promptly announced by the returning officer; and

 

(d) appropriate structures and mechanisms to eliminate electoral

malpractice are put in place, including the safekeeping of

election materials.”

 

We have information of the actual presidential election results contained in the IEBC database.

The data, which confirm the authentic and legitimate result of the presidential election, shows that the two leading candidates obtained the following votes:

  • Raila Amolo Odinga 8,041726 votes
  • Uhuru Kenyatta 7,755,428 Votes

Screenshots of the results as displayed on your website and monitors at Bomas show the following results:

  • Uhuru Kenyatta 8,056,885
  • Raila Amolo Odinga 6,659,493

Evidently, the accurate and lawful results in the presidential election is the transmission received from the polling stations and contained in the IEBC servers.

We have annexed the following:

  • The actual and complete data contained in IEBC servers (dbo.PRESIDENTIAL_REAL_TIME); and
  • The screenshots obtained from the IEBC website.

We therefore demand as follows:

  1. That you stop forthwith the display of unverified and unauthenticated results.

 

  1. That you allow political parties to download all the Forms 34A and Forms 34B to enable them to verify them expeditiously. It is practically impossible for political parties to verify all the 41,000 documents with only two terminals that the IEBC is providing.

 

  1. That Rt. Hon. Raila Amolo Odinga and Hon. Stephen Kalonzo Musyoka be declared as the President and the Deputy President of the Republic of Kenya.

 

Sincerely,

 

Hon. Musalia Mudavadi

Chief Agent, NASA Coalition

 

Sen. James Orengo

Alternate Chief Agent, NASA Coalition

Elezioni Kenya, Safran ha fornito software ID votanti. Assassinio Msengo complica risultati

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sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 11 agosto 2017

“Stiamo fornendo alla IEBC una soluzione completa e sicura in tempi record per contribuire all’organizzazione e alla consegna dei risultati di queste elezioni. Ringraziamo questa Commissione per averci scelto come partner in questo importante evento democratico per il Kenya”.

Così Anne Bouverot, a.d. e presidente di Safran Identity&Security dopo aver firmato il contratto con il governo di Uhuru Kenyatta per la Independent Electoral and Boundaries Commission, la Commissione elettorale.

Registrazione delle impronte digitali
Registrazione delle impronte digitali

Con le parole “soluzione completa e sicura per contribuire all’organizzazione e alla consegna dei risultati di queste elezioni” dovrebbero essere riferite sia al software dell’identificazione della popolazione votante che a quello che prevede la conta dei voti con la consegna dei risultati alla Commissione elettorale.

La IEBC è stata inserita nel 2010 nella Costituzione del Kenya ed è responsabile della conduzione e supervisione delle elezioni e dei referendum e, oltre a vari altri compiti, si occupa anche della soluzione delle controversie elettorali.

Ma nonostante la tecnologia fornita dalla Safran Identity&Security e il forte potere istituzionale della Commissione, da Raila Odinga, del Nasa, candidato dell’opposizione alla presidenza della Repubblica del Kenya, è arrivato l’annuncio della scoperta di brogli elettronici.

Ma chi è la Safran Identity&Security? Fa parte del Safran Group, multinazionale francese quotata in borsa che si occupa di impianti e attrezzature di alta tecnologia nei settori aerospaziale, difesa e sicurezza e molto altro.

Con un fatturato di 15,8 miliardi di euro (2016) impiega 66.500 dipendenti che lavorano nelle 196 sedi, uffici rappresentativi e succursali nei 5 continenti.

Safran I&S è presente in Nord America e in America centrale, in Europa, Africa, Medio Oriente e Australia con 75 uffici. Nel maggio scorso c’è stata la fusione con Oberthur Technologies assumendo il nome provvisorio di OT-Morpho.

Quattordici mila dipendenti in 62 Paesi, ha un fatturato di quasi 3 miliardi di euro. È un’azienda specializzata in sicurezza digitale, identificazione delle impronte digitali, autenticazione biometria, gestione delle identità, controllo delle frontiere, pagamenti e altre aree che riguardano la sicurezza dati.

Per le elezioni nell’ex colonia britannica ha fornito 45mila tablet Morpho che, in 5 settimane, hanno permesso la schedatura 14,3 milioni di kenioti – quasi tre quarti degli aventi diritto al voto – attraverso i 15mila kit per la registrazione dei loro dati biomedici. Da questi dati pare che sia un’azienda che di sicurezza se ne intende.

Chis Msengo, l'ingegnere informatico assassinato
Chris Msengo, l’ingegnere informatico assassinato

Ma il nocciolo del problema rimane l’omicidio, dopo orribili torture il 30 luglio scorso, di Chris Msengo, ingegnere informatico vicecapo della commissione elettorale e responsabile dell’organizzazione elettronica delle elezioni.

L’affermazione di Joe Ager, responsabile della campagna elettorale di Raila Odinga, che Msengo è stato torturato e ammazzato per estorcergli la password ed entrare nel sistema con un algoritmo per falsare i dati aggrava una situazione alquanto delicata e potenzialmente esplosiva.

Oggi Marietje Schaake, a capo della missione di osservatori dell’Unione europea ha affermato che non è stato visto alcun segno di manipolazione del voto ma che le affermazioni del Nasa sono gravi e non possono essere ignorate. Per il momento nei disordini si contano 6 morti e questa vicenda delle accuse di brogli elettorali ha tutti i presupposti per degenerare.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin

(ultimo aggiornamento: 18 agosto 2017)

Kenya, sale la tensione sulla costa in attesa dei risultati delle elezioni

francoDal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 10 agosto 2017

A Mombasa, come a Malindi, a Kilifi ed anche a Nairobi, c’è un’atmosfera all’apparenza idilliaca. Circolazione quasi inesistente, scarsissimi i matatu (pulmini per il trasporto passeggeri) e poca gente per le strade. I centri commerciali sono aperti e lo sono anche quasi tutti gli esercizi all’interno, che, però sono quasi deserti. Il clima è teso, ma anche d’attesa. La gente o si è trasferita altrove prima del voto o se ne sta in casa davanti al televisore per informarsi su ciò che sta accadendo.

Sembrerebbe di vivere in un’atmosfera di totale serenità, ma le tensioni che percorrono questo silenzio sono palpabili nell’aria. Nella conferenza stampa di questo pomeriggio, Raila Odinga si è auto-proclamato nuovo presidente del Kenya perché – ha detto – i riscontri cartacei redatti dai centri di raccolta del voto, confermerebbero le sue precedenti asserzioni sulle manipolazioni dei risultati.

Mombasa
il viale principale di Mombasa solitamente affollatissimo e pieno di auto oggi era deserto

Questa mattina, in stretta sucessione l’una dopo l’altra, vi sono state le attese conferenze stampa degli osservatori intenazionali del Commowealth, dell’Unione Europa e del gruppo USA capeggiato da John Kerry. Vi è stato un generale compiacimento sullo svolgimento della giornata elettorale e sulla maturità dimostrata dagli elettori che hanno esercitato il loro democratico diritto, con diligenza e calma. Nessuno degli oratori si è lasciato trascinare più di tanto nelle sabbie mobili create dalle rivendicazioni del NASA. Tutti hanno tuttavia assicurato i media che l’IEBC (la Commissione Elettorale) ha preso debita nota di tali rivendicazioni e che, da quanto gli osservatori hanno potuto verificare, l’Istituzione  che dovra proclamare il vinvitore, possiede tutte le competenze e gli strumenti necessari, per giungere a conclusioni di assoluta trasparenza.

In questo clima teso , sorprende il quasi assoluto silenzio degli avversari. Nè Uhuru Kenyatta né il suo vice William Ruto e neppure altri titolati rappresentanti dell’alleanza Jubelee, non risulta abbiano finora rilasciato pubbliche dichiarazioni che contestino le affermazioni di Raila Odinga. Silenzio, questo, che, come c’era da attendersi, viene interpretato in modo diametralmente opposto dalle rispettive tifoserie partitiche: per i sostenitori di Kenyatta, è un silenzio che esprime lo sdegno di fronte a così grossolani ed infondati attacchi; per gli avversari è invece l’imbarazzato silenzio dei colpevoli colti con le dita nella marmellata.

Il centro commerciale del Nyali Mall disertato dai visitatori
Il centro commerciale del Nyali Mall normalmente piero di clienti oggi era deserto

Dopo l’ingresso, nel 1992, del sistema multipartitico, questa è la settima volta, includendo il referendum costituzionale, che il popolo keniano è chiamato alle urne. Se ogni volta dovrà ancora farlo angosciato dal sospetto e dalla paura, il paese e le sue pretese aspirazioni verso una democrazie reale, risulteranno gravemente frustrate.

Al di là di tutto c’è da augurarsi che questa situazione di calma indotta, non si prolunghi troppo a lungo perché ricorda la crescente pressione di una caldaia a rischio di esplodere . Tuttavia, almeno per ora, si può godere di un Kenya che poteva solo appartenere alle più ottimistiche fantasie oniriche: nessuna congestione del traffico, nessuna coda negli uffici o nei negozi, nessun assillante impegno cui attendere con urgenza.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@Franco.Kronos1

 

 

 

 

 

 

Dalla droga alla medaglia d’oro: ai mondiali di atletica a Londra l’Africa sbaraglia tutti

Costantino MuscauDal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Milano, 10 luglio 2017

Salta (in) lungo, ma vuol volare molto in alto l’atletica (sud) africana.

Alla 16° edizione dei Mondiali di Atletica leggera in svolgimento a Londra dal 4 al 13 agosto si susseguono prestazioni che vanno al di là del classico predominio degli atleti africani nelle altrettanto classiche specialità.

Sorvoliamo sulla scontata di vittoria, l’altro ieri sera 8 agosto, di Wayde Van Niekerk, venticinquenne di Bloemfontein, sui 400 metri: una gara senza storia tanto è stato il dislivello fra lui e il secondo (Steven Gardiner delle Bahamas) e il terzo (Abdalelah Haroun, del Qatar).

Trascuriamo per un attimo il clamoroso trio che ha dominato , domenica 6 agosto, la maratona maschile: primo, Geoffrey Kipkorir Kirui, del Kenya; secondo Tamirat Tola, 26 anni il prossimo 11 agosto, Etiopia; terzo, Alphonse Felix Simbu, 25 anni, Tanzania.

Campionati di atletica, Londra 2017
Campionati di atletica, Londra 2017

Facciamo finta di ignorare anche la maratona femminile dove le keniote si sono appuntate “solo” le medaglie d’oro e d’argento, lasciando il bronzo a un’americana. La vincitrice, Rose Chelimo, per la verità, da due anni difende i colori del Bahrain , ma il 12 luglio 1989 è nata a Kapsabet, capoluogo della contea di Nandi, nella Rift Valley. E quella che si è piazzata alle sue spalle la conterranea Edna Ngeringwony Kiplagat, è nata nel 1979 sempre nella Rift Valley (ma a Burnt Forest) ed è stata campionessa mondiale sulla distanza per ben due volte, nel 2011 e nel 2013.

Non stiamo neppure a sottolineare la cavalcata vittoriosa sui 10 mila metri femminili dell’etiope Almaz Ayana, 26 anni , primatista mondiale e campionessa olimpionica a Rio nel 2016. E non tanto perché sui suoi successi alcuni commentatori hanno sollevato dei dubbi. In Etiopia i controlli antidoping sono molto elastici, è stato scritto. Lei però ha replicato che tutto è frutto di durissimi allenamenti.

Volendo si può dare per scontato perfino il sudatissimo primo posto nei 1500 metri femminili di Faith Chepngetich Kypiegon, 23 anni, che, unica fra tutti gli atleti keniani, si è ricordata dell’appuntamento elettorale nel suo Paese: “Spero che la mia vittoria porti i miei connazionali a correre ai seggi. Li ringrazio tutti per avermi incoraggiato prima della gara. Il loro supporto ha fatto la magia di farmi vincere”.

Faith Chepngetich Kypiegon
Faith Chepngetich Kypiegon

Tralasciamo pure, infine, la straordinaria incoronazione di Mo Farah, suddito di sua Graziosa Maestà Elisabetta II ma non per questo meno somalo (come ha ironizzato Le Point Afrique).  A 34 anni, proprio nella serata inaugurale, il 4 agosto, il british-somalo ha conservato il titolo di campione del mondo dei 10 mila metri con il miglior tempo stagionale di 26 minuti, 49 secondi e 51/10. Alle sue spalle, per un soffio, il giovanissimo ugandese (21 anni il 12 settembre) Joshua Cheptegei e il già navigato keniano Paul Kipngetich Tanui, 26 anni. Per Fara Moh si è trattato del terzo alloro mondiale, per Cheptegi la prima prestigiosa medaglia per il suo Paese in un Mondiale.

E per l’Africa l’inizio della solita contabilità di medaglie.

A poco più di metà campionato, infatti, se si guarda il medagliere iridato, balza agli occhi che dietro gli Stati Uniti con 11 medaglie (3 ori, 5 argenti, 3 bronzi) , spiccano il Kenya, con 7 (3 ori, 1 argento, 3 bronzi) e il Sud Africa con 4 (2 ori e 2 bronzi).

Ok, diamo tutto questo per scontato.

Ma che dire dell’ex drogato vero (non dopato) sudafricano Luvo Manyonga, 26 anni, che la sera del 5 agosto è atterrato dopo un volo di 8,48 metri, ha sbaragliato la concorrenza e ha assicurato al suo Paese la prima medaglia d’oro nella storia del salto in lungo? Non solo: il Sud Africa si è portato a casa anche la medaglia di bronzo grazie alla performance di Rushwahl Samali piazzatosi terzo dietro lo statunitense Jarrion Lawson. Si tratta della prima volta che la RSA vince 2 medaglie in una stessa specialità.

Dietro ogni medaglia africana, si sa, c’è una storia a se. Di Mohamed Muktar Jama Farah, prima che diventasse sir per gli inglesi e Farah Mo per il mondo intero, è nota la sua vita travagliata, la sua lunga separazione dalla famiglia d’origine che ha raggiunto in Inghilterra dopo tanti anni per poter stare vicino a un fratello gemello. Si sa pure che l’occhiuta  polizia di frontiera degli Stati Uniti lo ha fermato per due volte avendolo scambiato per un terrorista. Forse perché Farah Mo è un musulmano praticante ed è stato inserito nell’elenco dei 500 islamici più influenti del mondo.

Molte biografie hanno un sapore italico. Il maratoneta dorato Geoffrey Kirui è allenato dal torinese Renato Canova. La nuova star dell’atletica successore planetario di Usain Bolt (tale è considerato il sudafricano Wayde Van Niekerke) da anni trascorre 4 mesi a Gemona in Friuli. Probabilmente perché in lui scorre anche del sangue italiano. Nell’albero genealogico della mamma Odessa – ricordava la Fidal nel suo sito qualche anno fa – c’ un nonno che di cognome faceva De Pasquale.

La storia più toccante è però quella del saltatore Luvo Manyonga.

La repubblica sudafricana si è presentata a questo appuntamento londinese con il chiaro obiettivo di entrare nel consesso delle grandi nazioni dell’atletismo. Si considera un Paese maturo sportivamente maturo senza più alcun complesso di inferiorità nei confronti delle altri grandi nazioni. E a suonare la carica è stato proprio il più reietto, con un salto d’oro. Luvo Manyonga è nato nei bassifondi dei sobborghi  (Mbkweni) della città di Paarl (Sud africa sudoccidentale): Ha avuto un’infanzia difficilissima, il padre lo ha mollato, è caduto fra le braccia del tik, una metamfetamina che sta mietendo vittime fra le giovani generazioni del continente nero. A causa della dipendenza da questa droga ha perso appuntamenti importanti, allenamenti e gare, è stato sospeso, ha rischiato di perdere la vita, ha chiesto aiuto e ce l’ha fatta. Fino a conquistare la medaglia d’oro nel salto in lungo, la prima per il suo paese. Un salto per la vita e per il futuro senza droga.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

Raila: “Ho le prova dei brogli, le elezioni vanno annullate e bisogna rifarle”

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Massimo Alberizzi FrancobolloDal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 9 agosto 2017

La denuncia di Raila Odinga, il candidato dell’opposizione alla presidenza della Repubblica del Kenya, che accusa il governo guidato da Uhuru Kenyatta, candidato alla più alta carica dello Stato per un secondo mandato, è precisa e circostanziata. Tanto che lo convince a chiedere l’annullamento delle elezioni e la convocazione di una nuova tornata  “libera e trasparente”.

Seduti a un tavolino del Java Cafe dell’ABC Place, di fronte all’ufficio dove Raila ha appena tenuto una conferenza stampa, il capo della sua campagna elettorale, Joe Ager, reclama deciso: “Le elezioni si devono rifare”. Poi aggiunge: “Ci siano accorti degli ‘infami brogli’ quasi per caso. Abbiamo notato che qualcosa non andava mentre in televisione stavamo seguendo l’andamento dello spoglio elettorale. I voti di Uhuru e di Raila salivano in una progressione continua ma avevano una particolarità: il presidente uscente manteneva un vantaggio costante dell’11 per cento sullo sfidante”.

Makau Mutua twitt
La tabella postata su twitter dal professor Makau Mutua. Nella colonna di sinistra l’ora in cui sono stati comunicati i dati parziali, le successive due colonne i voti ottenuti da Raila e da Uluru, poi la differenza e infine la percentuale di voti che distanzia i due candidati

Ager mostra una tabella  postata su twitter da Makau Mutua professore di matematica e spiega (questa pubblicata qui accanto): “Come si può vedere il numero di voti diffusi dalla Commissione elettorale durante la notte salivano ma mantenevano fisso il distacco, 11 per cento. Certamente un andamento piuttosto strano. Così abbiamo scoperto che qualcuno era entrato nel cervellone della Commissione e ne aveva alterato i dati piazzando un algoritmo settato in modo tale che garantiva a Kenyatta un vantaggio dell’11 per cento su Raila”.

Durante la conferenza stampa Raila, ha fatto vedere i documenti che mostrano le intrusioni informatiche: le ore precise in cui sono avvenute e quali operazioni sono state compiute. I dettagli sono contenuti nel documento diffuso dal NASA e pubblicato qui in basso. Al di là delle accuse e delle frasi di propaganda è interessante notare la professione delle intrusioni. Se fosse dimostrata la veridicità mostrerebbe un grosso e grave imbroglio.

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Secondo Joe Ager lo spoglio dei voti funziona più o meno così. Alla chiusura nei seggi si procede alla conta. I risultati vengono trascritti su un modulo che viene scannerizzato e inviato ai nodi di coordinamento della circoscrizione. Questi, a loro volta, li inviano sempre per via elettronica all’ Independent Electoral and Bundaries Commission (IEBC, la commissione elettorale) a Nairobi. Secondo Ager, l’imbroglio è avvenuto durante questi passaggi informatici.

“Infatti nella notte tra martedì e mercoledì – spiega il capo della campagna di Raila – la conta dei voti è avvenuta non in base ai risultati verificati sulle schede cartacee ma su quelli comunicati dai computer e gia alterati dall’algoritmo. Il controllo sui voti reali – aggiunge Agier – non è stato possibile perché le schede non sono in possesso della commissione elettorale ma sono rimaste nelle mani dei presidenti di seggio. Un buon motivo per fermare la diffusione dei dati, cosa che abbiamo chiesto”.

Durante il  “viaggio informatico” dall’urna alla IEBC i dirigenti della NASA sono convinti che una spia sia penetrata nel cervellone della Commissione e abbia modificato i dati aggiustandoli in modo da far vincere Kenyatta. “Abbiamo verificato che qualcuno è entrato con le credenziali di Chis Msengo, il capo della divisione voto elettronico della commissione elettorale assassinato la settimana scorsa. Lui aveva le chiavi elettroniche per poter entrare nel più profondo del computer dov’è racchiuso tutto. Il suo corpo è stato ritrovato martoriato e senza un braccio: prima di essere ucciso, Chris è stato torturato” . Poi Agier aggiunge con sicurezza: “L’hanno seviziato proprio per estorcergli la password necessaria a entrare nel cuore del sistema elettronico e poterne modificare i dati a piacimento in modo tale da far vincere Uluru e Ruto. In più – ricordiamocelo – Chris era soprannominato l’incorruttibile”.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

 

NASA PRESIDENTIAL CAMPAIGN SECRETARIAT
BRIEFING ON THE 2017 PRESIDENTIAL ELECTION

WE GOT THEM

Fellow Kenyans,

Ladies and Gentlemen,

  1. This election was not always about me. Throughout my travels across the country, I have felt the conviction that it was about the deepest values, which bind us as a nation. I therefore would not be motivated to find in these elections, anything that puts us a part. Elections have a core nation building purpose.
  1. I have called you today to have a deep reflection on what I regard as a historic moment. Yesterday, 8th August 2017 Kenyans held the second Election under the Constitution 2010. I bring to you this information, not just as a candidate in the election, but as a citizen who has made some contribution in building this nation. I do this out of an obligation to Kenyans and out of a deep conviction to highest values that ought to bind us.
  1. Democratic elections are based on the basic principle that the sovereign are the people. It is not a show for those who stand for election or those who run it. Some persons have taken an audacious attempt to overrule the power of Kenyans to choose their leaders.
  1. Out of a scheme organized over apparently longer period, some persons conspired and executed a scheme to deny Kenyans their democratic right to elect their leaders. From the information in our possession, some persons gained entry into the IEBC Election Management Database and assumed the role of our collective sovereign.
  1. While Kenyans were bearing the long queues to determine their destiny, the conspirators begun the execution of their plan. At about 12.37 pm on the 8th August 2017, hackers gained entry into our election database through the identity of Chris Msando who was executed barely a week ago into the account of the Mr. Chebukati Chairperson (this is highlighted at page 52 of the document annexed to this statement) .
  1. They gained full entry into the IEBC systems, acquired powers to write their will and dwarf the peoples’ voice. They created errors into the IEBC Core Server (as highlighted at Page 2 of the document annexed to this statement) that allowed them to turn a democratic process into a function of a formula
  1. At 12.38pm they introduced several programmes (xpstar.dll version 2009) to execute stored procedures in the library and the memory of the IEBC database intended to manipulate data.
  1. At 12.38 pm they loaded an algorithm which is a formula to create a percentage gap of 11 percent between our numbers in the presidential race.
  1. At 12.41 pm they switched on the read and write, option on the IEBC 2017 Presidential Election Database giving them power to add or delete anything in the IEBC database. At the same time, they set the Date Correlation Optimization to off. In doing this, they effectively disabled the system from detecting date and time.
  1. Again, at 12.41pm they set Auto Update Statistics Async to off for database option IEBC Presidential 2017 (as highlighted at Page 4). In doing, this made sure that records sent from the field would not be reflecting on the system. At 12.41 also the DATABASE OPTION DISABLE BROKER was switched to ON. This was disable the database from tracking the events happening in the database
  1. At 12.41pm they set the RECRUSIVE TRIGGERS to OFF for database IEBC PRESIDENTIAL_2017 (highlighted at page 4 of the attachment). Switching those off ensures that the database would not keep record of anything. Then the QOTED IDENTIFIER was switched to off to easily manipulate the database. Then at the same time they switched the NUMERIC ROUNDABORD to off FOR DATABASE IEBC Presidential 2017 to maintain a fixed figure and avoid rounding off values.
  1. At 12.41 pm they set the CONCAT NULL YIELDS NULL to OFF for IEBC_PRESIDENTAIL 2017. This prevents populating the database with null values.
  1. The AUTO UPDATES STATISTICS was switched to on to enable updating of values in tandem with their programme.
  1. They switched AUTO CREATE STATISTICS on to enable their programme traverse the database updating it with their set and desired values to avoid trace.
  1. Within just over twelve hours, this attack on our democracy affected the Presidential Elections in all the 47 Counties both in the live process and the back up:
  2. Mombasa (Highllighted at page 5)
  3. Kwale (Highlighted at page 7)
  4. Kilifi (Highlighted at Page 8)
  5. Tana River (Highlighted at Page 9)
  6. Lamu (Highlighted at Page 10)
  7. Taita Taveta (page 11)
  8. Garisa (Page 12)
  9. Wajir (Page 13)
  10. Marsabi (Page 13/14)
  • Isiolo (Page 14/15)
  • Meru (Page 15/16)
  • Tharaka Nithi County (Pg. 16/17)
  • Embu (Pg. 17&18)
  • Kitui (Pg. 18 & 19)
  • Machakos (Page 19 & 20)
  • Makueni (Page 20 & 21)
  • Nyandarua (Page 21 & 22)
  • Nyeri (Page 22 & 23)
  • Kirinyaga (Page 23 & 24)
  • Muranga (Page 24 & 25)
  • Kiambu (Page 25 & 26)
  • Turkana (Page 26 &27)
  • West Pokot (Page 27 & 28)
  • Samburu (Page 28 & 29)
  • Trans Zoia (Pg. 29 & 30)
  • Uasin Gishu (Pg. 31 & 32)
  • Elgeyo Marakwet (Pg. 32 & 33)
  • Nandi (Pg. 33 & 34)
  • Baringo (Pg. 34 & 35)
  • Laikipia (Pg. 35 & 36)
  • Nakuru (Pg. 36 & 37)
  • Narok (Pg. 37 & 38)
  • Kajiado (Pg. 38 & 39)
  • Kericho (Page 39 & 40)
  • Bomet (Page 40)
  • Kakamega County (Pg. 41 & 42)
  • Bomet County (Pg. 40 & 41)
  • Vihiga (Pg. 42 & 43)
  • Bungoma (Pg. 43 & 44)
  • Busia (Pg. 44 & 45)
  • Siaya (Pg. 44 & 46)
  • Kisumu (Pg. 46 & 47)
  • Homa Bay (47 & 48)
  • Migori (Pg. 48 & 49)
  • Kisii (Pg. 49 & 50)
  • Nyamira (Pg. 50 & 51)
  • Nairobi (Pg. 51).
  1. My Countrymen, It has always been common knowledge that Uhuru Kenyatta’s regime was a fraud. This takes Mr. Kenyatta and William Ruto’s fraud on our morality to another level. But you can only cheat a people for so long.
  1. This information gives Kenyans the trail of the hacker. How he arrogantly walked into the IEBC database, took control of the entire electoral process, manipulated data, and published façade for a result while we all just wanted to celebrate our democracy.
  • What the IEBC has posted as results of the Presidential Elections is a complete fraud based on a multiplier that fraudulently gave Uhuru Kenyatta votes that were not cast. The electoral fraud and fabrication of results was massive and extensive to the extent that the results of the 47 Counties were manipulated
  • We have uncovered the fraud. Uhuru must go home. The IEBC must be fully accountable. The will of the people is unstoppable. We had a superior one in the Clouds
  • Most profoundly, a Kenyan with excellence career in public service had to die. Chris Msando’s blood has been shed on the altar of the thirst for absolute power. As the Officer responsible for elections, Mr. Msando had access as the Super User who has all access and can edit other users or alter data. His logins were used to gain access into the IEBC Core Server and freely alter election data as they pleased forgetting one key element, turning off logging.
  • The 2017 General Election was a fraud. In his words, Uhuru said that he did not need voters to win an election. The hacking has definitely affected the results of the 2017 General Elections is a tragedy of monumental proportions and total disaster. We do not need him as our leader.

GOD BLESS, YOU

GOD BLESS KENYA

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RAILA AMOLLO ODINGA, EGH

NASA COALITION PRESIDENTIAL CANDIDATE

Scaramucce in Kenya dopo le accuse di brogli. Sei morti e la situazione rischia di degenerare

francoDal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 9 agosto 2017

Il dopo elezioni, in Kenya, si annuncia tutt’altro che rassicurante. Un uomo è morto ieri mattina a Mugurango, nella contea di Kisii, dove un agente di polizia di guardia al seggio elettorale, secondo quanto sostiene il Nation Newspaper, ha sparato alla schiena di una persona in attesa di votare. Il capo delle polizia locale ha dichiarato che si sta indagando sul fatto, ma secondo le testimonianze dei presenti, la vittima sarebbe intervenuta per sedare la lite tra due giovani ed in quella circostanza uno dei due sarebbe stato colpito dall’agente.

Un poliziotto mentre sta sparando lacrimogeni a Kisumu
Un poliziotto mentre sta sparando lacrimogeni a Kisumu

Nel pomeriggio di oggi, altre cinque vittime. Un gruppo di dimostranti, nello slum di Mathare, a Nairobi pare avesse tentato di aggredire dei poliziotti con i machete. Gli agenti si sono difesi uccidendo due degli aggressori. Ed infine intorno alle 18.30, l’ultimo eccidio non si sa se politico o comune: un gruppo di persone ha preso d’assalto un seggio elettorale nella contea del Tana River, in cui era ancora in corso lo spoglio delle schede. Hanno accoltellato a morte un addetto, poi sono immediatamente scappati  all’arrivo della polizia che, comunque è riuscita ad uccidere due assalitori.

Sempre nella giornata di oggi, a Kisumu, il più importante feudo del NASA, un centinaio di dimostranti è sciamato per le vie cittadine urlando slogan contro l’avversario Uhuru e inalberando cartelli in cui si leggeva: “In Kenya no Raila no peace” (non ci sarà pace in Kenya senza Raila). La polizia, intervenuta in forze, ha dovuto far uso dei lacrimogeni per disperdere i dimostranti.

Gli episodi di oggi sono avvenuti dopo le sempre più gravi e sensazionali dichiarazioni di Raila Odinga, rilasciate in una conferenza stampa di questa mattina presso la sede NASA. “Respingiamo i risultati divulgati ed aggiornati dai media – ha detto il leader dell’opposizione – perché sono il frutto di una ben congegnata frode. I nostri avversari, infiltrandosi nei processi dell’IEBC (la commissione elettorale del Kenya) hanno utilizzato il codice d’ingresso al sistema di Chris Msando, prelevato dopo la sua uccisione (http://www.africa-express.info/2017/07/31/l8-agosto-il-kenya-vota-seviziato-e-assassinato-il-vicecapo-della-commissione-elettorale/) ed hanno inserito un algaritmo che altera i risultati in arrivo, di un 11% ai nostri danni.”

Il presidente della commissione elettorale indipendente, Wafula Chebukati
Il presidente della commissione elettorale indipendente, Wafula Chebukati

Accuse pesantissime di cui Odinga asserisce di avere le prove e che non mancheranno di creare forti tensioni tra gli elettori. Dal Canto suo, il presidente della Commissione elettorale, in una conferenza stampa di poche ore dopo, ha tenuto un atteggiamento equilibrato senza polemizzare con le accuse, ma dicendo di averne preso debita nota ed assicurando che ogni dubbio verrà chiarito. Ha anche aggiunto che quando lo spoglio sarà completato e la sua commissione dovrà dichiarare i vincitori, entro i sette giorni prescritti, la cosa sarà fatta in assoluta trasparenza. Intanto, ha invitato tutti alla calma ed alla pazienza.

Un primo avvallo alla regolarità del voto, è arrivato dal rappresentante degli osservatori dell’African Union, l’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, secondo il quale, le operazioni elettorali monitorate dai suoi collaboratori in vari seggi del paese, non hanno fatto emergere irregolarità di sorta. Peraltro, stando a quanto asserito da Odinga, le alterazioni non avrebbero avuto luogo nei seggi, ma nel centro informatico dell’IBEC che li elabora. Gli osservatori dell’Unione Europea anno annunciato una conferenza stampa per domani mattina.

Il candidato alla vicepresidente Kalonzo Musioka
Il candidato alla vicepresidente Kalonzo Musioka

Subito dopo le dichiarazioni di Odinga, nella conferenza stampa di questa mattina, ha preso la parola il suo vice, Kalonzo Musyoka. Anche lui ha sostenuto le accuse del leader ed ha invitato alla pace. “State tranquilli – ha detto – e riprendete le vostre usuali occupazioni con serenità. Se ci saranno azioni da intraprendere, lo saprete a tempo debito”. Insomma, non proprio la migliore esortazione per ispirare la calma.

Comunque, nel corso della giornata, l’IBEC ha sospeso i conteggi del voto, decisione che, in qualche modo, darebbe una qualche fondatezza ai rilievi di Odinga e, a confermare la gravità della situazione, è arrivato ieri a Nairobi l’ex segretario di stato John Kerry che guida una delegazione di osservatori della fondazione Carter. Anche a lui, tra gli altri, toccherà di mediare una situazione che si sta facendo sempre più esplosiva ora dopo ora.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@Franco.Kronos1

Raila contesta il risultato delle elezioni in Kenya: “Brogli informatici”

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi 9 agosto 2017

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Raila Odinga e Massimo Alberizzi sabato scorso al termine di una breve intervista

Mentre alla commissione elettorale indipendente si stavano contando i voti e il risultato parziale vedeva il presidente uscente in consistente vantaggio, Raila Odinga ha convocato una conferenza stampa e annunciato che non riconosce il risultato visitato, secondo lui di brogli informatici. Si apre ora in Kenya un crisi politica che può avere conseguenze nefaste per il Paese. La tensione sale e c’è il rischio che i sostenitori di Raila convinti di essere stati defraudati facciano ricorso alla violenza per protesta.

Qui sotto il documento diffuso a tarda notte dal NASA (National Super Alliance) la coalizione dei partiti che sostiene Raila Odinga e Kalonzo Musica.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

DECLARATION OF ILLEGAL RESULTS:

The NASA coalition is concerned about the fact that the IEBC has been streaming results from around the country which are not supported by Form 34A as is strictly required by the law.

To resolve this issue, the NASA coalition has held a meeting with the IEBC during which the IEBC acknowledged the fact that the results as displayed are based only on keyed in results that are not supported by any evidence of the tally of votes. A clean credible process would by now have a dashboard showing all tallies from all constituencies to add to a sum total so that country can know which part of the country has been counted and what the votes are.

What is going on right now is a sham and a total disregard of Section 39 of the Elections Act which requires the IEBC to stream all Form 34s on the public portal. As we stand, not a single Form 34 has been streamed. What we are getting are text results that are not provided for under section 39. The Form 34s are not supposed to come after the results. They are supposed to accompany the results.

One hour ago, the commissioners called for a meeting of all parties where these matters were raised. The IEBC ICT consultants disclosed that it would take 8 hours to open email accounts for parties to be able to receive Form 34As. In the meantime, the inaccurate and illegal text results keep streaming. The system has failed, it is the machine voting.

IEBC has just said that no parties have disputed the results. How do parties dispute results which they do not even know their origins? Only Form 34 A discloses the origins of results.

We therefore reject all the results streamed so far and demand that the IEBC produces Form 34As from all the polling stations before any further results are announced.

RAILA ODINGA
NASA PRESIDENTIAL CANDIDATE
Nairobi 9th August 2017, 1.00 a.m.

Jacob Zuma, il presidente sudafricano sopravvive all’ennesimo impeachment

0

Africa ExPress
Pretoria, 8 agosto 2017

Con centonovantotto voti in favore, contro centosettantasette contrari, Jacob Zuma, presidente del Sudafrica, resta in carica. Oggi il Parlamento sudafricano si era riunto per il voto di fiducia a Zuma, presidente del Sudafrica.

I suoi oppositori avevano sperato che, grazie al voto segreto, almeno cinquanta parlamentari dell’ANC votassero contro il loro leader, accusato pesantemente di corruzione, ma anche questa volta Zuma – l’ottava – è sopravvissuto alla mozione di fiducia.

Jacob Zuma, presidente del Sudafrica
Jacob Zuma, presidente del Sudafrica

Durante il dibattito, che ha preceduto il voto, non sono mancate frecciatine velenose tra i parlamentari del partito al governo, l’African National Congress (ANC) e quelli appartenenti a formazioni dell’opposizione.

Zuma ce l’ha fatta dunque nuovamente. Solo ventisei membri del suo partito hanno votato per la mozione, mentre altri nove si sono astenuti. Per poterlo mandare a casa, almeno cinquanta parlamentari dell’ANC avrebbero dovuto esprimersi contro il presidente, come Makhosi Khosa, rinviata a giudizio per essersi permessa di chiedere le dimissioni di Zuma  http://www.africa-express.info/2017/07/26/sudafrica-deputata-anc-chiede-le-dimissioni-di-zuma-il-partito-la-vuole-cacciare/#.WXkPWRCvd7I.linkedin.

Poco prima della votazione in Parlamento, il vicepresidente e del partito all’opposizione, l’Agang party e parlamentare Andries Tlouamma, si è espresso in questi termini: “Se Zuma resta, siamo sulla strada per l’inferno”. Mentre Mmusi Maimane, di Democratic Alliance ha sottolineato: “Oggi sceglieremo tra quello che è giusto e quello che è sbagliato, tra il bene e il male.

Africa ExPress

Kenya: saltano i nervi con l’inviato di Africa ExPress, poi tutto si chiarisce

franco nofori francobolloDal Nostro Inviato Speciale
Franco Nofori
Kilifi, 8 agosto 2017

Elicotteri volteggiano in cielo monitarando il processo elettorale e lunghe code si snodano davanti ai seggi c’è qualche scaramuccia, anche con feriti, in alcune località della costa, ma non si tratta di confronti tra opposte fazioni, sono il frutto di tentativi di passare davanti agli altri votanti in coda. Gli animi sono riscaldati e la lunga attesa non contribuisce a placarli. Gente che si è presentata ancora prima dell’apertura del seggio, fissata alle sei di questa mattina, si è trovata ancora in coda a mezzogiorno ed oltre.

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L’ammisione al voto avviene attraverso una procedura bizantina. Dopo alcuni sedi elettorali minori, ci troviamo ora a Kilifi che, per importanza, è la seconda contea della costa. Un enorme cartellone appeso al muro indica a quale delle sei file in attesa ci si deve accodare. Sembra semplice ma non lo è. I nomi sul cartello sono più di un migliaio e sono scritti in piccolo, tanto che le righe più in alto risultano illeggibili a molti. Quando poi, dopo ore ed ore, si arriva finalmente alla postazione di verifica, comincia un altro estenuante iter: un addetto controlla il nostro documento che va a cercare su un lungo elenco in sue mani, un altro rileva l’impronta digitale, un altro ancora fa firmare un registro e l’ultimo consegna 6 fogli, piegati longitudinalmente. Serviranno per il rinnovo delle cariche del presidente, del governatore, del senatore, del membro del parlamento, della rappresentante femminile e del consigliere locale.

election_voting

Finalmente si accede al gabbiotto in cui si potrà esprimere il voto. Fatto questo, ripiegati nuovamente i fogli, questa volta anche nel senso orizzontale, si infileranno finalmente in ciascuno dei box previsti e, dopo aver ricevuto una pennellata d’inchiostro su un dito, a riprova di aver già votato, si potrà tornare a casa. In Italia ci si lamenta della bassa partecipazione al voto, ma se noi dovessimo passare attraverso le stesse procedure adottate in Kenya, credo che l’affluenza alle urne si ridurrebbe a poco più del 10 per cento.

Tutto sommato, però, le operazioni di voto sono svolte in modo tranquillo, almeno nei seggi che ho visitato, sotto gli occhi vigili di un nutrito gruppo di poliziotti. Vista così, ordinamente allineata, paziente e silenziosa, la gente del Kenya sembra più che pacifica. Possibile che sia quella la stessa gente che può fare di colpo esplodere le violenze già sperimentate nel dopo elezioni del 2007? Certo è che i leader dei partiti a confronto, fanno ben poco perché questa calma sia conservata. Nelle dichiarazioni pubbliche esortano alla non violenza e all’accettazione dei risultati, ma intanto, sfornano ogni giorno notizie che sembrano mirate ad esacerbare gli animi scatenandoli gli uni contro gli altri.

Una di queste è arrivata ieri, nel giorno da dedicare alla riflessione. Giorno un cui tutti gli appelli agli elettori erano proibiti, ma la scaltrezza dei politici sa ricorrere ai più sofisticati escamotage. Infatti un sito africano di breaking news ha diffuso (proprio ieri) la seguente notizia: “Raila rivela chi ha ucciso l’ingegnere informatico Chris Msando” (http://www.africa-express.info/2017/07/31/l8-agosto-il-kenya-vota-seviziato-e-assassinato-il-vicecapo-della-commissione-elettorale/).

Un titolo è di sicuro effetto salvo, però, che nel testo che segue non c’è nessuna “rivelazione”, ma soltanto l’accusa, priva di ogni sostegno concreto, che ad ordinare l’uccisione dell’alto funzionario della Commissione Elettorale sia stata, l’alleanza del Jubelee di Uhuru Kenyatta, l’attuale presidente che si ricandida per la conferma. E’ facile immaginare quale impatto una notizia del genere possa esercitare sugli elettori a poche ore di distanza dal voto.  

Kitsao, un giriama quarantenne che fa il taxista, attende ormai da cinque ore di poter accedere al seggio. E’ rilassato e non mostra cenni d’impazienza. Cosa ti attendi da questo voto? “Abbiamo bisogno di ripartire da zero – risponde – il Kenya non può più andare avanti così. Ci vuole un forte cambiamento. Soprattutto qui sulla costa, non c’è lavoro e i giovani prendono cattive strade.”

Coda al voto

Abbandono temporaneamente il seggio, dove tutto pare svolgersi regolarmente e mi concedo un boccone in uno dei ristoranti cittadini. Al tavolo accanto, due voluminose signore africane parlano di politica e del probabile esito del voto. Il loro abbigliamento ed il fatto che la conversazione si svolga in inglese, fa capire che appartengono ad un’elevata classe sociale. Sono entrambe kikuyu e naturalmente, auspicano la vittoria di Uhuru Kenyatta.

Parlano ad alta voce con l’evidente scopo di coinvolgere i presenti ed ottenere cenni di approvazione. Fino a che, una delle due, la più loquace, si rivolge direttamente a me e mi chiede per chi parteggio. La tessera di giornalista che ho appesa al collo, non lascia dubbi sul fatto che io sia lì solo come osservatore. Rispondo che sono straniero, quindi non voterò e non parteggio per nessuno, ma a mio giudizio, ciò di cui il Kenya ha bisogno, al di là dell’appartenenza tribale, è un uomo saggio che sappia portare il paese al benessere.

La signora strabuzza gli occhi e fa un balzo sulla sedia. “Come può avere il coraggio di dire una cosa simile? – mi chiede con ira – Voi bianchi ci avete dissanguati per quasi un secolo e lei vorrebbe di nuovo assoggetarci!?” Sono sbalordito. Cos’ho detto per provocare una tale reazione? E cosa c’entra la presa del potere da parte dei bianchi? Poi, dopo qualche scambio di battute, la cosa si chiarisce: io ho detto “wise man” che in inglese significa, appunto “uomo saggio”, ma ciò che lei ha capito è “white man” che significa, invece “uomo bianco”. La fonetica delle due parole è molto simile così, alle sue orecchie, ciò che io ho detto è suonato come: “Ciò di cui il Kenya ha bisogno, è un uomo bianco che sappia portare il paese al benessere”. Da qui la furia della signora kikuyu.

Tutto, naturalmente, si chiarisce con scambi di sorrisi e di scuse, ma questa singolare ed involontaria gag, degna di una comica da avanspettacolo, fa sospettare che in Africa un certo senso di risentimento verso i bianchi persista e che gli africani continuano a ritenerci in qualche modo responsabili del loro malessere sociale. Hanno ragione? Sì, forse, in una certa misura ce l’hanno.

signora che vota

Da decenni i contribuenti occidentali, continuano a riversare in Africa imponenti flussi di denaro. Ed oggi, per contrastare l’ormai ingestibile ingresso di migranti in Europa, si propongono ulteriori incrementi di aiuti. L’Africa, nel frattempo, invece di crescere ed affrancarsi da questa elemosina, deperisce sempre di più e tutti ne conoscono bene la ragione: Ogni aiuto ed ogni risorsa che approda nel continente, viene immediatamente fagocitata dalla sua insaziabile classe politica che, di qualsiasi colore si fregi, continua ad arricchirsi a dismisura avvalorando così l’adagio che “i poveri d’Europa foraggiano i ricchi dell’Africa”.

Stabilità geopolitiche, alleanze strategiche ed interessi commerciali, fanno si che questi satrapi d’Africa, malgrado le loro malefatte, continuino ad essere vezzeggiati e foraggiati da un occidente remissivo ed opportunista che blatera di solidarietà verso i diseredati dei paesi poveri, ma che, nella realtà, mira solo a proteggere il proprio tranquillo vivacchiare.

Franco Nofori
@Franco.Kronos1