Africa ExPress
Pretoria, 2 luglio 2026
Migliaia e migliaia di espatriati africani hanno lasciato il Sudafrica nelle ultime settimane, impauriti dall’ondata di violenza xenofoba che non sembra volersi fermare.
Il 30 giugno scorso, tantissimi sudafricani arrabbiati sono scese nelle strade e nelle piazze in tutto il Paese per chiedere l’immediata espulsione di coloro che si trovano nel Paese dell’Africa meridionale senza regolare permesso di soggiorno. E’ stata la più grande protesta legata all’immigrazione dal 2008.
Previste altre manifestazioni
Ma le dimostrazioni continueranno anche nelle prossime settimane, March and March, movimento estremista contro l’immigrazione non regolare, prevede di organizzare manifestazioni ogni giovedì per fare pressione sul governo di Pretoria.

Secondo fonti governative, le marce di martedì scorso, organizzate in diverse città, erano 120, tra queste 108 si sono svolte in modo “tranquillo ”, mentre per altre 12 è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Lo ha dichiarato Tebello Mosikili, vice commissario della polizia nazionale, durante una conferenza stampa, confermando che sono state arrestate a vario titolo ben 900 persone (tra loro molti stranieri senza permesso di soggiorno) per violazione delle leggi sull’immigrazione, per saccheggi, vandalismi, atti di violenza pubblica e quant’altro.
Un morto e feriti
E’ stato necessario inviare rinforzi in cinque delle nove province del Paese durante la notte, mentre alcuni soldati sono stati dispiegati in un quartiere nel centro di Johannesburg perché durante una sparatoria sono state ferite due persone. Mentre a Durban è morto un ragazzo straniero, che, secondo quanto riferito, si sarebbe buttato dall’ottavo piano di un palazzo perché convinto di essere perseguitato. La polizia ha aperto un’inchiesta.
Poche ore fa il ministero degli Esteri di Accra ha fatto sapere di essere profondamente scioccato per l’uccisione di un loro connazionale, Bashiru Isak. Le autorità del Ghana hanno inviato una nota di protesta formale al Sudafrica e hanno sporto denuncia alla polizia per la morte di Isak, che sarebbe avvenuta martedì scorso a Città del Capo, nel quartiere di Khayelitsha.
Le forze dell’ordine però hanno precisato che il giorno precedente alle manifestazioni è stato ammazzato un ghaniano, Kwabena Boagen. L’omicidio sarebbe legato a una estorsione, avvenuta però in un altro rione di Città del Capo, dove lavorava come barbiere, mentre la sua residenza era a Khayelitsha.
Bagarre diplomatica
Da questo fatto ne è nata una vera e propria bagarre diplomatica tra i due Paesi e il ministro della Giustizia di Pretoria lamenta che Accra continua a diffondere notizie false per quanto riguarda l’immigrazione non regolare.
Ma a dirla tutta, i manifestanti non fanno molta differenza tra gli stranieri africani regolarmente residenti nella Nazione Arcobaleno e quelli in attesa di essere regolarizzati e/o la cui domanda è stata respinta. E spesso i gruppi di vigilantes chiedono di esibire i documenti ai non sudafricani, anche se le autorità hanno ripetutamente sottolineato che questo compito spetta esclusivamente alla polizia.
Basti pensare che molte attività gestite da persone regolarmente registrate sono state saccheggiate e vandalizzate da orde di anti-migranti anche in passato.
La leader del gruppo March and March” Jacinta Ngobese-Zuma, ha dichiarato che manifesteranno ogni giovedì per i prossimi sei mesi per costringere il governo a “sbarazzarsi” degli immigrati privi di documenti che si trovano ancora in Sudafrica.
Pressioni sul governo
Un manifestante – membro di un altro gruppo, Operation Dudula – ha dichiarato alla BBC che “faranno pressione sulla polizia” affinché arresti gli stranieri che si trovano illegalmente nel Paese.

Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica, ha incontrato alcuni dei leader della protesta alla vigilia delle marce di martedì per allentare le tensioni. Ha ripetutamente esortato i manifestanti ad agire in modo pacifico, pur riconoscendo la necessità di riforme in materia di immigrazione.
Ramaphosa, nella sua newsletter settimanale, ha inoltre ricordato che molti cittadini stranieri risiedono legalmente nel Paese, sottolineando che lavorano, studiano, crescono i loro figli in Sudafrica e contribuiscono a far crescere l’economia. “Hanno diritto alla tutela delle nostre leggi e della nostra Costituzione”, ha infine precisato.
Secondo fonti ufficiali gli stranieri registrati sarebbero oltre 3 milioni. Le statistiche non tengono però conto dei molti altri migranti che si ritiene siano senza documenti. La polizia ha solamente dichiarato che da gennaio a oggi sono stati arrestati circa 50.000 migranti per soggiorno illegale.
Elevato tasso disoccupazione
Ma con il Sudafrica alle prese con un tasso di disoccupazione superiore al 30 per cento, i sentimenti anti-migranti sono aumentati. E a questo proposito diversi manifestanti hanno dichiarato: “Ciò che ci infastidisce davvero è il fatto di vedere negozi di proprietà di stranieri nelle nostre strade, mentre noi facciamo fatica a guadagnarci da vivere”.
La Nigeria ha rimpatriato molti suoi cittadini, finora oltre 600. Nei prossimi giorni sono previste ulteriori evacuazioni.
Richiesta per danni
Il governo di Abuja non esclude risarcimenti per le proprietà dei migranti che sono dovuti fuggire dal Sudafrica. Il portavoce del ministero degli Esteri di Abuja, Kimiebi Imomotimi Ebienfa, ha fatto sapere ai reporter della BBC che la questione sarà discussa ai massimi livelli tra i due governi.
Anche Ghana, Malawi, Mozambico e Zimbabwe stanno rimpatriando i propri cittadini in aereo o in autobus.
Intrappolati in Mozambico
Ma molti originari del Malawi, temendo per la propria vita, sono partiti prima del 30 giugno, senza attendere l’intervento del proprio governo. Secondo quanto riportato dalla BBC, tanti sono ora intrappolati in Mozambico, perché non hanno soldi per proseguire il viaggio verso casa, tantomeno per cibo o un alloggio. Un signore malawiano, che ha lavorato per oltre 20 anni in Sudafrica ha lanciato un appello a Lilongwe e a Maputo, chiedendo sostegno per sé e i propri connazionali per poter tornare a casa.

Tuttavia non tutti migranti sono pronti a lasciare tutto quanto hanno costruito negli anni nel Paese. E’ il caso di un etiope, che vive in Sudafrica con la moglie e i tre figli nati qui. Lui segue le proteste in TV, il resto della famiglia è terrorizzato. Ha un piccolo negozio nel centro di Durban, dove vende lenticchie e caffè. E’ arrivato qui 21 anni fa, scappato per persecuzioni politiche in patria.
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