Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
10 giugno 2026
A irrogare le sanzioni – chi l’avrebbe detto? – è il presidente americano, Donald Trump, o chi per lui, nel ruolo di giudice fuori campo che entra a piedi uniti in campo!
Omar Abdulkadir Artan, 34 anni, di Mogadiscio, è l’ultima vittima dell’ondata di sanzioni che ha caratterizzato la vigilia della 23esima edizione del torneo futbolistico planetario, che prende il via giovedì 11 giugno tra Messico, Canada e United States e si concluderà il 19 luglio.

Il signor Artan, arbitro internazionale dal 2018, è stato nominato miglior arbitro della Confederazione africana nel 2025. Arrivato sabato a Miami con un volo da Istanbul, è stato sottoposto ai controlli dell’U.S. Customs and Border Protection (CBP)
Divieto d’ingresso
“A seguito di un’ispezione aggiuntiva – ha informato in una nota il CBP – il viaggiatore, arbitro della Coppa del Mondo FIFA, è stato ritenuto inammissibile a causa di problemi emersi durante la procedura” e gli è stato negato l’ingresso. Quindi è stato caricato sul primo aereo per Istambul e spedito indietro. E pensare che il suo presidente, Hassan Sheikh Mohamud, aveva celebrato la sua elezione a miglior fischietto africano del 2025 come “un riconoscimento della sua professionalità e integrità e come simbolo di ispirazione per la nuova generazione della Somalia”.
Di fronte, però, alla difficoltà nell’ottenere il passaporto diplomatico per gli States, come 52esimo arbitro internazionale impegnato nella competizione, aveva avuto bisogno del sostegno dell’ambasciata somala in Kenya. ” La sua nazionalità – ha scritto il quotidiano sportivo francese L’Equipe – si è rivelata un ostacolo insormontabile. Sapevamo che l’ingresso sul territorio americano era complicato anche per una coppa di calcio, ma pensare di vedere un arbitro respinto a causa della sua nazionalità questo proprio non era prevedibile”.
Limitazioni per 39 Paesi
Non va, però, dimenticato che un anno fa l’amministrazione Trump aveva imposto delle interdizioni di ingresso o delle restrizioni alla concessione del permesso di soggiorno a 39 Stati, Somalia compresa.
Il portavoce del CBP non ha fornito dettagli sul motivo per cui ad Artan è stato negato l’ingresso, ma i cittadini dei Paesi inclusi nell’elenco del divieto di viaggio di Trump sono sottoposti a controlli più rigorosi.
Il presidente americano aveva definito la Somalia “un Paese arretrato, il peggiore del mondo ammesso che sia un Paese. Senza organizzazione alcuna, senza polizia né esercito. Solo delle persone che si ammazzano l’un l’altra”.
In dicembre il Tycoon se l’era presa con la comunità somala del Minnesota. L’aveva accusata di distruggere questo Stato e aveva qualificato i suoi membri come “spazzatura”.
Controlli minuziosi
Prima della cacciata di Omar Artan, se l’erano vista brutta anche i giocatori del Senegal. La nazionale di Dakar, nota come I Leoni della Teranga, tre giorni fa è stata controllata direttamente, rigidamente, minuziosamente, nientemeno che sotto l’aereo, sulla pista d’atterraggio, non appena sbarcata a San Antonio (Texas).
Un video girato da un membro dello staff ha immortalato i campioni d’Africa guidati da Kalidou Koulibaly e Sadio Manè costretti a sedersi su una sedia, a mettersi in fila, a levarsi le scarpe, aprire le borse, svuotare le tasche, sottoporsi al metal detector. Una procedura universalmente giudicata eccessiva, sproporzionata, umiliante.
Ad essa non è sfuggito neppure la nazionale dell’Uzbekistan guidata dal suo commissario tecnico, Fabio Cannavaro, al loro arrivo nella Grande Mela per un’amichevole contro l’Olanda. Sono stati utilizzati i cani antidroga, ma solo per i giocatori e lo staff uzbeki, non per chi proveniva dai Paesi Bassi.
Escluso anche lo svizzero Embolo
Una settimana prima, la Svizzera era partita senza il suo campioncino Breel Embolo, 29 anni, camerunense, ma naturalizzato elvetico, giocatore del Rennes. E’ rimasto bloccato alla partenza dopo che l’autorizzazione elettronica di viaggio (la cosiddetta ESTA) inizialmente valida, era stata sospesa all’improvviso dalle autorità yankee. Tutto perché il calciatore 8 anni prima sarebbe stato coinvolto in un litigio (verbale) notturno!
Politiche restrittive
Il Senegal, come la Costa d’Avorio, Haiti, Iran, rientra nell’elenco dei Paesi i cui cittadini non possono ottenere il tipo di visto turistico richiesto dalle autorità statunitensi per i tifosi. Un’analisi dei dati di viaggio condotta dalla BBC World Service mostra che i tifosi di oltre un quarto dei Paesi partecipanti ai Mondiali si trova ad affrontare divieti di viaggio, restrizioni più severe o alti tassi di rifiuto dei visti. Non si tratta solo di questioni legate alla sicurezza, ma della politica restrittiva sugli ingressi imposta da Donald Trump a partire dal 2025.
Messico e Canada non hanno regole così severe come quelle americane, che è il Paese dove – in 11 città – si giocheranno ben 78 partite delle 104 previste, disputate da parte dei 1.248 giocatori appartenenti alle 48 squadre, di cui 10 africane (Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Repubblica Democratica del Congo, Capo Verde, Costa d’Avorio, Ghana, Senegal, Sudafrica).
Problemi nell’ottenimento del visto da parte dell’ambasciata USA li ha avuti anche il Sudafrica, domenica 31 maggio (che giovedì sera aprirà le danze mondiali contro il Messico presso lo stadio Atzeca). Una serie di problemi amministrativi, alla fine risolti, ha ritardato di due giorni il decollo del volo charter dei Bafana Bafana, che tornano ai Mondiali dopo 16 anni.

Un esempio delle difficoltà, spesso incomprensibili e immotivate, dei fans, viene dal Marocco. Decine e decine di supporter si sono visti respingere le loro richieste di visto, stando alla denuncia di due storiche associazioni di sostenitori dei Leoni dell’Atlante: “Dietro ai numeri si celano storie di sacrificio – ha scritto il sito Canary.co -. Tifosi che hanno risparmiato per mesi. Famiglie che hanno pianificato interi viaggi in funzione dei Mondiali. Sostenitori che non si sono mai persi un grande torneo. Coordinatori che dedicano il loro tempo come volontari per creare l’atmosfera che ha reso famosi i tifosi marocchini in tutto il mondo. Ora, a molti di loro non resta altro che scontrini e delusione”.
FIFA si lava le mani
E in tutto questo caos, la FIFA, l’ente calcistico mondiale, che fa? Si comporta come Ponzio Pilato. Se ne lava diplomaticamente le mani.
Dopo l’espulsione dell’arbitro somalo, lunedì 8 giugno la FIFA ha confermato che Omar Abdulkadir Arten non potrà né allenarsi né dirigere alcuna partita nella Coppa del mondo. Un portavoce dell’ente calcistico mondiale in un comunicato ha dichiarato: “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento. In linea con quanto avvenuto in precedenti eventi FIFA, è il governo ospitante a determinare in ultima analisi chi riceve il visto e chi viene ammesso nel proprio Paese”.
Forse non è un caso che la FIFA abbia i suoi uffici nella Trump Tower a New York. Un fatto è indubitabile, come ha scritto Frontofficesports.com: “Il dipartimento di Stato americano è diventato un attore di primo piano nella Coppa del Mondo”.
Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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