Villaggio nigeriano rifiuta conversione alla jihad: i terroristi ammazzano 200 residenti

Le vittime sono quasi tutte musulmane. Il bombardamento americano di Natale non è servito a nulla

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Francesco Casillo

Speciale per Africa ExPress
Francesco Casillo
Lagos, 8 febbraio 2026

Woro è un piccolo villaggio nello Stato di Kwara, nel nord ovest della Nigeria. Ad inizio anno un gruppo auto presentatori come religioso si è palesato chiedendo accoglienza.

L’8 gennaio qualcuno ha spedito una lettera al capo della comunità, Saliu Tanko, con la richiesta di poter promuovere all’interno della comunità la separazione dal governo nigeriano e l’affiliazione alla loro organizzazione.

Terroristi uccidono oltre 200 residenti in un villaggio in Nigeria

Autorizzazione negata. Ovviamente il capo della comunità ha avvertito subito le autorità e disposto controlli sul perimetro del villaggio. “Il giorno dell’appuntamento – racconta un membro dello staff del municipio locale – avevamo predisposto agenti e forze armate per arrestare i banditi ed interrogarli sul motivo dei loro sermoni sediziosi”.

Si ignorava che il capo dei predicatori era Abubakar Saidu, detto Sadiku, luogotenente del defunto capo di Boko Haram, Abubakar Shekau, più noto con il nome di battaglia di Darul Tawheed.

Dopo il ridimensionamento di Boko Haram nell’est della Nigeria, Sadiku aveva viaggiato in Niger e da lì aveva messo su un suo gruppo indipendente ed era rientrato in Nigeria, nascondendosi nella riserva naturale dello Stato di Kwara.

Gli uomini di Sadiku nel frattempo avevano pagato diversi ragazzi di strada per farsi dare le informazioni su tutte le milizie presenti nel villaggio. Avevano quindi piazzato degli esplosivi sulle strade di ingresso al villaggio.

Dopodiché, il 3 febbraio, verso le 5 del mattino, sono entrati in azione. Centinaia di uomini a bordo di motociclette e armati di Ak-47 hanno fatto irruzione nell’abitato sparando all’impazzata e a vista e bruciando case.

“C’erano degli informatori tra di noi – ha dichiarato Abubabar Abdullahi Daniadi, capo del municipio locale -. I nostri vigilanti hanno provato a respingere gli intrusi, ma i banditi erano meglio equipaggiati, così i nostri uomini sono stati sopraffatti e molti di essi bruciati vivi”.

La casa del capo villaggio è stata rasa al suolo. Quando è arrivato in cielo un elicottero dell’esercito i terroristi gli abitanti del villaggio sono stati fatti inginocchiare e trucidati a sangue freddo sul posto. Dopo il massacro gli assassini si sono allontanati potando via donne e bambini.

Il giorno dopo i sopravvissuti si sono recati in moschea per pregare i terroristi sono tornati e hanno finito il lavoro ammazzando i fedeli radunati nel luogo sacro.

Boko Haram, Nigeria

I morti, quasi tutti musulmani, sono oltre 200. “I miliziani erano vestiti come soldati – racconta un  commerciante scappato al massacro – avevano tutto l’equipaggiamento militare e c’era anche una donna con l’hijab che portava le munizioni. Non abbiamo sospettato nulla finché non abbiamo sentito gli spari”.

Un ragazzino sopravvissuto racconta che tra i bambini rapiti c’è la sua sorellina di 7 anni che soffre di una malattia cronica, “non so se riuscirà a sopravvivere”, ha singhiozzato.

Il presidente nigeriano, Bola Tinubu, ha definito l’attacco “vigliacco e barbarico”, ed ha annunciato lo stanziamento di un battaglione nello Stato di Kwara in seguito al massacro della comunità di Woro.

Una misura tardiva che avvalora la convinzione che nonostante l’intervento americano il governo nigeriano non sia in grado di fronteggiare gli attacchi anche quando ci sono tutti i segnali per predisporre un intervento preventivo. Ma non solo: viene sbugiardata anche l’amministrazione Trump secondo cui il bombardamento natalizio americano nello Stato del Kwara è stato giustificato dai massacri contro i cristiani. In Nigeria in numero di musulmani trucidati e rapiti è molto più alto di quello dei cristiani che subiscono le stesse atrocità.

Francesco Casillo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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