Africa Bianca contro Africa nera: in Marocco la Coppa entra nel vivo

Proteste dei giovani del Pese ospitante: più scuole, più ospedali, meno stadi

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Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Mombasa, 2 gennaio 2026

Entra nel vivo la 35esima edizione della Coppa d’Africa 2025 che si sta disputando in Marocco dal 21 dicembre. La manifestazione si concluderà il prossimo 18 gennaio con la finale allo stadio Prince Moulay Abdellah di Rabat.

Fino al 31 dicembre è stato come se si scherzasse: 24 nazioni africane si sono affrontate nella fase a gironi che ha lasciato per strada Zambia,Comore, Angola, Zimbabwe, Gabon, Guinea Equatoriale, Botswana ( che non ha fatto neanche un punto) e Uganda, che nel 2027, organizzerà, con Kenya e Tanzania, la prossima edizione del torneo.

Da domani giocano a eliminazione diretta, negli ottavi di finale, le 16 nazionali calcistiche rimaste: da un lato, quelle dei Paesi sopra il Sahara : Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Sudan.

Dall’altro quelle che si considerano patria di africani….veri: Nigeria, Benin, Costa d’Avorio, Senegal, Mali, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Democratica del Congo,Tanzania, Mozambico, Africa del Sud,

Lungi da noi l’idea di condividere le ipotesi razziali dell’antropologo british, Charles Gabriel Seligman, oggi considerato un suprematista bianco.

È vero, però, che a ogni Coppa delle Nazioni Africane (CAN) si ripropone, calcisticamente, in modo tacito, la contrapposizione tra la cosiddetta Africa Bianca e Africa nera, o, se si vogliono evitare pericolosi fraintendimenti, tra Nord e Sud del continente nero.

New entry

Tanto più che la prima sfida all’ultimo calcio, domani, sarà una squadra del sud, (sarebbe più preciso dire del centro occidentale), il Mali, a sfidare una equipe magrebina, la Tunisia, che partita con grandi ambizioni nell’ultimo incontro delle qualificazioni si è impantanata (1-1) contro la Tanzania, una delle sorprese del torneo.

I Taifa Stars, o “Stelle della nazione”, come sono soprannominati i tanzaniani, hanno compiuto un passo storico accedendo per la prima volta agli ottavi di finale del campionato continentale. Un’altra impresa inattesa ed emozionante è quella del Sudan, giunto agli ottavi a dispetto della brutale guerra dei due generali che dilania il Sudan dal 2023.

Hanno avuto una fortuna “spudorata “, perché sono andati avanti solo grazie a una autorete (della Guinea Equatoriale). Ma i “Coccodrilli del Nilo”, come sono noti, hanno altro a cui pensare.

Il loro allenatore, Kween Appia, 65 anni, ha dichiarato “non ho mai smesso di stimolare i miei giocatori dicendo di impegnarsi per il Paese. Fate in modo che il popolo vittima di una guerra devastante possa avere almeno un momento di gioia”.

Il centrocampista Mohamed Abdallah Abuaglaa, 32 anni, ha aggiunto: ”Cerchiamo di strappare un sorriso alla nostra gente nelle spaventose situazioni che deve affrontare” (migliaia di morti, milioni di sfollati, peggiore crisi umanitaria al mondo, ndr).

Domani, i Coccodrilli quasi certamente finiranno divorati, a Tangeri, dai fortissimi campioni uscenti Leoni del Teranga del Senegal… Ma non si sa mai.

Leoni ruggenti

Domenica 4 gennaio, invece, la Tanzania dovrà vedersela a Rabat con i ruggenti Leoni dell’Atlante, i padroni di casa, organizzatori della competizione calcistica più importante dell’Africa, trofeo che dopo mezzo secolo vogliono riconquistare.

“Marocco: terra del calcio, regno della luce” ha scritto il sito brillante per fantasia, colori e retorica dell’Ufficio nazionale del Turismo.

Rabat, Marocco, stadio Prince Moulay Abdellah

Il regno di Mohammed Vi ha scommesso presente e futuro su questo evento. Sul gioco del calcio si sta giocando una partita che spazia ben al di là del rettangolo dei 9 stadi di 6 città (Casablanca, Rabat, Tangeri, Fez, Agadir, Marrakech) dove si esibiscono le formazioni nazionali.

Miliardi per stadi e infrastrutture

Lo Stato infatti ha stanziato miliardi di dollari non solo per edificare uno degli stadi più grandi del mondo (Hassan II,115 mila posti a Casablanca) o aggiornarne altri sei, ma anche per migliorare Ferrovie, aeroporti, la rete organizzativa e di sicurezza in vista dei Campionati Mondiali di calcio che dovrà organizzare nel 2030 con Spagna e Portogallo.

Investimenti massicci sono giunti dagli Emirati arabi, dalla Banca africana di sviluppo e dall’Unione Europea.

Fra i principali sponsor della Coppa d’Africa c’è proprio l’Europa.

Accordo con UE

Nel maggio scorso è stato firmato un accordo tra UE e Confederazione Africana di calcio che si propone, fra l ‘altro, di sviluppare il calcio giovanile e scolastico in 33 mila istituti nel Continente.

D’altra parte sembra logico diventare partner strategici se si valuta che è nato in Europa il 28,8 per cento (191) dei 664 giocatori convocati per il torneo africano. Di essi, 135 giocano nel nostro continente. Eppure il razzismo non muore….

Fattore di mobilitazione

La monarchia della dinastia alawita vede nello sport un fattore di mobilitazione nazionale e di consenso popolare. La risposta del pubblico non è stata però così massiccia come ci si sarebbe aspettato, almeno nella prima fase conclusasi il 31 dicembre. Gli spettatori sono stati in tutto 729.240, ma con alcune situazioni preoccupanti, denunciate prima di tutto dal quotidiano sportivo spagnolo Marca.

Un’ inchiesta del giornale segnala discrepanze tra biglietti “esauriti” e stadi semivuoti. Al Principe Moulay Abdellah di Rabat, il pareggio 1-1 del Marocco nella giornata inaugurale contro il Mali si è svolto davanti a 63.844 presenze rispetto alla cifra ufficiale di 70 mila.  A Tangeri, il match tra Senegal e Botswana si è disputato davanti a un pubblico esiguo nonostante gli alti numeri ufficiali.

Inchiesta biglietti

Marca poi riferisce di ingressi gratuiti, di accuse di tifosi fregati da bagarini accaparratori, di barriere informatiche che svantaggiano la popolazione non istruita, impedendo l’acquisto dei biglietti.

“I posti vuoti potrebbero simboleggiare una disconnessione profonda tra il cuore pulsante del calcio africano e la sua vetrina globale”, conclude il quotidiano spagnolo.

Proteste dei giovani marocchini

Una più grave disconnessione era emersa a settembre e ottobre con manifestazione di protesta messe dalla cosiddetta GenZ212 (dal prefisso telefonico internazionale marocchino), illusa, disillusa e delusa da promesse, disoccupazione, lavoro e sanità precari. Preso di mira per la prima volta anche il monarca e il capo del governo, Aziz Akhanouch, 65 anni, considerato uno dei primi 12 miliardari africani.

Significativo la slogan dei giovani: più scuole, più ospedali, meno stadi.

Che andrebbe bene anche in Italia, se solo si riflettesse seriamente su San Siro e dintorni e si desse uno sguardo al ponte sullo Stretto di Messina….

Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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