Offensiva eritrea contro il Tigray: furiosi combattimenti al confine, ma i morti in quella guerra non fanno notizia

Un portavoce del TPLF: "Asmara sta schierando l'intero esercito e i riservisti su tutti i fronti" mentre continuano i bombardamenti

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Africa ExPress
21 settembre 2022

Ieri è iniziata la temuta offensiva delle truppe eritree contro la provincia settentrionale. un portavoce del TPLF (Tigray People’s Liberation Front) ha dichiarato che i soldati del Paese confinante  hanno iniziato un attacco su larga scala martedì. Furiosi combattimenti sono in corso in diverse aree di confine.

Vasta offensive delle truppe eritree al confine con il Tigray

“L’Eritrea sta schierando l’intero esercito e i riservisti su tutti i fronti”, ha twittato il portavoce del TPLF (Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray), Getachew Reda. Anche truppe di ENDF (Ethiopian Defense Force) si sarebbero unite all’offensiva, come pure le forze speciali della regione di Amhara, a sud.

Sollecitazioni interazionali

L’inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Mike Hammer,  ieri pomeriggio ha dichiarato ai media che gli Stati Uniti stanno “seguendo” i recenti movimenti di truppe eritree lungo il confine con l’Etiopia.

Dunque l’Eritrea, malgrado le infinite sollecitazioni, lanciate dalle istituzioni internazionali, è nuovamente parte attiva nel conflitto, fatto che sta solamente peggiorando la situazione.

Finora Asmara e Addis Abeba non hanno rilasciato commenti sui combattimenti in corso.

Solo pochi giorni fa anche Africa ExPress ha riportato che in Eritrea sono in atto da tempo reclutamenti forzati di ragazze e ragazzi. Ma la grande stampa italiana non ha dato nessuna notizia. La guerra in Ucraina invece è ancora sulle prime pagine.

Sembra quasi che al mondo ci siano morti di serie A e morti di serie B. Forse dipende anche dal colore della pelle?

Comunque in Eritrea giovedì scorso sono stati richiamati in tutto il Paese persino i riservisti fino all’età di 55 anni. Un piano ben congegnato dalla spietata dittatura, per avere uomini e donne a sufficienza da mandare al massacro al fronte, al confine con il Tigray.

Fame come arma

Lunedì scorso una commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato di avere ragionevoli motivi per ritenere che il governo etiopico stia “usando la fame come arma da guerra”.

La commissione ha anche affermato che non esclude che siano stati commessi crimini di guerra da entrambe le parti in conflitto.

E mentre il conflitto si infiamma, sono i bambini a pagare il prezzo più alto nel Tigray. Oltre alla fame, sono in forte aumento malattie gravissime, come morbillo, tetano, pertosse, che nei piccoli sotto i 5 anni possono essere letali, visto che il tasso di immunizzazione è sceso di oltre il 10 per cento durante il conflitto, iniziato i primi di novembre 2020.

Senza cure

Gli esperti dell’ONU hanno affermato nel loro rapporto che il mancato accesso alle cure mediche, all’assistenza sanitaria e a altri aiuti costituiscono un crimine contro l’umanità.

Il governo di Addis Abeba ha ripetutamente negato di aver bloccato gli aiuti umanitari e scarica le responsabilità sul TPLF, che sarebbe l’unico responsabile di questo conflitto, che ha già causato migliaia di morti.

Come sempre, va ricordato anche ora che è davvero difficile verificare le notizie che giungono dal TigrayNessun giornalista indipendente ha accesso alle zona di guerra e le informazioni giungono dunque frammentarie e impossibili da controllare.

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