Turchia senza vergogna: il processo Khashoggi regalato al “rinascimento saudita”. Impunità assicurata

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Africa ExPress
Al Kuwait, 9 aprile 2022

La Corte turca ha deciso di stoppare il processo per l’omicidio Khashoggi per consegnarlo ai suoi carnefici, tutto il procedimento giudiziario ora si sposterà in Arabia Saudita.

Una scelta che appare come una concessione del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan al governo teocratico del Paese arabo. La Turchia che si vuole porre come mediatore nel conflitto tra Ucraina e Russia appare ora come fiancheggiatrice della dittatura teocratica wahabita.

Il giornalista arabo del Washington Post, assai sgradito a Mohammed Bin Salman per le sue denunce contro il regime saudita, il 3 ottobre del 2018 venne attirato nel consolato dell’Arabia Saudita di Istambul col pretesto di un certificato, quindi venne torturato, segato a pezzi con la motosega e ridotto in cenere sul barbecue dell’ambasciata Saudita, per ordine del principe ereditario Mohammed bin Salman (come hanno accertato un rapporto della CIA e le indagini dei servizi segreti turchi).

“Non solo Jamal Khashoggi è stato attirato in una trappola, torturato e smembrato, ma il crimine è stato commesso in una sede diplomatica del Regno dell’Arabia Saudita” (dal rapporto della CIA).

Tanto vale mandare a processo Vladimir Putin, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, direttamente al tribunale di Mosca. Intendiamoci, qui non si tratta dell’incapacità di punire un principe per un brutale omicidio, evidentemente vi son dietro altre ragioni, probabilmente geostrategiche.

Quali, lo la scritto ieri, con molta onestà, il quotidiano emiratino Gulf Times: “La decisione è stata presa da Ankara per ripristinare i legami con Riyad e rinsaldare gli affari tra i due Paesi. La Turchia desiderosa di rilanciare la propria economia prova così a sanare la frattura con i sauditi”.

Non sia mai che le relazioni diplomatiche tra Turchia e Arabia Saudita debbano guastarsi per quisquiglie giuridiche di così poco conto proprio ora che si sta delineando il quadro delle nuove alleanze strategiche nella regione.

Gli affari son affari. Si veda per esempio l’acquisto da parte dei sauditi, di 90 droni armati da combattimento (una quindicina già consegnati) con relativo accordo di trasferimento tecnologico con la società turca Vestel Karayel (uno dei principali produttori mondiali di droni militari).

Ovviamente il regime saudita non ha ancora commentato la “gradita” notizia, però tempo addietro aveva cercato di accreditare le corti giudiziarie saudite come le più adatte per trattare un così delicato procedimento di omicidio con distruzione di cadavere (reato tutto sommato non di particolare gravità a certe latitudini).

A tutt’oggi quindi non esiste alcun mandato di cattura internazionale dell’Interpol  contro Mohammed Bin Salman per cui è libero come l’aria di viaggiare dove gli pare e quando, mentre i killer di Jamal Khashoggi sono stati condannati a morte da un Tribunale saudita (con un processo farsa). Pena capitale che il clemente e misericordioso principe Mohammed Bin Salman ha immediatamente commutato ai suoi sicari in qualche anno di carcere. Salvo poi scoprire ex post, che gli assassini di Khashoggi, condannati dal mondo intero e pure dal Tribunale arabo, non sono mai stati neppure in galera.

Tutt’ora sono al sicuro, ospitati e protetti in un lussuosissimo Resort a 10 stelle in una località segreta gestita dal Regno Saudita di Sua Maestà Al Saud. Tra loro Tubaigy (lo scienziato pazzo che ha sezionato Khashoggi con segaossa e motosega), Mustafa al-Madani (la controfigura delle immagini di videosorveglianza che ha impersonato il giornalista assassinato per farlo credere ancora vivo) e Mansour Abahussein (il caposquadra che ha guidato tutta l’operazione).

Ora che il processo, dalla Turchia si sposterà in Arabia Saudita, festeggeranno e banchetteranno a caviale e champagne. Li vediamo già ridere sgangheratamente a crepapelle brindando alla faccia nostra.Chissà cosa pensa della vicenda chi sostiene che Mohammed Bin Salman è il promotore del rinascimento Saudita. Una rinascimento che vede negli affari (spesso inconfessabili) il motore che muove tutto.

Dopo questa presa in giro MBS ha affermato beffardamente: “È stato un crimine orribile, un crimine terribile, ma il gruppo dei suoi autori è stato assicurato alla Giustizia. Tutte le procedure giudiziarie sono state prese e i responsabili condannati. La famiglia di Jamal, ha accolto con favore le sentenze del giudice indipendente Saudita. Comunque il Regno sta ancora aspettando le prove di quest’atto criminale. Possa Allah aver pietà di Khashoggi».

A tal riguardo noi di Africa ExPress avremmo una domanda: ma in tutto il mondo arabo c’è uno sceicco onesto che è disgustato? Non chiediamo per noi ma per un amico. Che non c’è più (Jamal Khashoggi).

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