Siccità e carestia aggrediscono l’Etiopia e Abiy annuncia una tregua umanitaria nel Tigray

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
26 marzo 2022

I “ribelli” del TPLF (Tigray People’s Liberation Front), in conflitto con il governo centrale etiopico da ben 17 mesi, hanno confermato di voler rispettare il cessate il fuoco, annunciato giovedì da Addis Abeba.

Il governo etiopico ha precisato in un comunicato che si tratta di una tregua umanitaria illimitata, per poter portare aiuti alla popolazione del Tigray, fortemente provata da questa guerra.

La popolazione in attesa di aiuti umanitari

Secondo PAM (Programma alimentare mondiale) alla fine di gennaio, l’83 per cento della popolazione del Tigray necessitava aiuti umanitari per sopravvivere, mentre 2 milioni di persone si trovavano in uno stato simile alla carestia.

Non si conosce il numero di quanti sono morti durante i 17 mesi del conflitto, va ricordato che i giornalisti stranieri non hanno avuto accesso alle zona di guerra, ed è pertanto stato impossibile ricevere informazioni indipendenti.

Le Nazioni Unite hanno precisato che da metà febbraio sono state interrotte praticamente tutte le operazioni umanitarie per mancanza di carburante.

Il governo di Abiy Ahmed, Premio Nobel per la Pace 2019, spera che questa tregua possa migliorare la situazione della popolazione civile e possa rappresentare una base per la risoluzione del conflitto.

Finora i continui combattimenti nella regione Afar avevano di fatto impedito il transito via terra da Semara a Makallé sia convogli umanitari, sia i rifornimenti del carburante.

David Satterfield, rappresentante di Washington per il Corno d’Africa, questa settimana è stato in Etiopia, dove ha incontrato alti funzionari dell’Unione Africana (che ha sede a Addis Abeba), delle Nazioni Unite e rappresentanti di alcune ONG.

L’alto diplomatico statunitense ha avuto anche un colloquio con il vice-premier e ministro degli Esteri etiopico, Demeke Mekonnen, il 22 marzo. In tale occasione Mekonnen aveva anticipato l’intenzione del governo di autorizzare le consegne degli aiuti umanitari destinati al Tigray e informato Satterfield su alcune iniziative, volte a assicurare una pace duratura nel Paese.

Anche William Davison, ricercatore di International Crisis Group, ritiene che la consegna incondizionata e senza restrizioni degli aiuti umanitari potrebbe in un certo qual modo contribuire a far crescere la fiducia tra le parti in conflitto, base indispensabile per avviare colloqui di pace.

Abih Ahmed, Premio Nobel per la Pace 2019

Il governo etiopico aveva già dichiarato un cessate il fuoco unilaterale il 28 giugno 2021, dopo la riconquista del TPLF di Makallé, capoluogo del Tigray.

I combattimenti sono poi ripresi, quando il TDF (Tigray Defense Forces) è entrato nell’Amhara e nell’Afar, fino ad arrivare a poche centinaia di chilometri da Addis Abeba. Poi, dietro pressione degli USA, si sono ritirati nuovamente nella propria regione.

Questo ritiro aveva suscitato speranze di negoziati, poi rapidamente svanite quando il TPLF ha annunciato alla fine di gennaio di aver ripreso i combattimenti nell’ Afar.

Tuttavia bisogna vedere cosa succederà nel concreto ora sul campo, anche se in un suo comunicato il TPLF ha promesso che farà il possibile perché cessino le ostilità.

La guerra in Ucraina ha messo in crisi molti Paesi africani, in quanto importavano gran parte del grano dalle due nazioni (Russia e Ucraina), ora in conflitto. I prezzi del pane sono saliti alle stelle, altrettanto quello del carburante. E l’Etiopia non ne fa eccezione.

A febbraio il tasso di inflazione si è attestato a 33,9 per cento, mentre l’aumento dei generi alimentari ha raggiunto il 41,9. L’Etiopia, fino allo scoppio della guerra nel novembre 2020, è stata la nazione con la maggiore crescita nel continente, ma ora ha subito una forte battuta d’arresto.

Inoltre, il governo deve affrontare altre crisi, non per ultimo quella della siccità, che ha colpito in particolare la regione somala, nell’sud-est del Paese. In quest’area migliaia di nomadi stanno subendo una dura crisi e a tutt’oggi sono già morti 200 mila capi di bestiame. Trovare acqua è diventata un’impresa ardua, se non impossibile. La minaccia malnutrizione è alle porte anche qui. Si teme che possa trasformarsi nella peggiore siccità degli ultimi 40 anni.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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