Migranti egiziani rispediti con ponti aerei nell’inferno del dittatore Al Sisi

Speciale per Africa ExPress
Antonio Mazzeo
15 settembre 2021

Nove voli fantasma per deportare centinaia di cittadini egiziani fantasma. Ci sono ignoti i volti, i nomi e i cognomi, l’età, le speranze e i sogni infranti, le vere ragioni per abbandonare case e famiglie e intraprendere un lungo e pericoloso viaggio per mari e deserti.

In verità non sappiamo neanche quanti siano stati davvero respinti od espulsi in soli sei mesi perché la contabilità dei burocrati di Stato è tutt’altro che precisa e meticolosa. Non meno di 180 egiziani ma potrebbero essere pure 350. Si parla di “rimpatri e riammissioni” ma in tre occasioni l’aeroporto di destinazione non si trova in Egitto ma in un Paese terzo lontano tremila chilometri.

Rimpatri forzati

Ignoriamo a chi e con quali garanzie siano stati consegnati i cittadini egiziani illegalmente entrati in territorio italiano e chi e in che modo, a Roma, abbia verificato se essi non fuggissero dalle sanguinose repressioni del regime del generale al-Sisi – le sparizioni forzate, gli omicidi extragiudiziali, le torture – che ormai tutti in Italia conoscono, dopo la tragica vicenda del ricercatore Giulio Regeni e l’illimitata carcerazione dello studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki.

Gli avvisi di appalti di trasporto aereo immigrati, aggiudicati dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno (direzione centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere), consultabili sul sito web della Polizia di Stato, delineano uno scenario inedito ed inquietante: tra il 19 marzo e il 31 agosto 2021, le autorità italiane hanno speso 652.290 euro per noleggiare nove aerei e deportare un imprecisato numero di cittadini egiziani “destinatari di provvedimenti di espulsione o respingimento del Questore”.

Il dittatore egiziano Abdel Fattal Al Sisi

Operazioni deprecabili per il clima di violenza e oppressione che si respira nel Paese nordafricano e per l’ingiustificato dispendio di risorse finanziarie e umane. Per i “necessari servizi di allontanamento e accompagnamento” dei migranti o potenziali richiedenti asilo sono stati impiegati tra 650 e 1.000 agenti di polizia, con costi di missione (internazionale) non quantificati come non quantificate sono le spese per il trasferimento degli egiziani dai centri di detenzione ed espulsione agli aeroporti d’imbarco.

“Risulta possibile eseguire il rimpatrio dei cittadini egiziani giunti illegalmente sul territorio nazionale, previo espletamento delle necessarie procedure di identificazione dei soggetti, a norma dell’Accordo di cooperazione tra la Repubblica italiana e la Repubblica araba d’Egitto in materia di riammissione del 9 gennaio 2007”, si legge in tutte e nove le procedure negoziate con cui la Polizia di Stato affida a società private il trasporto aereo di migranti.

“Il rimpatrio degli stranieri destinatari di provvedimenti di espulsione deve essere sempre eseguito immediatamente o comunque, se gli interessati sono trattenuti in un CPR (Centri per il rimpatrio, nda), non appena siano state superate le situazioni transitorie che ne ostacolavano l’esecuzione, indipendentemente dal periodo di trattenimento eventualmente già convalidato dall’Autorità giudiziaria (…) E’ pertanto considerata l’indefettibile necessità di provvedere al rimpatrio di cittadini egiziani destinatari di provvedimenti di allontanamento dall’Italia, tramite noleggio di un aeromobile e connessi servizi”.

Il primo volo di riammissione risale al 19 marzo 2021 e ha riguardato “20/30 cittadini egiziani” accompagnati da “circa 70/90 unità del personale delle forze di Polizia”. L’aereo è decollato da Roma Fiumicino e dopo uno scalo a Palermo Punta Raisi ha incredibilmente concluso il suo itinerario atterrando ad “Hammamet (Tunisia)”.

Costo del noleggio 85.000 euro e affidamento alla PAS Professional Aviation Solutions S.r.l., società con sede a Milano che ha svolto altri cinque trasporti di migranti egiziani nel corso dell’anno.

Il 13 aprile le autorità di polizia hanno rimpatriato altri “20/40 cittadini egiziani” con un volo diretto Roma-Il Cairo; poi ancora il 27 aprile (partenza da Fiumicino, scalo a Palermo e destinazione finale ancora una volta Hammamet-Tunisia, costo 92.000 euro) e il 21 maggio (decollo da Roma Fiumicino, scali a Bari Palese e Palermo e arrivo ad Hammamet, 53.900 euro).

Il 21 giugno un altro gruppo di migranti è stato consegnato alle autorità di polizia egiziane dopo aver volato sulla rotta Fiumicino-Palermo-Il Cairo; il 2 luglio, con un aeromobile noleggiato alla compagnia EgyptAir, l’itinerario per la “riammissione” in patria è stato Fiumicino-Bari-Il Cairo. Il 13 luglio si è registrato invece un volo con partenza da Trieste Ronchi dei Legionari, scalo a Roma Fiumicino e destinazione finale la capitale egiziana.

L’ultima operazione di “riammissione” di una trentina di migranti egiziani risale al 31 agosto con rotta Roma-Bari-Il Cairo. Nel 2020 i voli di rimpatrio dall’Italia erano stati appena due (il 21 gennaio e il 7 febbraio) e sempre con lo stesso itinerario Roma-Palermo-Il Cairo, con una spesa complessiva di 115.990 euro.

L’Accordo di cooperazione in materia di riammissione e contrasto dell’immigrazione irregolare, assunto a fondamento giuridico dell’escalation dei voli per i passeggeri fantasma è inspiegabilmente sopravvissuto alle “rivoluzioni” e ai colpi di Stato che hanno sconvolto l’Egitto nell’ultima decade. Firmato a Roma il 9 gennaio 2007 dall’allora viceministro Ugo Intini (Presidente del Consiglio Romano Prodi, ministro dell’Interno Giuliano Amato, agli Esteri Massimo D’Alema) e dall’omologo viceministro della Repubblica d’Egitto, Mohammed Meneisi.

L’accordo è rimasto in vigore nonostante l’estromissione del presidente Hosni Mubarak, l’11 febbraio 2011, da parte del Consiglio supremo delle forze armate guidato dal generale Mohammed Hoseyn Tantawi, a cui è seguita la contestata elezione a presidente nel giugno 2012 di Mohamed Morsi (Fratelli Musulmani) e il golpe militare del 3 luglio 2013, con la presidenza provvisoria del magistrato Adil Mahmud Mansur e infine l’arrivo al potere del generale Abdel Fattal Al-Sisi (8 giugno 2014).

Nelle fasi più critiche delle relazioni tra i due Paesi – dopo l’omicidio Regeni – le autorità egiziane hanno minacciato di sospendere unilateralmente la validità del memorandum, ma il numero record dei rimpatri dell’ultimo semestre conferma invece che i migranti “irregolari” sono un affaire fondamentale per l’alleanza italo-egiziana alla pari dell’import-export di sistemi d’arma, gas e petrolio.

Secondo quanto previsto all’art. 2 dell’Accordo, ciascuna parte contraente “riammette i propri cittadini che non soddisfano i requisiti stabiliti dalla legislazione sull’immigrazione in vigore, a condizione che sia dimostrato o si possa ragionevolmente presumere che sono cittadini della parte richiesta”.

Oì-ù per le richieste di riammissione a cui le parti rispondono entro 21 giorni, altrimenti vale il silenzio assenso. All’art. 7 si contempla la possibilità che i cittadini di Paesi terzi transitino sul territorio, previo accordo tra le parti, non più di tre alla volta e con la descrizione dell’itinerario di transito e del Paese di destinazione finale.

Scorcio di Hammamet, Tunisia

Nell’annesso protocollo esecutivo, l’art. 2 prevede che la riammissione dei cittadini delle parti contraenti e le procedure per il passaggio in transito dei cittadini di Stati terzi avvengano presso i valichi di frontiera degli aeroporti internazionali di Roma Fiumicino, Milano-Malpensa e del Cairo.

La lettura dell’art. 5 revoca uno shock: “Ogniqualvolta le Parti valutino, di comune accordo, il sussistere di casi di urgenza e necessità o di casi umanitari, le procedure per stabilire l’identità delle persone di cui si richiede la riammissione possono essere svolte sul territorio della Parte richiesta (cioè il Paese cui è indirizzata la richiesta di riammissione, ndr)”. “In tali ipotesi – si aggiunge – le Parti contraenti concordano tempi e modalità di trasporto, nonché le garanzie per il ritorno nel territorio della Parte richiedente di coloro i quali risultino non essere cittadini della parte richiesta”.

Sono all’indice delle maggiori organizzazioni di difesa dei diritti umani le politiche sulle migrazioni del governo egiziano. Amnesty International rileva come lo scorso anno sono stati innumerevoli i casi di arresto, detenzione arbitraria e maltrattamenti di rifugiati e migranti stranieri in Egitto.

Impensabile che in caso di scoperta di un eventuale errore nell’identificazione, il migrante possa rientrare ed essere riaccolto in Italia. Impossibile capire poi il perché del trasferimento dei cittadini egiziani nella località sud-orientale tunisina di Hammamet. Un refuso ripetuto tre volte in altrettanti documenti di Polizia? O il rischio concreto di una deportazione manu militari al vicinissimo inferno libico? Draghi e Lamorgese hanno il dovere di spiegarlo prima possibile.

Antonio Mazzeo
amazzeo61@gmail.com
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