Patrice Motsepe, il riccone del Sudafrica, nuovo presidente del calcio africano

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Marzo 2021

Scavando, scavando, 13 anni fa ha scalato la montagna d’oro ed è stato incoronato come uno dei 9 africani più ricchi del Continente nero. Zitto, zitto, quatto quatto, pochi giorni fa è riuscito a farsi incoronare re del calcio africano. Patrice Motsepe, 59 anni, nato a Soweto, sposato, 3 figli, miliardario discreto e filantropo, è il nuovo presidente della Confederazione Africana del Calcio (Caf).

 

Patrice Motsepe, nuovo presidente del CAF

E’ stato eletto venerdì 12 marzo a Rabat, in Marocco, durante la 43° assembla dell’organismo che ha in mano l’intero pianeta dei pedatori, ovvero il governo delle 54 federazioni calcistiche africane. Un’elezione avvenuta per acclamazione. Senza un voto ufficiale, senza un voto contrario. Evento rarissimo, sorprendente. Come sorprendente è stata la scelta di Patrice Motsepe.

Un Carneade, o quasi, nel mondo internazionale del pallone. Almeno fino al novembre scorso, quando fu annunciata la sua candidatura, avanzata, oltretutto, per interposta persona, Danny Jordaan, presidente della Federazione sudafricana del football (SAFA). Patrice era in isolamento, colpito dal Covid 19. All’annuncio inatteso, il mondo calcistico tradizionale restò attonito e si pose la classica domanda: Patrice chi ?

“Per sapere chi fosse occorreva proprio conoscere a fondo l’economia sudafricana, particolarmente quella legata al settore minerario, e la composizione del comitato direttivo della squadra più importante del Paese, il Mamelodi Sundowns“, ha scritto il giornalista Alexis Billebault, citando il dirigente di una federazione calcistica.

Patrice Motsepe appariva nuovo ed estraneo se paragonato ai suoi tre concorrenti per la carica a settimo presidente della Caf: il senegalese Augustin Emmanuel Senghor, il mauritano Ahmed Yahya e l’ivoriano Jacques Anouma, tre vecchie volpi del mondo pallonaro. Per dire: Senghor, 56 anni, politico, avvocato, presidente della Federazione del suo Paese per ben 11 anni; Yahya, 44 anni, uomo d’affari, per la terza volta responsabile della Football Federation of the Islamic Republic of Mauritania (FFRIM); Anouma, 70 anni, capo della sua federazione e figura storica del pallone ivoriano.

Effettivamente ha dell’incredibile che una figura come Patrice Motsepe, per quanto riservato, fosse così poco noto e tanto sottovalutata. Un personaggio di cui si conoscesse vagamente l’esistenza. Eppure…dietro di lui – scavando, scavando.. emerge un mondo politico, commerciale, industriale, sportivo e umanitario.

Sarebbe bastato, tanto per iniziare, sbirciare il sito Forbes: gli attribuisce una ricchezza personale di 3,2 miliardi e la nona posizione (dal 2008) nella classifica africana degli “epuloni” (ma più generoso di quello che negò le briciole a Lazzaro, nel Vangelo). Questo grazie alle miniere di rame, ferro, oro, platino e carbone, che fanno capo alla African Rainbow Minerals da Motsepe fondata e posseduta. Nel 2016 ha anche lanciato la African Rainbow Capital, una società diinvestimenti nel continente; è poi azionista della Sanlam, una compagnia finanziaria; è Ceo della Harmony Gold, una delle compagnie aurifere più importanti del mondo; è padrone, dal 2004, del Mamelodi Sundowns Football Club , di Pretoria, (recentemente vincitrice dei due più prestigiosi trofei continentali) e azionista di maggioranza dei Bulls, team rugbistico di successo

Pur nato a Soweto, la “storica” baraccopoli di Johannesburg, (28 gennaio 1962), le sue origine sono meno umili e sfortunate di quelle di migliaia di suoi concittadini. Suo padre era un insegnante e proprietario di un paza shop, piccolo emporio di generi vari, frequentato da centinaia di poveri, operai, minatori. In questo locale Patrice nei giorni di vacanza aiutava il genitore. Lì apprese i rudimenti degli affari. E’ lì che gettò le basi per diventare il futuro magnate delle miniere.

Grazie alle discrete condizioni familiari, fu in grado di andare a una scuola privata cattolica e all’università. Dopo le superiori si trasferì nel vicino Swaziland (ora eSwatini) dove si laureò in Arte; quindi tornò a Johannesburg e si iscrisse alla rinomata università di Witwatersrand (Wits), dove studio legge e diritto minerario. Nel 1994 divenne il primo partner nero dello studio legale Bowman Gilfillan in Johannesburg ma con uffici anche in Kenya, Malawi, Mauritius, Tanzania, Uganda e Zambia. E nel 1997 colse al volo due occasioni (ovviamente) d’oro: la fine dell’Apartheid e il crollo del prezzo del prezioso metallo.

Mamelodi Sundowns Football Club

Furono la rampa di lancio che lo trasformò nel Creso della nazione arcobaleno. Si precipitò ad acquistare miniere scarsamente produttive del minerale giallo e le rese redditizie. E creò migliaia di posti di lavoro nelle aree rurali. Tanto che nel 2008 scherzando commentò: “I mie amici mi chiamano il capitalista nero”. Che a dispetto della sua dichiarata modestia e ritrosia ad apparire in pubblico, ha ben investito anche sul piano familiare: la moglie Precious Moloi-Motsepe, 56 anni, è un medico e imprenditrice nel campo della moda; la sorella primogenita, Tshepo, 67 anni, è la first lady sudafricana, in quanto ha sposato – scusate se è poco – l’attuale presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, 68 anni. La sorella secondogenita di Patrice, Bridgette, 61 anni, è la moglie di Jeffrey Thamsanqa “Jeff” Radebe, 68, ministro e figura di spicco del Congresso nazionale africano (ANC), il partito al potere. Bridgette è ora una importante donna d’affari: presiede una società mineraria, ma ha iniziato la sua carriera come minatrice comune. E ha sempre criticato “il modo capitalistico di estrazione mineraria”.

Motsepe con la moglie Precious

Patrice ha anche 3 figli: Tlhopie, Kgosi and Kabelo. Tlhopie è il presidente del citato potente e prestigioso club calcistico, Mamelodi Sundows. Carica che ora dovrà lasciare perché, appunto, il papà è diventato presidente dell’intero mondo calcistico africano. E i conflitti di interessi, ora, non sono ammessi, specialmente dopo le critiche che hanno investito il presidente uscente del Caf, il malgascio Ahmad Ahmad sospeso e criticato perché avrebbe violato i protocolli etici. Il calcio africano in effetti, almeno a livello dirigenziale, è stato giudicato diviso, malato, addirittura torbido.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.