Madagascar, Ahmad Ahmad numero 1 del calcio africano arrestato e subito liberato

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Milano, 11 giugno 2019

Arrestato. Interrogato. Rilasciato. Senza accuse e quasi con le scuse, ma con schizzi di fango non facili da ripulire.

Ha rischiato di finire pesantemente fuori gioco il numero 1 del calcio africano. E proprio alla vigilia di due  eventi pallonari internazionali: il campionato mondiale femminile, appena iniziatosi in Francia, e la Coppa  d’Africa delle Nazioni (Afcon,o Can) pronta a decollare il 21 giugno, in Egittto..

Ahmad Ahmad, 59 anni, malgascio, presidente della Confederazione africana di  calcio (Caf), è stato arrestato nell’hotel de Berri di Parigi alle 8,30 del 6 giugno scorso dagli agenti dell’Ufficio centrale della lotta anticorruzione e le violazioni finanziarie e fiscali (OCLCIFF):

Ahmad Ahmad, politico e dirigente sportivo malgascio

A darne notizia è stato il giornale Jeune Afrique e per il mondo pallonaro è stato uno choc.

Ahmad Ahmad, anche se non molto conosciuto, è un pezzo grosso in Africa.

In Madagascar è membro del Senato, di cui è pure vicepresidente, è stato segretario del ministero degli Sport e ministro della Pesca, ha fatto il calciatore e l’allenatore ed è poi diventato presidente della Federazione calcistica del suo Paese..

Nel 2017, a sorpresa, ha spodestato quello che sembrava inamovibile  alla guida del Caf, il più importante organismo di gestione del calcio continentale: il discusso, immarcescibile gabonese Issa Hayatou, al potere per 29 anni e sette mandati consecutivi! Dal momento dell’elezione, Ahmad si è dato molto da fare per riorganizzare il calcio africano, “promuovere la trasparenza e combattere la corruzione”.

“Il primo anno – ha scritto Mark Gleeson sul sito Mg.Co.Za –  lo ha trascorso andando su e giù per il continente, incontrando capi di stato e avendo a malapena il tempo di respirare e di stare a casa sua in Madagascar. Scapolo, si è stabilito in Egitto, ma ha vissuto a lungo anche in Marocco, compreso il breve periodo in cui è stato ricoverato in ospedale per problemi cardiaci”.

Nel marzo scorso Ahmad si era visto negare dagli Stati Uniti visto per partecipare a una riunione della Fifa convocata a Miami. Il 6 giugno, invece, Ahmad era reduce dal  69 congresso della Fifa (la Federazione mondiale del calcio) che, il giorno prima, aveva riconfermato quale presidente lo svizzero Gianni Infantino.

All’origine dell’arresto, ci sarebbe l’accusa di aver favorito una società francese, la Tactical Steel, a discapito della multinazionale tedesca Puma  per il fornimento di materiale sportivo (fra cui 60 mila palloni da distribuire alle 54 federazioni africane). Questa decisione gli avrebbe fruttato un “premio” di 830.000 dollari.

A prenderlo di mira era stato, in marzo, l’egiziano Amr Fahmy, ex segretario generale della Confederazione africana, che lo stesso Ahmad aveva voluto in quella posizione. .Fahmy aveva accusato il suo mentore e superiore di corruzione e di molestie sessuali nei confronti della sua donna. Poco dopo la Caf  aveva rimosso Fahmy.

Altri nemici Ahmad se li era fatti in Tunisia. Pochi giorni fa il presidente malgascio, infatti, aveva dichiarato di essere stato minacciato dal presidente della società calcistica tunisina Esperance. Questo perché la Caf aveva ordinato la ripetizione del match de l’Esperance  contro  il Wydad Casablanca, giocata il 31 maggio. La partita era valida per la African Champions League e verrà rigiocata in occasione della Coppa d’Africa. L’incontro era stato annullato perché non era stato possibile, per un goal contestato, ricorrere alla Var (Video assistant referee), bloccata da una guasto: “Perché la Var funziona ovunque e non a Tunisi?”, aveva commentato Ahmad.

Trofeo coppa d’Africa 2019

Insomma: il super presidente aveva non era proprio benvoluto a tutto campo.

Nessuno però si aspettava il colpo di scena della mattina del 6 giugno, nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Marsiglia..Seguito da un altro coup de theatre: al termine di 10 ore di interrogatorio a Nanterre, (banlieue a nord ovest di Parigi), Ahmad è stato lasciato andare, gli è stata ridata la libertà con tanto di passaporto, senza nessuna accusa a carico.

Gli inquirenti hanno creduto alla sua linea di difesa: “Tutto è avvenuto alla luce del sole, ogni scelta è stata fatta collegialmente. Sono vittima di un complotto”.

Per ora è finita, ma c’è da credere che la partita non sia giunta al novantesimo minuto.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

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