Etiopia: Abiy rigido rifiuta qualsiasi mediazione e continua la guerra in Tigray

Africa ExPress
11 novembre 2020

Il primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, al potere dall’aprile 2018 e insignito del Premio Nobel per la Pace 2019, non cede alle pressioni della comunità internazionale, non intende, al meno per ora, aprire le trattative o avviare una mediazione per porre fine al conflitto che imperversa nel Tigray da ormai una settimana.

Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione Africana con sede ad Addis Ababa ha chiesto che le ostilità cessino immediatamente e nel pieno rispetto dei diritti umani. Il diplomatico ha proposto proprio l’UA come mediatore.

Sede dell’Unione africana ad Addis Ababa, Etiopia

Ieri mattina Abiy ha rincarato la dose dichiarando: “L’operazione militare continuerà come previsto e terminerà solamente quando la giunta criminale (del Tigray) non sarà disarmata, finchè non sarà instaurata una nuova amministrazione legittima e i fuggitivi non saranno consegnati alla giustizia”.

Nel frattempo sono stati effettuati arresti anche nella capitale. Il commissario della polizia di Addis Ababa ha confermato domenica che oltre 160 persone sono state arrestate perché in possesso di armi e munizioni e sospettate di voler sostenere le forze in Tigray. Daniel Bekele, capo della Commissione per i diritti umani in Etiopia ha inoltre fortemente condannato l’arresto di giornalisti di media indipendenti.

Nella giornata di martedì il primo ministro etiope ha raggiunto anche Khartoum, dove ha incontrato il suo omologo Abdallah Hamodk e il capo del Consiglio Sovrano, Abdel Fattah al-Burhan per informare le autorità sudanesi sulla situazione nel Tigray. In tale occasione Hamdok ha proposto a Abiy di accettare la mediazione di IGAD (Autorità intergovernativa per lo sviluppo, un’organizzazione internazionale politico-commerciale formata dai paesi del Corno d’Africa, con sede a Gibuti), suggerimento respinto dal leader di Addis Ababa.

Intanto il presidente del Tigray, Debretsion Gebremichael, durante un suo intervento in una TV locale ha accusato l’Eritrea di aver inviato militari oltre confine. Secondo il presidente del Tigray, gli uomini di Isaias Afeworki avrebbero attaccato con armi pesanti da Humera, in prossimità del confine eritreo.

Disinformazioni incalzano in rete. Migliaia di utenti facebook hanno postato foto false e manipolate, che non hanno nulla a che vedere con il conflitto in atto.

E’ difficile verificare le notizie che giungono dall’area, perché internet è stato bloccato e lo spazio aereo è stato chiuso. Sabato mattina il Parlamento di Addis Ababa ha anche approvato lo stato di emergenza nella regione, già in vigore da venerdì dietro ordine del primo ministro.

Abiy Ahmed, primo ministro dell’Etiopia

SUNA, l’agenzia di stampa sudanese ha riferito che dall’inizio del conflitto nel Tigray, migliaia di rifugiati etiopi  sono arrivati ai valichi di confine di Luqdi, Qudaymah e Hamdayit. Un funzionario dell’agenzia sudanese per i rifugiati ha detto che ne potrebbero arrivare moltissimi altri nei prossimi giorni. “Sarà difficile ospitare tutti nel campo di Al-Shajarab, nel Gadaref State”. Un gran numero di profughi è entrato nel Sudan anche al confine vicino Kassala. Non solo civili: hanno lasciato l’Etiopia, anche decine e decine di militari che hanno abbandonato i ranghi per rifugiarsi nel Paese confinante.

Dall’ inizio del conflitto sarebbero già morte centinaia di persone da entrambe le parti. Impossibile verificare o confermare, visto che le comunicazioni sono ancora poste sotto sigillo.

La tensione tra il governo centrale e quello di Makallé è alle stelle da mesi. E dopo le elezioni non autorizzate che si sono svolte a settembre, Addis Ababa ha inserito nella lista nera le autorità della regione e del partito al potere, Tigray People’s Liberation Front (TPLF), bollandoli come “criminali”.

Le truppe di Addis Ababa hanno lanciato l’offensiva contro la regione del Tigray, nel nord dell’Etiopia, in seguito a un attacco a una base militare a Makallé. L’aggressione condotta avrebbe causato morti e danni alle strutture. Inoltre gli assalitori avrebbero tentato di rubare mezzi e altri beni militari delle forze federali.

Debretsion Gebremichael, presidente del Tigray, Etiopia

Debretsion Gebremichael, appassionato giocatore di tennis, è nato a Shire Inda Selassie, nel Tigray, negli anni 50. Di lui si dice che fosse il miglior studente di tutta la provincia, un ragazzo prodigio, dotato di grande intelligenza. Ammesso a pieni voti all’università, ha preferito combattere accanto al TPLF contro la dittatura della giunta militar-comunista di Mengistu Hailé Mariam, che ha governato l’Etiopia e l’attuale Eritrea dal 1974 al 1991. 

TPLF ha poi mandato il giovane Debretsion in Italia, dove ha studiato tecnologia delle comunicazioni. Tornato in patria si è iscritto all’università di Addis Ababa, conseguendo la laurea in ingegneria elettronica.

Ha ricoperto posti governativi di grande prestigio. Durante il governo di Melles Zenawi, Debretsion Gebremichael, è stato direttore dell’Agenzia per lo sviluppo dell’informazione e della comunicazione, ministro delle Comunicazioni e anche vice primo ministro del premier Hailemariam Desalegn, succeduto a Melles Zenawi. Dal 9 gennaio 2018 è presidente del Tigray.

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@africexp

Etiopia: Abiy sguinzaglia l’esercito contro la regione ribelle del Tigray

Vicedirettore di Africa Express ha abitato in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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