Costa d’Avorio: altro strappo alla democrazia terzo mandato per Ouattara

Alassane Ouattara, presidente della Costa d'Avorio

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
5 novembre 2020

Il 78enne Alassane Ouattara è stato riconfermato per un terzo mandato presidente della Costa d’Avorio. Ha vinto quasi con un plebiscito, riportando a casa il 94 per cento dei consensi alle elezioni presidenziali che si sono svolte il 31 ottobre 2020.

Alassane Ouattara, presidente della Costa d’Avorio

La partecipazione al voto è stata del 58 per cento, malgrado l’appello all’astensionismo da parte dell’opposizione.

Lunedì, quando ancora non era stata confermata ufficialmente la vittoria di Ouattara, l’opposizione ivoriana, tramite il suo portavoce, Pascal Affi N’Guessan, candidato alla tornata elettorale per FPD (Fronte Popolare Ivoriano) aveva annunciato la creazione di un Consiglio Nazionale di Transizione, presieduto da Henri Konan Bédié, candidato anch’esso per un partito dell’opposizione, il PDCI (Parti démocratique de la Côte d’Ivoire).

In un comunicato congiunto, l’Unione Africana, la Comunità Economica dgli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) e le Nazioni Unite hanno chiesto agli oppositori di abbandonare il progetto di un Consiglio Nazionale di Transizione.

Il capo della Commissione elettorale, Kuibiert-Coulibaly Ibrahime, ha reso pubblico i risultati elettorali provvisori martedì mattina. Da allora il potere ha mostrato il pugno di ferro: le abitazioni di alcuni leader dell’opposisione sono state circondate dalla polizia. Mercoledì gli agenti sono addirittura entrati con la forza nella residenza di Bédié, ex capo dello Stato del Paese. Nel pomeriggio la presenza della polizia è stata meno massiccia, ma a tutt’ora il padrone di casa non può ricevere visite.

Martedì la polizia ha anche fermato una ventina di persone. Tra questi il numero due di PDCI e due senatori. Fonti certe hanno fatto sapere che nessuno ha subito violenze. Due degli arrestati sono stati poi rilasciati in serata.

Scontri in Costa d’Avorio

Alassassane Ouattara è  molto legato alla Francia che con la Costa d’Avorio da una relazione speciale. Parigi considerava il Paese la sua colonia prediletta.

La candidatura di Ouattara, non è stata vista di buon grado dalla maggior parte dei raggruppamenti politici dell’opposizione. In un primo momento il presidente stesso aveva dichiarato di non essere interessato a un nuovo mandato. Il suo partito al potere, Rassemblement des Houphouëtistes pour la démocratie et la paix (RHDP), aveva infatti designato Amadou Gon Coulibaly, allora primo ministro, come candidato alle presidenziali. Ma lo scorso agosto Ouattara, in seguito all’inaspettata morte del suo delfino Gon Coulibaly, ha cambiato idea.

La legge fondamentale ivoriana prevede al massimo due mandati, ma il Consiglio costituzionale ha ritenuto che con l’approvazione della nuova Costituzione, adottata nel 2016, i contatori dei mandati del presidente uscente siano stati azzerati, dunque nessun impedimento per Ouattara di presentarsi di nuovo. E è proprio ciò che l’opposizione contesta e che ha causato scontri e una trentina morti già prima della tornata elettorale in tutto il Paese, il più grande produttore di cacao a livello mondiale.

Ora la gente ha paura che si possa ripetere ciò che è successo nel 2010, quando scontri post-elettorali sono sfociati in una breve guerra civile che ha causato oltre 3.000 morti.

UNHCR ha riferito lunedì scorso che oltre 3.000 persone sono fuggite dalla ex colonia francese e hanno cercato rifugio e protezione nei Paesi confinanti perchè temono disordini e aggressioni.

Il Carter Center, che ha monitorato le elezioni in Costa d’Avorio, ha puntualizzato in un comunicato che la situazione politica e la sicurezza precaria hanno reso davvero difficile organizzare una tornata elettorale credibile. E ha aggiunto: “Alcune forze politiche sono state escluse dal processo elettorale,  boicottato da una parte della popolazione”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

 

 

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.