Il dramma d’un papà migrante: “Cerco mia figlia dispersa in mare da 7 anni”

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
18 giugno 2020

Le tracce della piccola Mekdes, allora aveva 4 anni, si perdono in quella tragica notte tra il 16 e il 17 luglio 2013 nel Canale di Sicilia, a 85 miglia da Lampedusa.

Naufragio di migranti nel Mediterraneo centrale

Il motore del natante sul quale viaggiava con la madre era andato in avaria e tutti erano finiti in acqua, ma erano riusciti ad aggrapparsi alle gabbie per i tonni trainate da un peschereccio tunisino, il Kakhed Amir. Alcuni superstiti, una novantina secondo le cronache dell’epoca, avrebbero raccontato più tardi che l’equipaggio dell’imbarcazione aveva tagliato le funi cui erano assicurate le trappole per i pesci

La figlia e la mamma erano fuggite dal Sudan alla volta della Libia alla fine del 2012, la donna aveva paura per le pesanti minacce lanciate da frange estremiste musulmane: lei era di fede islamica, il marito cristiano. Le unioni inter-religiose sono spesso mal tollerate nell’ex protettorato anglo- egiziano.

La piccola Mekdes con la mamma nel 2012

Il papà della piccola, Maru, un etiope, rimasto in Sudan con lo status di rifugiato, aveva saputo dell’incidente dalla stampa internazionale e, in seguito alcuni superstiti l’avevano informato che la moglie Merkeb era annegata quella notte, mentre la figlia sarebbe stata salvata.

E così il papà inizia le ricerche e contatta anche Africa ExPress. Così noi  proviamo a ricostruire i fatti con l’aiuto di tanti amici. Non c’è traccia della bimba nemmeno tra i migranti che erano riusciti a sbarcare.

Maru, preso dalla disperazione, lascia il suo impiego in Sudan e parte anche lui per la Libia. Non si rassegna, vuole trovare la figlia a tutti costi. Dopo alcuni mesi di silenzio, una domenica di luglio del 2014  chiama Africa Express: “Sono su un gommone al largo della Libia con un centinaio di migranti, stiamo imbarcando acqua”. Vuole anche lui raggiungere l’Europa.

Africa Express allerta immediatamente la nostra guardia costiera che interviene quasi in tempo reale – nel luglio 2014 era ancora attiva l’Operazione Mare Nostrum – e così Maru e i suoi compagni di viaggio vengono salvati. La vicenda viene ripresa anche da Paolo Lambruschi sul quotidiano Avvenire.

Oggi il giovane etiope vive in Germania.  Dopo un lungo iter ha trovato un buon lavoro. E’ un uomo istruito e parla diverse lingue, ha imparato anche il tedesco e non smette di cercare la figlia. Ha contattato anche la Croce Rossa ma senza successo. In questi anni anche Africa ExPress ha continuato a indagare per trovare qualche traccia. Persino il programma televisivo “Chi l’ha visto?” si era interessato al caso della piccola Mekdes.

Dal 2013 a oggi sono morti su per giù 20.000 migranti, inghiottiti dal Mediterraneo. A questo triste elenco bisogna aggiungere quello dei dispersi, che spesso non figurano nemmeno nelle statistiche, e Mekdes è una di questi. Dispersa da 7 anni.

Una spiaggia libica

L’Operazione Mare Nostrum, istituita dopo il terribile naufragio del 3 ottobre 2013 che costò la vita a oltre 360 persone, non è più attiva dal 2014 e alle navi delle ONG è stato praticamente impedito il pattugliamento in mare.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Sul barcone della morte dalla Libia a Lampedusa, Maru un papà che non si arrende

“Cerco la mia figlioletta scampata al naufragio di un barcone di migranti: scappava dal Sudan”