“Cerco la mia figlioletta scampata al naufragio di un barcone di migranti: scappava dal Sudan”

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Cornelia I. Toelgyes
Mi chiamo Maru, sono un rifugiato etiope, cristiano e vivo in Sudan, dove lavoro come guardiano. Fino ad un anno fa ero proprio felice, sapete. Avevo una moglie ed una bambina meravigliosa. Fra pochi mesi Mekdes compirà 5 anni.

Quando conobbi Merkeb (mia moglie e madre di mia figlia Mekdes) ci innamorammo. Ci sposammo; per noi la religione non era un problema. Lei era musulmana, io cristiano. Pensavamo che il nostro amore avrebbe resistito a tutto. Dopo poco nacque la nostra bambina Mekdes. Fu una gioia immensa.

Come tutti sapete, la maggior parte della popolazione sudanese è musulmana. L’islam è anche la religione di stato in quel paese. Ci sono molte frange estremiste musulmane con le quali non si scherza. E proprio queste hanno iniziato ad infastidire mia moglie, a tormentarla, a minacciarla. Ebbe paura per sé, per me, per nostra figlia. Il 27 dicembre 2012 decise di andarsene. Scappò con la nostra amata bambina. Quanto mi mancano i loro sorrisi.

Di tanto in tanto ebbi loro notizie per telefono. Poi la sera del 15 giugno 2013 l’ultima telefonata dalla Libia. “Stiamo per imbarcarci. Fra poco saremo al sicuro in Italia.” Da allora il cellulare di mia moglie è muto.Barcone 3

Seppi dalla stampa internazionale che ci fu un incidente in mare tra 16 ed il 17 giugno 2013, ad 85 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali che tuttavia sono di fatto controllate dalle autorità maltesi.

Un gruppo di migranti stava tentando la traversata a bordo di un gommone, andato in avaria. Tutti erano finiti in acqua e si erano aggrappati alle gabbie per i tonni trainate da un peschereccio tunisino, il Kakhed Amir. L’equipaggio però avrebbe tagliato il cavo cui erano assicurate le reti. Sette o forse dieci migranti, erano annegati. Più tardi qualcuno mi informò che mia moglie era tra le vittime, ma che la bambina si era salvata.

Una signora europea che vive in Sudan mi ha aiutato a contattare le autorità maltesi affinché cercassero mia figlia. Dopo lunghe ricerche ci comunicarono che Mekdes non era in nessun istituto o orfanatrofio di Malta.

La piccola può essere solo a Lampedusa o in Sicilia. Ora abbiamo avviato le ricerche in Italia tramite le organizzazioni preposte. Non posso vivere senza mia figlia. So che anche lei ha bisogno del suo papà. Quando potrò riabbracciarti Mekdes ?

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter @cotoelgyes

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi