Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
17 aprile 2020

Il governo di Capo Verde, Stato insulare situato in un arcipelago vulcanico al largo della costa nord-occidentale dell’Africa, ha ammesso di aver combinato un gran pasticcio. “Abbiamo commesso un errore”, ha detto il primo ministro capoverdiano, Ulisses Correia e Silva, “non avremmo dovuto fare interrompere la quarantena a oltre 170 impiegati dell’albergo di lusso Riu Karamboa sull’isola di Boavista”.

 

Infatti, l’altro ieri il ministro della Salute di Praia, Arlindo do Roasario ha annunciato che le persone affette da COVID-19 sono salite da 11 a 56 e i 45 nuovi casi riguardano esclusivamente gli operatori dell’hotel. Ora si cerca di rintracciare tutte le persone entrate in contatto con loro.

Tutti gli impiegati sono rimasti confinati nelle loro camere nella struttura alberghiera dal 23 marzo, dopo la morte per coronavirus di un cliente britannico, ospite dell’hotel. Dopo quasi tre settimane di isolamento sono iniziate le proteste in quanto i risultati dei test tardavano a arrivare. Dunque lo scorso fine settimana 178 di loro hanno ricevuto l’autorizzazione di poter far ritorno nelle proprie case, mentre solamente 18 sono rimasti nel resort in attesa dell’esito delle analisi.

Dal 18 marzo il governo dello Stato insulare ha chiuso i suoi confini marittimi e ha interrotti i collegamenti aerei con i Paesi a alto rischio COVID-10.

In tutto il continente africano i casi registrati positivi alla pandemia sono 17.217, mentre le vittime sono salite a 911. Le persone guarite sono 3.556. Solamente due Paesi non sono ancora stati raggiunti dal coronavirus: Lesotho, piccola monarchia parlamentare, un’enclave dell’Sudafrica, e l’Unione delle Comore, Stato insulare dell’Africa Orientale posto all’estremità settentrionale del Canale del Mozambico, nell’Oceano indiano.

Sudafrica e Egitto sono le due nazioni maggiormente colpite: 2.506 il primo, 2.505 il secondo, che registra però il più 0elevato numero di vittime, che sono ben 134. Seguiti da Algeria, con 2.156, Marocco 2.024, Camerun 848, Tunisia con 784 casi confermati. I dati si riferiscono al 15 aprile 2020.

Praticamente tutti Paesi hanno adottato le misure volte a limitare l’espandersi dell’epidemia suggerite dall’Organizzazione mondiale della Sanità. E ieri l’Etiopia, in collaborazione con l’ONU, ha aperto all’aeroporto internazionale di Addis Ababa una piattaforma per trasportare in tutto il continente materiale e operatori umanitari e arginare la propagazione della patologia.

Il governo di Gibuti ha annunciato un record di contagi da coronavirus. In tutto il Paese si registrano 591 casi, dei quali 156 sono risultate positive con gli ultimi test effettuati. Le vittime sono però solamente 2 dall’inizio della pandemia. Secondo l’ultimo comunicato stampa del governo, 41 persone sono in quarantena nei centri addetti, mentre 517 sono ricoverati e sono sotto terapia. E’ il Paese del Corno d’Africa con il maggior numero di persone positive al coronavirus.

Anche in Guinea è diventato obbligatorio indossare la maschera e sarà inflitta una contravvenzione per disobbedienza civile di 2,80 euro a coloro che non si adegueranno alla nuova norma.

Libreville, la capitale del Gabon, e tre comuni limitrofi, sono considerate zone rosse da lunedì scorso per la durata di due settimane e sono sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine. Il Paese conta 57 contagi.

Il re del Marocco, Mohammed VI, ha incontrato in questi giorni Macky Sall e Alassane Ouattara, rispettivamente presidenti del Senegal e Costa d’Avorio. A entrambi ha fatto sapere che è pronto a perorare un’iniziativa africana nella lotta contro il coronavirus. Il governo di Rabat ha inoltre annunciato di voler ridurre lo stipendio dei funzionari pubblici, l’equivalente di un giorno di lavoro al mese per la durata di un trimestre. La somma sarà devoluta a un fondo istituito da Mohammed VI per la lotta contro il coronavirus.

In Nigeria è stato prolungato il lockdown per altre due settimane nelle regioni maggiormente colpite dalla pandemia: Lagos, Ogun e Abuja. La Commissione Nazionale per i Diritti Umani ha denunciato la morte di 18 persone uccise dalle forze di sicurezza  per non aver rispettato le misure di emanate dal governo. Negli Stati dove è in regime il lockdown, la stessa commissione ha accusato la polizia di uso improprio della forza, abuso di potere, e non rispetto delle leggi nazionali e internazionali, tra questi appunto i 18 assassinii extragiudiziali e 105 violazioni contro i diritti umani.

Polizia nigeriana accusata di omicidi extragiudiziali

Sono solo una parte delle notizie contenute nel rapporto della Commissione pubblicato mercoledì scorso. La polizia ovviamente nega le accuse, eppure sui social network sono stati pubblicati molti video sugli abusi perpetrati. E ricordiamo che la Nigeria conta il più elevato numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Basta consultare il rapporto dell’Organizzazione World Poverty Clock del 2018. Queste persone dipendono dall’economia informale per poter sopravvivere, anche in tempo di coronavirus.

Diciannove tra i Paesi più poveri dell’Africa potranno beneficiare di una riduzione del loro debito con il Fondo Monetario Internazionale; la notizia è stata annunciata da Kristalina Georgieva, direttrice generale dell’istituzione finanziaria, precisando che lo sgravio è stato possibile grazie al Fondo per il contenimento delle catastrofi, per consentire ai governi di questi Stati di concentrare le loro risorse per la lotta di COVID-19.

Il governo sudanese ha decretato lunedì un coprifuoco totale di tre settimane nella capitale Khartoum e zone limitrofe a partire da sabato prossimo. La nuova norma è stata applicata dopo l’aumento dei contagi, che attualmente sono 29, mentre le vittime registrate risultano esser 4.

Paura dei vampiri in Mozambico
Paura dei vampiri in Malawi

E in Malawi in tempo di coronavirus torna lo spettro dei vampiri. Nel nord del Paese almeno otto persone sono state brutalmente linciate a morte da gruppi di autodifesa perchè sospetttate di aver bevuto sangue delle loro vittime. Le credenze popolari nel Paese sono ancora molto radicate. L’ONU ha chiesto al governo interventi immediati. Le autorità di Lilongwe hanno registrato finora 16 casi positivi al coronavirus e 2 morti. Intanto il personale sanitario ha proclamato uno sciopero per protestare contro la mancate promesse del governo di assumere nuovo personale e la carenza di attrezzature per curare i malati affetti da COVID-19. Il ministro della Salute, Jappie Mhango, ha annunciato ieri il lockdown dal 18 aprile al 9 maggio. Tutti i servizi non essenziali dovranno essere chiusi.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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