Bavaglio alla mozambicana alla stampa costretta a pagare tasse enormi

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 15 agosto 2018

In Mozambico il governo mette in ginocchio la stampa libera. Senza il pugno di ferro delle dittature e senza bisogno di mettere in galera i giornalisti lo fa con un decreto governativo che impone tasse esose per i media indipendenti.

Filipe Nyusi, presidente del Mozambico
Filipe Nyusi, presidente del Mozambico

Così il governo di Filipe Nyusi è riuscito a fare un’operazione subdola che mette un bavaglio economico alla stampa libera. Dal 22 agosto entreranno in vigore esorbitanti tabelle di licenza e di rinnovo delle testata giornalistiche nell’ordine di migliaia di euro. A questa stangata si aggiunge anche una tassa annua pari al 6 per cento del valore della licenza.

Il tariffario avvelenato

Il giornale @Verdade ha pubblicato il “tariffario avvelenato”. L’iscrizione al registro avrà un costo tra 2 e 4 milioni di meticais (30-60 mila euro); la tassa per la licenza della stampa cartacea, web, radio e televisioni costerà tra 800 mila e 4 milioni di meticais (12-60mila euro).

Ma se le aziende che fanno informazione indipendente vengono colpite sugli alluci, la ginocchiata nel basso ventre la prendono i freelance. Un libero professionista mozambicano ogni anno dovrà sborsare 30mila meticais (500 euro) un’emorragia in un Paese dove lo stipendio annuale arriva a 900 euro.

Per il freelance straniero la tassa è di 150mila meticais (2.300 euro) mentre per un corrispondente straniero arriva a 500mila meticais (7.600 euro). Questa è la cifra che un professionista dell’informazione straniero dovrà pagare ogni volta che entra in Mozambico.

Protesta dei giornalisti mozambicani davanti al bavaglio economico
Protesta dei giornalisti mozambicani davanti al bavaglio economico

Un bavaglio che scoraggia le testate straniere

Questo bavaglio economico non solo ostacola le testate indipendenti nazionali ma rende più costosa l’informazione dei media stranieri sulle vicende del Paese lusofono.

Una tassa di questa entità mette in difficoltà i freelance stranieri e soprattutto i giornalisti mozambicani che collaborano con le testate di altri Paesi. E soprattutto non porta denaro nelle casse dello Stato.

Netta condanna dell’Instituto di Comunicazione dell’Africa Australe  (MISA Moçambique), un’organizzazione per la libertà di stampa, al decreto del governo. Attraverso il suo direttore, Ernesto Nhanale, all’agenzia portoghese Lusa ha denunciato che al potere ci saranno persone con un ampio margine di manovra per minacciare i giornalisti.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin
(1/2 – continua)

La seconda puntata del rapporto di Sandro Pintus si trova qui:

Repressione alla mozambicana, il bavaglio alla stampa arriva prima delle elezioni

Repressione alla mozambicana, il bavaglio alla stampa arriva prima delle elezioni

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Giornalista pubblicista dal 1979 ha iniziato l'attività con Paese Sera. Poi, negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.