Published On: Fri, Jun 15th, 2018

West Africa Leaks 2: italiano di Capo Verde sospettato di riciclaggio di denaro

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 15 giugno 2018

Tra i tanti politici, industriali, corrotti e corruttori che dall’Africa occidentale esportano capitali nei paradisi fiscali, nei West Africa Leaks troviamo anche un italiano residente a Capo Verde.

Si chiama Gilberto Pacchiotti e la documentazione che lo riguarda è stata trovata tra i 2,5 milioni di carte che fanno parte di SwissLeaks, il maggiore scandalo dei conti off-shore svizzeri.

Porto di Mindelo nell'isola di São Vicente a Capo Verde

Porto di Mindelo nell’isola di São Vicente a Capo Verde

Secondo il Norbert Zongo Cell for Investigative Journalism (CENOZO), il gruppo di giornalisti africani che collabora con l’ International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), Pacchiotti, con la sua società Capo Verde Import Lda, ha un ammontare di denaro sospetto.

CENOZO parla di un conto di oltre due milioni di dollari americani che provengono da un arcipelago dove, fino ad ora, non c’è attività nota che giustifichi una somma come questa in un conto off-shore. La deduzione delle indagini dei giornalisti è: riciclaggio di denaro.

Pacchiotti, 77 anni, da 25 a Capo Verde, è proprietario di Capo Verde Import Lda, società che importa prodotti alimentari. La sede aziendale è a Mindelo, nell’isola di São Vicente, un territorio di 225kmq (poco più grande della provincia di Trieste) che ha 75mila abitanti.

Mappa dell'arcipelago di Capo Verde

Mappa dell’arcipelago di Capo Verde

Le indagini rivelano che l’imprenditore italiano, a São Vicente, è proprietario di vari immobili. In uno c’è la sede aziendale, diventata Sulamericanas Capo Verde Import Ltd; poi ha un appartamento di fronte al mare, nella zona di San Pedro; un altro vicino all’aeroporto internazionale dell’isola, che utilizza per ospitare amici e conoscenti.

La documentazione analizzata da CENOZO mostra che la Capo Verde Import Lda è stata fondata nel 2008 con un capitale iniziale di 8 milioni di scudi capoverdiani (72.500 euro). Il 95 per cento appartiene a Pacchiotti mentre il restante 5 per cento è di proprietà di Benjamin de Livramento Rodrigues, chiamato Djimi.

Djimi ha nazionalità capoverdiana e portoghese e possiede un’officina meccanica che ripara auto e barche. Il socio di Pacchiotti era uomo di fiducia di un ispettore di polizia implicato in un traffico di 521 chilogrammi di cocaina, sequestrata, il cui nome dell’operazione era “Perla negra”.

Gilberto Pacchiotti ha almeno due passaporti: italiano e neozelandese. L’indagine dei giornalisti africani dice che il suo volume di affari e le tasse pagate a Capo Verde non giustificano la somma di denaro che ha portato in Svizzera in un conto aperto alla HSB Private Bank.

Sede della Sulamericanas Capo Verde Lda a Mindelo, Capo Verde (courtesy CENOZO)

Sede della Sulamericanas Capo Verde Lda a Mindelo, Capo Verde (courtesy CENOZO)

L’uomo d’affari, contattato telefonicamente da CENOZO, ha spiegato che le autorità italiane hanno trovato il suo nome nella “lista Falciani” (la lista con i nomi dei presunti evasori fiscali con conti nelle banche svizzere). Da qui hanno dedotto che il denaro del suo conto erano soldi italiani.

Pacchiotti ha detto di essere residente a Capo Verde dove ha pagato le tasse e che quindi il sistema fiscale italiano non ha niente a che vedere con i suoi soldi. Quando gli viene chiesto se quei due milioni di dollari potrebbero avere a che fare con riciclaggio di denaro, afferma che tutto è dichiarato e legittimo e che il denaro può essere rintracciato.

Passaporto di Gilberto Pacchiotti (courtesy CENOZO)

Passaporto di Gilberto Pacchiotti (courtesy CENOZO)

Ma perché un conto in Svizzera? Anche davanti a questa domanda dichiara sicuro: “Per migliore operatività e per il tasso di interesse più alto che altrove. In Svizzera c’è il vantaggio che si possono fare acquisti direttamente, invece di ricevere denaro a Capo Verde. Gestisco il denaro dalla Svizzera e da lì effettuo pagamenti. Mi permette di portare facilmente prodotti provenienti da Asia, Europa e Sud America. Da Capo Verde ci vuole più tempo per i pagamenti”.

Nel 2017 l’arcipelago si sarebbe dovuto adeguare alle regole di trasparenza dell’UE ma all’ultimo momento si è tirato indietro. Oggi Capo Verde è nella lista grigia dei 47 Paesi che non soddisfano i requisiti minimi di trasparenza ma si sono impegnati ad aggiornare le loro regole.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter: @sand_pin
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Crediti immagini:
– Mappe Africa e Capo Verde
Di Alvaro1984 18Opera propria, Pubblico dominio, Collegamento
Pubblico dominio, Collegamento

-Porto di São Vicente
Di User Kotoviski on sv.wikipediaOpera propria, <a

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