Mali, elezioni a fine luglio, ressa di candidati e caos di partiti e associazioni

Cornelia I. Toelgyes Rov 100Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 15 maggio 2018

Le prossime elezioni presidenziali in Mali si svolgeranno a fine luglio 2018. Le candidature dovranno essere presentate entro il 29 giugno alla Corte Costituzionale, che dovrà pronunicarsi sulla convalida dei candidati. Il 7 luglio entrerà nel vivo la campagna elettorale. Il primo turno è stato fissato per il 29 luglio. Per essere eletto, serve la maggioranza assoluta dei voti. Se nessuno degli aspiranti dovesse raggiungerla, si passa al ballottaggio, che, se necessario, è stato previsto per il 7 agosto.

Ibrahim Boubacar Keïta, il presidente uscente, si ripresenterà alle elezioni di quest’anno e sarà appoggiato da una colazione politica che comprende ben settanta partiti. Mentre il leader dell’opposizione al parlamento, Soumaïla Cissé, sarà il candidato del suo partito, l’Union pour la République et la Démocratie e della piattaforma Ensemble, restaurons l’espoir.  Il suo raggruppamento abbraccia una trentina di partiti e oltre duecento associazioni. Secondo i media in occasione della proclamazione ufficiale come rappresentante della sua coalizione erano presenti ben sessantamila persone. Tra gli ospiti alla manifestazione anche Ras Bath, famoso blogger e attivista maliano; il suo arresto, avvenuto nell’agosto 2016, aveva provocato una sommossa popolare.

Il vero nome del blogger è Mohammed Youssouf Bathily ed è figlio dell’ex ministro per “Domaines de l’Etat et des Affaires foncières”, Mohamed Ali Bathily. Alla cerimonia erano presenti anche il guineano Cellou Dalein Diallo e il bukinabè Zéphirin Diabré, entrambi leader dell’opposizione dei rispettivi Paesi.

Donna maliana durante l'operazione di voto del 2013
Donna maliana durante l’operazione di voto del 2013

E il padre di Ras BathMohamed Ali Bathily,  parteciparà a questa tornata elettorale. E’ il candidato dei contadini; infatti gode del sostegno dei capi-villaggio e di diverse associazioni agricole. Da tempo correvano voci su un’eventuale candidatura di Bathily; le sue priorità saranno la lotta contro la corruzione e la proprietà terriera per gli abitanti delle zone rurali.

Anche Modibo Sidibé, un ex primo ministro, è in corsa per la poltrona più ambita della ex colonia francese. Sidibé, presidente di Forces alternatives pour le renouveau et l’émergence, ha il sostegno di alcuni partiti politici e di alcune associazioni. La gioventù maliana e il loro futuro saranno al centro della sua campagna elettorale.

Tra i vari concorrenti troviamo anche, Aliou Boubacar Diallo  ricchissimo proprietario della Wassoul’Or, la miniera aurifera di Kodiéran, nel sud del Mali, sostenuto da Alliance démocratique pour la paix (ADP-Maliba). Nel 2013 era un grande sostenitore di Keïta, ma da tempo i loro rapporti si sono incrinati; nel 2016 ha lasciato il partito del presidente uscente per passare all’opposizione. L’uomo d’affari spera nell’appoggio di Bouyé Haïdara, un leader religioso musulmano molto influente e rispettato.

Finora i candidati in lizza per la presidenza sono una decina, oltre a quelli già citati troviamo Moussa Mara, che aveva già partecipato alla tornata elettorale del 2013; allora aveva raccolto solamente l’1,53 per cento delle preferenze. Anche il sindaco di Sikasso, città nel sud del Paese, Kalifa Sanogo, ha deciso di mettersi in gioco e così anche Moussa Sinko Coulibaly, ufficiale militare ed ex ministro, nonchè  Hamadoun Touré e Modibo Koné, due alti funzionari internazionali.

Il presidente mariano Ibrahim Boubacar Keita
Il presidente uscente mariano Ibrahim Boubacar Keita

Difficile organizzare elezioni in un clima come questo, sostengono alcuni osservatori. La sicurezza del Paese è ancora molto fragile, malgrado l’accordo di Algeri siglato nel 2015 e la cui attuazione non è mai stata completata (dei link in fondo a quest’articolo, ndr).

Nonostante la presenza dei caschi blu dell’ONU della missione MINUSMA e dei militari francesi di Barkhane, gli attacchi dei terroristi si susseguono nel Mali e in tutto il Sahel. Molti ostaggi occidentali sono ancora in mano ai ribelli. Poco più di un mese fa è stato rapito l’ultimo di una lunga serie di operatori umanitari. Nella situazione attuale non sarà certamente facile garantire un corretto svolgimento delle operazioni di scrutinio elettorale.

E proprio ieri il Consiglio Europeo ha esteso l’European Union Training Mission fino al 18 maggio 2020, incrementando anche notevolmente il budget, che così da 33,4 milioni di euro dello scorso biennio, è passato a 59,7 di euro. L’EUTM ha compiti di addestramento, formazione e supporto logistico dell’esercito del Mali e con il nuovo mandato è stato anche esteso al nuovo contingente tutto africano, Force G5 Sahel. Queste truppe, forti di cinquemila soldati provenienti da Niger, Mali, Burkina Faso, Mauritania e Ciad, sono già state ampiamente cofinanziate dall’UE. La forza congiunta, non ancora operativa a pieno regime, è stata lanciata lo scorso anno dai leader del Sahel per contrastare il terrorismo, specie nelle zone di confine tra Mali, Niger e Burkina Faso, aree molto battute dai migranti diretti verso la Libia, da dove sperano di potersi imbarcare per raggiungere le nostre coste. Pur di arginare il flusso migratori, l’UE non bada a spese per militarizzare i confini.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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