Published On: Sat, May 5th, 2018

Ciad: dopo 28 anni il presidente Idriss vuole restare al potere e il suo governo si dimette

francoDal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 5 maggio 2018

Lo scorso giovedì, con una decisione peraltro attesa, il primo ministro del Ciad, Albert Pahimi Padacke, in un messaggio televisivo al Paese, ha annunciato le sue dimissioni e quelle del suo governo, per protestare contro la recente modifica costituzionale che assegna al presidente Idriss Deby altri sei anni di potere, rinnovabili per altri sei. La nuova norma, fortemente avversata dall’opposizione che ha presentato ricorso, è stata confermata dalla Corte Costituzionale ed è quindi operativa a partire da venerdì scorso.

Il presidente del Ciad Idriss Baya

Il presidente del Ciad Idriss Deby

Idriss Deby è salito al potere nel 1990 quando, con un colpo di stato, cacciò Hissène Habré, suo predecessore e anche suo mentore. Nel 2001 assicurò che avrebbe lasciato la presidenza allo scadere del secondo mandato che si sarebbe concluso nel 2006. Promise anche che mai avrebbe cambiato la Costituzione per estendere la propria carica oltre quel termine, ma a dispetto di tali promesse, si fece riconfermare alla presidenza nel 2006, nel 2011 e di nuovo nel 2016 giustificando il suo voltafaccia con l’asserzione che “la vita della Nazione era in grave pericolo” ed era quindi suo dovere farsi carico di proteggerla. Ora, quest’ultima modifica al disposto costituzionale varato venerdì, non si limita a estendere la sua carica per altri potenziali 12 anni, ma inserisce una clausola che gli fornisce in pratica il dominio assoluto sulla Nazione giacché elimina anche le figure del vice presidente e del primo ministro, consacrando cosi Idriss a un potere totalmente autocratico.

Il palazzo presidenziale di N'Djamena, la capitale de Ciad

Il palazzo presidenziale di N’Djamena, la capitale de Ciad

A capo di un paese corrotto e – nonostante le enormi riserve petrolifere – anche poverissimo, Idriss Deby, nel confronto con i suoi colleghi continentali, non teme certo di sfigurare, visto che il delirio di potere è largamente condiviso in tutta l’Africa, come dimostrano le posisioni di re Mswati III dello Swaziland, in carica da trentadue anni, periodo uguale a quello di\ Yoweri Museveni in Uganda; Paul Biya in Camerun per quasi trentasei anni; Denis Sassou Nguesso in Congo Brazzaville per trentaquattro anni. In Togo, Etienne Gnassingbé Eydéma, dopo essere stato al potere per trentacinque anni, fece ridurre il limite di età posto dalla Costituzione per accedere alla presidenza, da quarantacinque a trentacinque anni, in modo che il suo rampollo, il trentaseienne Faure Gnassingbé, potesse succedergli dando così luogo a una vera e propria dinastia monarchica; Robert Mugabe, deposto recentemente, impose il suo gerontocratico dominio sullo Zimbabwe per trentotto anni, prima come capo del governo e poi come presidente. L’elenco potrebbe proseguire e non basterebbe lo spazio di questo articolo per contenerlo tutto, soprattutto se si volessero aggiungere i capi di stato cui la morte ha impedito di mantenere il potere. Per tutti basterà ricordare Muammar Gadaffi che espresse la sua dittatura assoluta sulla Libia per ben quarantacinque anni.

mapchad

Ex colonia francese, indipendente dal 1960, il Ciad è un Paese senza accesso al mare. Stretto tra Libia, Niger, Camerun, Nigeria, Sudan e Repubblica Centrafricana. Conta dodici milioni di abitanti, in gran parte di religione islamica e di lingua araba. Il suo territorio prevalentemente arido, offre solo il quattro per cento di superficie coltivabile e i dati che lo riguardano esprimono un’oggettiva difficolta del vivere: ha un’alta crescita demografica del quarantadue per mille e un elevato tasso di mortalità infantile che si attesta al centodue per mille. Il sessantacinque per cento della popolazione è ancora analfabeta e la speranza media di vita alla nascita, non supera i cinquantatre anni.

Famiglia rurale ciadiana

Famiglia rurale ciadiana

Fino a qualche hanno fa, nonostante la ridotta disponibilità di terreni coltivabili, la voce prevalente nell’economia ciadiana era l’agricoltura, non certo sufficiente però a garantire accettabili condizioni di vita che erano quindi sostenute dagli aiuti internazionali, ma dal 2003 le esportazioni petrolifere hanno portato significativi introiti alle casse dello Stato e sono tuttora in rapido incremento. Questa crescita, potrebbe rappresentare, in divenire, un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, portando loro i più essenziali supporti in termini di occupazione, sanità, educazione scolare e infrastrutture.

Zona desertica del Ciad

Zona desertica del Ciad

Certo che gli esempi di Angola e Nigeria, in cui guerre e povertà permangano benché i due Paesi siano da tempo consacrati come grandi produttori di greggio, non incoraggiano troppe speranze in proposito. Né può incoraggiarle la tracotante decisone di Idriss Deby, mirata non al benessere del suo popolo ma a uccidere la democrazia e a protrarre la propria egemonia sul Paese riducendolo così a un possedimento feudale.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@Franco.Kronos1

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