L’Onu: “In Centrafrica siamo quasi al genocidio. Occorre fermare la mattanza”

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I.  Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 12 gennaio 2015

Se non è stato genocidio, c’è mancato poco, pochissimo. Lo ha denunciato, dopo un anno di lavoro nella Repubblica Centrafricana,  la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, che ha consegnato il suo rapporto il 19 dicembre 2014 al Consiglio di Sicurezza.

Bernard Acho Muna, giudice della Corte suprema del Camerun e a capo della commissione, ha evidenziato nella relazione che dall’inizio del conflitto sono morte migliaia di persone (certamente oltre seimila). La responsabilità è da attribuire a entrambe le fazioni: Séléka e anti-Balaka: “Bisogna mettere fine all’impunità. I due gruppi hanno violato i diritti umani e sono responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità”, ha precisato nel documento Acho Muna. Ha poi aggiunto: “La commissione non è stata in grado di dimostrare il genocidio,  appare comunque evidente che gli anti-Balaka si siano resi responsabili di pulizia etnica, un efferato crimine contro l’umanità. Auspichiamo che il corpo di pace MINUSCA possa evitare che si arrivi al genocidio”.

carro afollatiLa commissione ha raccolto testimonianze da oltre 900 persone, sia nella Repubblica centrafricana che nel vicino Camerun, dove hanno trovato rifugio molti profughi.

Durante il mese di settembre 2014 la Corte Penale Internazionale ha aperto un’inchiesta parallela contro i crimini di guerra e il reclutamento di bambini soldato.

Nel suo rapporto annuale sulla Repubblica centrafricana l’UNHCR sottolinea che un quarto dell’intera popolazione è fuggita dalle proprie case.  Dunque tra sfollati e profughi sono ora 940.000 persone. Spesso è difficile prestare i necessari soccorsi per la presenza di bande armate, che rendono impossibile l’accesso anche agli operatori umanitari.

Il governo di transizione, il cui presidente è la signora Cathérine Samba Panza, resterà in carica per altri sei mesi. Le elezioni, che in un primo momento erano state fissate per il gennaio 2015, sono state rinviate a giugno di quest’anno, sperando che nel frattempo, anche grazie al corpo di pace presente nel Paese, possa essere ristabilito lo Stato di diritto e che la popolazione possa riacquistare fiducia nelle Istituzioni nazionali.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
Twitter: @cotoelgyes

Lontano dagli occhi dei media infuria la guerra nella Repubblica Centrafricana

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi