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Trump autorizza forniture d’armi per 7 miliardi di dollari: destinazione Israele

Dal Nostro Redattore Difesa Antonio Mazzeo 4 febbraio 2026 Nuove...

Quei governi fatti saltare da USA anche con l’aiuto degli squadroni della morte – 3

Speciale Per Africa ExPress Massimo A. Alberizzi 31 gennaio...

Un convegno sull’Iran a Mendrisio si trasforma in una rissa

Speciale per Africa ExPress Agnese Castiglioni* Mendrisio, 2 febbraio...
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Il pilota dell’aereo mozambicano precipitato il 29 novembre in Namibia si è schiantato deliberatamente

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Africa ExPress
Maputo, 22 dicembre 2013

L’aereo di linea mozambicano diretto in Angola precipitato al suolo in Namibia il 29 novembre è stato deliberatamente lanciato verso terra dal pilota. L’ha annunciato in una conferenza stampa il capo della Civil Aviation Mozambicana, Joao Abreu secondo cui il pilota Fernandes Dos Santos aveva chiare intenzioni di schiantarsi. Abreu, comunque, non ha spiegato il perché del disastro.

Dos Santos, lasciato solo nella cabina di pilotaggio per un attimo, si è chiuso dentro e non ha permesso al suo copilota di rientrare, nonostante le proteste del college. Il copilota è riuscito a tornare nella cabina solo pochi secondo prima dello schianto al suolo.

Abreu ha raccontato che le urla del copilota che chiede di entrare si sentono chiaramente dalla registrazione analizzata dai tecnici e contenuta nella scatola nera. Non si sa però il perché di questo comportamento del pilota.rottami 3

Le investigazioni degli esperti mostrano che Dos Santos aveva cambiato manualmente l’altitudine dell’aereo, passando da 11.500 metri a 180. Prima dello schianto aveva cambiato più volte, apparentemente senza motivo, anche la velocità.

In Namibia i tecnici che hanno esaminato i resti dell’aereo avevano già sentenziato che non c’era nessuna evidenza di guasti tecnici. L’aereo, per altro, era nuovo. Nell’incidente sono morti 33 persone, da Mozambico, Angola, Portogallo, Brasile, Francia e Cina. Le linee aeree mozambicane non hanno il nulla osta per volare in Europa.

Africa ExPress

Riek Machar annuncia: “Sono io il capo della rivolta in Sud Sudan e le mie truppe controllano i campi di petrolio”

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Massimo A. Alberizzi
22 dicembre 2013
Il generale James Koang, comandante della guarnigione militare di Bentiu, in Sud Sudan, ha preso il microfono della radio locale è ha dichiarato la sua fedeltà al vicepresidente defenestrato nel luglio scorso, Riek Machar. In qualche modo questo conferma quando dichiarato da Machar alla BBC: “Le mie truppe controllano i campi petroliferi di Unity State (di cui Bentiu è la capitale, ndr) e sono io il comandante della rivolta”.

Passa in Uganda la legge anti gay ispirata dagli integralisti cristiani: prevede l’ergastolo

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Massimo A. Alberizzi
22 dicembre 2013
Francamente sarebbe stato difficile pensare che in Uganda avrebbe vinto l’intolleranza. Invece la promessa della speaker del parlamento, Rebecca Kadaga, che aveva solennemente assicurato: “La legge sarà il regalo dio Natale” è stata mantenuta. I deputati hanno detto sì a draconiane norme anti gay. Il primo ministro ugandese, Amama Mbabazi, si è opposto al voto sostenendo che in aula, non c’era il numero legale.

Sud Sudan, Salva Kiir pronto al negoziato ma Riek Machar pone condizioni

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Massimo A. Alberizzi
21 dicembre 2013
L’unica strada per porre fine alle violenze in Sud Sudan e quella di intavolare trattative tra i due campi, quello del presidente Salva Kiir, di etnia dinka, la più grande del Paese, e quello dell’ex vicepresidente, licenziato nel luglio scorso Riek Machar, nuer. Salva Kiir si è detto favorevole a negoziare senza condizioni, Riek Machar ha detto che si siederà solo per trattare la dipartita del presidente.

BREAKING NEWS – Attaccati in Sud Sudan due aerei americani che evacuavano civili

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Due aerei inviati dagli Stati Uniti per evacuare i suoi cittadini dal Sud Sudan sono stati bersagliati da colpi d’arma da fuoco. I proiettili hanno causato il ferimento di alcuni dei passeggeri. La notizia arriva dall’Uganda, dove gli aerei sono atterrati. Non ci sono altri dettagli.

Sud Sudan, rischio di caccia all’uomo, diplomazia al lavoro, arrivano gli ugandesi

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Massimo A. Alberizzi
21 dicembre 2013
La calma è tornata a Juba, capitale del Sud Sudan anche se negli ospedali si curano (e si contano) e feriti delle giornate di violenza di inizio settimana. Almeno 34 mila persone terrorizzate si sono rifugiate nei compound delle Nazioni Unite per paura di essere ammazzate. L’Uganda ha inviato un contingente militare in appoggio ai caschi blu.

Sud Sudan nel caos, gli Stati Uniti inviano 45 marines

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Massimo A. Alberizzi
20 dicembre 2013
Sono due i caschi blu indiani uccisi in Sud Sudan durante l’assalto che soldati nour, fedeli all’ex vicepresidente Riek Machar, hanno lanciato ad Akobo contro la base delle Nazioni Unite. Per qualche ora tutti i contatti con il quartier generale di UNMISS (United Nation Mission in South Sudan) erano saltati e un primo rapporto sosteneva che fossero tre i militari uccisi. Invece si ha la conferma di due morti e di un terzo ferito gravemente e in pericolo di vita.

Madagascar, otto milioni al voto per eleggere il presidente

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Nostro Servizio Particolare
Giorgio Maggioni
Antananarivo, 20 dicembre 2013
Oggi si sono aperti in Madagascar i 20.001 seggi per eleggere il presidente della Repubblica. Quasi 8 milioni gli elettori sono chiamati alle urne nella competizione che porrà fine a questi quasi 5 anni di transizione. Oltre al capo dello Stato saranno eletti i 151 parlamentari.

Guerra civile in Sud Sudan: i ribelli attaccano base dell’ONU, uccisi tre soldati indiani

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Speciale per Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi
20 dicembre 2013

Ormai in Sud Sudan è guerra civile tra i dinka fedeli al presidente Salva Kiir e i nuer dell’ex vicepresidente Riek Machar. Ieri ad Akobo, un remoto villaggio nel Jonglei state, i nuer hanno preso d’assalto una base delle Nazioni Unite dove si erano rifugiati civili dinka: tre caschi blu indiani sono stati uccisi.

Una mamma che attende le adozioni in Congo scrive la sua pena in attesta del bimbo da portare con sè in Italia

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Nostro Servizio Particolare
Cornelia I. Toelgyes
19 dicembre 2013
Paola Zignone una delle mamme che attendono a Kinshasa, capitale del Congo-K, di tornare a casa con il figlio appena adottato laggiù, ha scritto una lettera che noi volentieri pubblichiamo. Nella sua situazione si trovano altre 23 coppie italiane, giunte a Kinshasa un mese fa, alcune anche prima. Il marito ed il primo figlio della signora Zignone devono rientrare in Italia.Mano nella mano

Lungaggini burocratiche, dovute ad un blocco sulle adozioni internazionali attuato dal governo congolese, come abbiamo spiegato ampiamente nel nostro servizio di qualche giorno fa. Sottolineiamo che il governo in questione non è firmatario della convenzione dell’Aja sulle adozioni internazionali. La nostra diplomazia sta cercando di districare il groviglio di questa complessa faccenda .

Un’adozione rappresenta una delle massime espressioni d’amore, speriamo che lo sappiano anche i nostri ministri e i loro omonimi congolesi. Le famiglie avrebbero voluto ricongiungersi con i loro cari rimasti in Italia per le imminenti feste natalizie, un sogno che bisogna rinviare per un po’.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Ecco la lettera della signora Zignone

Kinshasa, 18 dicembre 2013
Mi chiamo Paola e con la mia famiglia attualmente mi trovo a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, ed oggi sono andata a visitare una casa famiglia che accoglie bambini, grandi e piccoli, bambini per i quali si sta cercando di fare un ricongiungimento famigliare. Bambini grandicelli che sperano ancora che ci sia qualcuno che abbia voglia di essere il loro papà e la loro mamma, ma io non sono andata là per incontrare mio figlio, ma purtroppo per vedere se potrò lasciare là mio figlio.

Si sta avvicinando il Natale, ma quest’anno sarà un Natale molto triste quello per la mia famiglia. Dopo più di un mese che siamo qua, lunedì prossimo mio marito Corrado ed il nostro primogenito partiranno per tornare in Italia, non è così facile in questo periodo di festività trovare dei voli per rientrare in Europa e pertanto essendoci disponibilità per due posti abbiamo deciso che per loro era ora di rientrare in Italia, sia per il lavoro di mio marito che per nostro figlio, che ha bisogno di recuperare le 5 settimane di scuola perse, anche se qua abbiamo cercato di fare parecchie cose supportati con molto affetto dalle sue maestre, ed essere pronto per il ritorno a scuola a gennaio. A questo punto io mi trasferirò ad abitare insieme ad altre due famiglie italiane in modo da condividere un po’ le spese di alloggio, che qui non sono cosa da poco.adoption is pregnancy

Io resterò qua a Kinshasa con il nostro secondogenito, che abbiamo adottato in Repubblica Democratica del Conto, un bambino stupendo di 7 anni, con tanta voglia di vivere ed avere una famiglia. E’ cambiato tantissimo dal giorno in cui ci siamo incontrati, ora ride, scherza, gioca con suo fratello e suo padre rincorrendosi per casa, ha imparato già un sacco di parole in italiano , gli piacciono le coccole, disegnare, giocare con il lego e bere il latte la sera prima di andare a letto.

Passerò Natale a Kinshasa con lui, mentre mio marito passerà il Natale in Italia con l’altro nostro figlio, saremo una famiglia divisa e triste.

Io e mio marito passeremo il Natale con l’angoscia di non sapere se il 17 di gennaio quando mi scadrà nuovamente il visto, saremo riusciti a tornare a casa in Italia tutti. Si perché non siamo affatto certi purtroppo che riusciremo a portare in Italia nostro figlio e proprio per questo oggi sono andata a visitare una casa famiglia.Adozione amore

Anche io a metà gennaio dovrò tornare in Italia e con me anche altre mamme e papà e dovremo spiegare ai nostri figli che non possiamo ancora portarli con noi in Italia, perché ci sono problemi burocratici che impediscono loro di partire e vivere insieme alle loro mamme ed ai loro papà; ma come si fa a far capire a questi bambini una cosa simile, come si fa a tradirli in questo modo e lasciarli qua, ma se a metà gennaio questa situazione non si sarà sbloccata ci è stato detto che ci potranno volere mesi perché si risolva e non possiamo stare per mesi qua.

Vivremo il nostro Natale con questo macigno sulla testa, chiedendoci se mai nostro figlio capirà perché dobbiamo lasciarlo qua e se mai ci potrà perdonare.

Paola Zignone
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