Iraq e Iran: la minaccia nucleare immaginaria per giustificare guerre a attacchi

Una campagna di propaganda e disinformazione fu lanciata prima dell'operazione contro Saddam. Ora sembra lo stesso per legittimare l'aggressione contro il regime degli ayatollah

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EDITORIALE
Massimo A. Alberizzi
28 febbraio 2026

Ricordate il pretesto usato dal laburista Tony Blair per attaccare l’Iraq? “Saddam sta preparando armi di distruzione di massa e vuole l’atomica. Occorre impedirglielo”. L’uranio per confezionare la bomba, il despota arabo se lo stava procurando in Niger, con tanto di documentazione dotata di timbri di autentificazione dell’ambasciata nigerina a Roma.

Da Monrovia in Liberia, dove mi trovavo per seguire la guerra, volai a Niamey alla ricerca dell’ambasciatore del Paese africano in Italia, nel frattempo rientrato a casa.

Faticosamente (ricordo l’appostamento di un intero pomeriggio davanti alla sua residenza) riuscii a intervistarlo. Era tutto falso. I documenti sbandierati dai media della propaganda come ufficiali e autentici erano stati preparati dai servizi di intelligence occidentali anche in un modo piuttosto abborracciato.

Il pretesto per lanciare l’attacco era stato condito dall’assicurazione alla popolazione irachena, ma in realtà rivolto all’opinione pubblica occidentale: “Vi libereremo dalla tirannia” e dalla necessità di difendere l’America minacciata dall’aggressività sanguinaria di Saddam.

Israele e USA attaccano Iran

Lo scenario di allora ricorda drammaticamente quello di oggi. L’Iran sta costruendo la bomba, dobbiamo aiutare la popolazione iraniana a liberarsi da un regime sanguinario che minaccia l’America e gli americani.

Ma come? Trump dopo gli attacchi di giugno non aveva sostenuto di aver distrutto qualunque ambizione nucleare iraniana? Era l’ennesima bugia, prendiamone atto.

Insomma, alla guerra guerreggiata sul campo si aggiunge quella di propaganda, volgare e becera, e della disinformazione per tentare di convincere l’opinione pubblica della convenienza e dell’utilità dello scontro armato. E’ quindi un inganno.

Occorre indurre nella popolazione paura e angoscia perché poi si possa agire senza controlli e con le mani libere. A me pare che la guerra sia utile solo agli interessi di un piccolo gruppo di miliardari americani i quali non vedono l’ora di mettere le mani sulle risorse minerarie iraniane, compreso ovviamente il petrolio.

Temo che questo attacco all’Iran si sa quando è cominciato ma non si capisce bene quando finirà. Viste le attitudini guerrafondaie di Trump, rischia di trasformarsi in un nuovo Vietnam e non è chiaro sino a che punto l’apparato propagandistico organizzato a supporto dell’offensiva  americana riuscirà a difenderla e a giustificarla.

La propaganda è subdola perché punta a convincerci della necessità di fare cose che ci danneggiano. E come al solito dipinge gli schieramenti in buoni e cattivi. Ma in questo caso siamo proprio sicuri che i buoni siano gli americani e gli israeliani? Il regime iraniano è indifendibile e si è macchiato di colpe gravissime, questo è certo, ma non si può neppure difendere l’attitudine guerrafondaia americana (e non solo di Trump, purtroppo, ma anche dei suoi predecessori democratici e repubblicani) che pretende di portare la pace a forza di cannonate.

Per non parlare dei comportamenti genocidari di Israele che merita solo una condanna chiara, netta e senza appello o dell’atteggiamento che desta indignazione dell’Italia. Il suo ministro degli Esteri ha passato il suo tempo a promettere “due popoli due Stati” e non trova mai il tempo di riconoscere lo Stato di Palestina “perché i tempi non sono maturi”. Non si è accorto che il frutto è già maturo e sta marcendo e lui ha perso il treno.

E l’Europa? Scomparsa dai radar, senza un’iniziativa, né politica né diplomatica. Sembra in coma profondo. Senza neuroni resta acriticamente schierata sotto l’ala protettrice americana.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@africa-express.info
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