Il Sudan esplode: carestia, sanità al collasso, droni, bombe. Si combatte ovunque

Difficile rifornimento di medicinali e materiale sanitario. Il ruolo dell' Etiopia

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
27 marzo 2026

Sono sempre più “silenziose” le bombe che stanno devastando il Sudan e continuano a uccidere i civili senza sosta. L’urlo disperato dei sudanesi viene sovrastato dalle esplosioni in Medio Oriente, dove in questo momento si combatte per gli interessi dell’Occidente. Ma come in ogni guerra, anche in Iran, Libano e altrove, le vittime sono solo “piccoli effetti collaterali”.

Il Sudan sta per entrare nel quarto anno di questo assurdo conflitto, una guerra per la conquista del potere tra due generali: Mohamed Hamdan Dagalo “Hemetti”, leader delle Rapid Support Forces (RFS) da un lato, e le forze armate sudanesi (SAF) di Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan, capo del Consiglio sovrano e de facto presidente del Paese, dall’altro.

Peggiore crisi umanitaria

La crudele e sanguinosa guerra non tende a placarsi. Nel Paese si sta consumando la peggiore crisi umanitaria del mondo. Attualmente oltre 26,4 milioni di persone si trovano in grave insicurezza alimentare. Mentre la carestia è stata confermata a el-Fasher (Darfur settentrionale) e a Kadugli (Kordofan meridionale), altri 20  distretti in tutto il Darfur e il Kordofan sono a alto rischio di estrema penuria di cibo. Attualmente sono oltre 700.000 i bambini sotto i 5 anni colpiti dal malnutrizione grave.

Il sistema sanitario è praticamente al collasso. Nelle aree di conflitto il 70 per cento delle strutture sanitarie non funzionano.

Bombardato ospedale

Venerdì scorso le RFS hanno nuovamente bombardato un nosocomio nell’Est Darfur. Durante il vile attacco all’ospedale universitario di Ed Daein sono morte 64 persone, tra loro anche 13 bambini, un medico, 2 infermiere e parecchi pazienti. La struttura, secondo quanto confermato dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, è ormai inagibile.

Bombe sull’ospedale universitario di Ed Daein

La situazione sanitaria potrebbe peggiorare ulteriormente a causa della guerra in Medioriente, che sta mettendo a rischio i rifornimenti per la chiusura dello Stretto di Hormuz, e degli spazi aerei. Secondo la ONG Save the Children, le scorte di forniture mediche destinate alle cliniche delle organizzazioni umanitarie in Sudan potrebbero esaurirsi entro due settimane.

Si stima che dall’inizio del conflitto siano morte oltre 150mila persone. Secondo gli ultimi dati ONU, oltre 12,5 milioni di residenti sono fuggiti dalle proprie case, tra questi 9 milioni e più sono sfollati, mentre altri 3 milioni hanno cercato protezione nei Paesi limitrofi.

Nuova crisi Ciad – Sudan

Molti sudanesi, in particolare dal Nord Darfur in fiamme, si sono rifugiati nel vicino Ciad, dove le condizioni di vita nei campi sono terribili. Solo una settimana fa le RSF hanno lanciato un nuovo attacco con droni a Tiné, città alla frontiera con il Sudan. Il bombardamento ha ucciso 17 ciadiani e ha ferito parecchie altre persone.

Il governo di N’Djamena ha immediatamente disposto un’evacuazione d’emergenza dei rifugiati dalla zone di confine. Mentre il presidente del Paese, Mahamat Idriss Deby, ha dispiegato l’esercito nell’area con l’ordine di respingere gli attacchi transfrontalieri.

Il Ciad a febbraio aveva già chiuso le proprie frontiere nell’est, dopo scontri con le RFS. Allora i paramilitari sudanesi durante le loro incursioni nel Paese confinante avevano ucciso 5 soldati di N’Djamena.

Accuse a Etiopia

Pochi giorni fa i paramilitari di Hemetti insieme ai loro alleati Sudan People’s Liberation Movement-North (SPLM-N), hanno conquistato Kurmuk, città nello Stato del Nilo Azzurro, al confine con l’Etiopia.

Il governatore del Nilo Azzurro fedele ad al Burhan, ha accusato Addis Abeba di aver permesso alle RFS e ai suoi alleati di passare attraverso il territorio etiopico per attaccare la città. I militari di SAF si sono dovuti ritirare nella base logistica di Damazin, capitale dello Stato.

Le RFS conquistano Kurmuk, città strategica al confine con l’Etiopia

I combattimenti sono iniziati il 22 marzo e oltre a Karmuk, le RSF hanno conquistato anche altri centri abitati della regione. Un’avanzata strategica degli ex janjaweed, ora RFS, che rafforza così le loro posizioni anche nel Nilo Azzurro. Il governatore dello Stato, Abdelatty al-Faki, ha puntato il dito dritto contro l’Etiopia: “I paramilitari e i loro alleati sono partiti alla volta di Karmuk dal territorio etiopico e i loro veicoli militari sono arrivati dall’aeroporto di Asosa, capoluogo della regione occidentale di Benishangul-Gumuz (Etiopia). Molti residenti della città sono fuggiti durante gli scontri. Alcuni verso Damazin, altri in Etiopia”, ha spiegato al-Faki.

A febbraio Reuters ha segnalato un campo di addestramento “segreto” delle RFS in territorio etiopico, a Benishangul-Gumuz, finanziato a quanto pare dagli Emirati Arabi Uniti. Ciononostante, Addis Abeba ha continuato a smentire le voci di un suo appoggio a Hemetti e ai suoi uomini.

Cornelia Toelgyes
corneliaicit@hotmail.it
X: @cotoelgyes
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