Legittimità Somaliland: un cambiamento epocale nel Corno d’Africa

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Speciale Per Africa ExPress
Amedeo Cortellazzi*
15 marzo 2026

26 dicembre 2025 lo Stato d’Israele riconosce la sovranità del Somaliland, facendo scaturire numerosi dibattiti in tutto il mondo politico

Il fatto accaduto: Il premier israeliano Benjamin Netanyahu diventa ufficialmente il primo capo di Stato di un Paese membro delle Nazioni Unite a riconoscere formalmente l’indipendenza del Somaliland, facendo scattare numerose reazioni da parte del mondo arabo e non solo.

La storia del “nuovo” Paese del Corno d’Africa: Ex protettorato britannico, dopo quasi 8 decenni di dominio coloniale (1884-1960) ha ottenuto l’indipendenza il 26 giugno 1960, unendosi dopo pochi giorni al resto della “Somalia Italiana”.

La spaccatura tra le due ex colonie si verifica in concomitanza con la caduta del regime dell’allora presidente Siad Barre, e l’inizio della guerra civile, provocando la secessione del Somaliland dallo Stato centrale somalo.

All’interno dello scenario internazionale si parla di uno Stato la cui sovranità e legittimità erano sempre rimasti sostanzialmente de facto, poiché non riconosciute a livello internazionale.

Abdirahman Mohamed Abdullahi (Irro), presidente del Somaliland e Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano

La posizione ambigua degli Emirati Arabi Uniti crea una divergenza non da poco all’interno dei Paesi della Lega Araba per quanto concerne il Somaliland, poiché è stato l’unico Paese dell’Alleanza che non ha mai avanzato critiche verso la secessione dell’ex protettorato britannico.

Inoltre il Paese emiratino ha ospitato e presieduto i dibattiti sul Somaliland, senza mai prendere una posizione netta, ma soprattutto senza mai allinearsi sulla stessa linea di pensiero degli altri stati membri.

Le relazioni bilaterali dal 2016 ad oggi sono state mantenute in costante sintonia: un evento di notevole importanza ha riguardato la firma di un piano economico volto a ripristinare il porto strategico di Berbera.

Abdirahman Mohamed Abdullahi (conosciuto anche come Irro), presidente del Somaliland da ottobre 2024, fin dal momento del suo insediamento come tale, ha dovuto fronteggiare numerosi problemi interni al Paese, come questioni di convivenza tra le etnie presenti sul territorio, e un aspetto economico molto fragile su cui poggiare basi solide per il futuro della nazione.

Ampliando lo sguardo oltre oceano, di cruciale importanza è la posizione adottata dalla Presidenza Trump, la quale non ne ha riconosciuto la legittimità. Secondo alcune dichiarazioni provenienti dalla schiera repubblicana ci sarebbe scetticismo.

A riguardo la fattispecie mostra una dinamica differente, tuttora profondamente caratterizzata da corruzione, lotte costanti tra i clan presenti sul territorio somalo. Il governo fatica a contenere tali infiltrazioni. Il Somaliland ha mantenuto comunque una relativa pace e stabilità democratica rispetto alla Somalia meridionale, spesso colpita da conflitti.

L’Unione Europea si attesta sulla medesima lunghezza d’onda della Casa Bianca, respingendo in maniera decisa le dichiarazioni di Netanyahu. Altri Paesi come Gran Bretagna, Egitto, Arabia Saudita e Turchia ribadiscono la stessa linea di pensiero. Questi ultimi giocano un ruolo chiave per i futuri sviluppi del conflitto Gaza e Israele per quanto concerne l’implementazione e l’accordo concernente la guerra all’interno della striscia di Gaza.

In ultima analisi, ogni “pedina” appartenente allo scenario medio orientale giocherà un ruolo di fondamentale importanza all’interno dello scacchiere internazionale su cambiamenti non solo legati alle guerre in atto, ma soprattutto come queste potranno influire sui rapporti multilaterali dei governi del Corno d’Africa.

Amedeo Cortellezzi*
cortellezziamedeo@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

*studente al secondo anno di magistrale in Scienze e Tecniche della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubri

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