Speciale per Africa ExPress
Valentina Vergani Gavoni
12 gennaio 2026
Il direttore del quotidiano Africa ExPress e Senza Bavaglio, Massimo Alberizzi, è recentemente tornato dal Kenya. “Le infrastrutture sono migliorate molto, ma dobbiamo dire che sono state realizzate dai cinesi”, commenta. Durante la sua permanenza, dopo molti anni, è riuscito a percorrere il tratto che collega Nairobi-Mombasa su un treno ad alta velocità: cinque ore invece che dodici. Una conquista.
Un mezzo moderno finalizzato al trasporto merci, ma che trasporta anche passeggeri e cambia così la vita anche alla popolazione locale. La modernizzazione delle vie del commercio ha caratterizzato lo sviluppo economico, sociale, politico e culturale di tutte le civiltà industriali. E per il continente africano, l’investimento cinese è sinonimo di evoluzione.

La nuova linea ferroviaria Nairobi-Mombasa, inaugurata il 31 maggio 2017, è stata finanziata al 91 per cento da China Exim Bank e costruita dalla società cinese China Road and Bridge Corporation (Cbrc). Il progetto infrastrutturale è il “più grande intrapreso dal Kenya dopo l’indipendenza”, riporta il quotidiano Africa Rivista. E la sua realizzazione ha contribuito a creare partenariati di formazione tecnica tra Kenya e Cina.
La politica coloniale di Xi Jinping
Un colonialismo, quello che proviene da Oriente, che non utilizza le bombe per appropriarsi delle terre altrui. La Cina finanzia, ma “non regale un bel niente – afferma il direttore Alberizzi e aggiunge – Il finanziamento che è arrivato dalla Export-Import Bank of China, deve essere restituito. Siccome il Kenya e molti altri Stati africani non hanno i soldi per ripagare il prestito, rilasciano concessioni economiche per sanare il debito”.
“Metà sfruttamento del porto di Mombasa, infatti, appartiene ai cinesi”, dice Alberizzi. E secondo uno studio pubblicato dall’Africa Center for Strategic Studies sono 78 in Africa i porti in mano alla Repubblica Popolare Cinese. Suddivisi in 32 Paesi in qualche modo sono controllati dalla Cina mediante concessioni di banchine, entrata nella proprietà, presenza di basi militari navali.
“Cina e Kenya hanno firmato 20 nuovi accordi di cooperazione focalizzati su infrastrutture, tecnologia ed istruzione, rafforzando i legami della Belt and Road – scrive il giornalista Michael Kirwa per Infrastructure Brief, e continua -. Nell’aprile 2025, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente keniota William Ruto hanno consolidato i rapporti diplomatici e firmato accordi bilaterali. Riguardano trasporti, energia, istruzione e infrastrutture digitali”.
Espansione economica orientale
La Belt and Road Initiative (BRI), è un progetto infrastrutturale cinese pensato per migliorare la connettività, il commercio e la comunicazione in Eurasia, America Latina e Africa. La Repubblica Popolare Cinese ha supportato e continua a finanziare la realizzazione di aeroporti, porti, centrali elettriche, ponti, ferrovie, strade e reti di telecomunicazioni.

Il Kenya rappresenta attualmente “un attore chiave nell’Iniziativa Belt and Road (BRI) della Cina, avendo già ricevuto investimenti in progetti come la ferrovia Mombasa-Nairobi”, riporta il sito specializzato di infrastrutture.
Cina e Kenya hanno espresso chiaramente la loro volontà di creare una stabilità globale e un mondo multipolare, promuovendo una globalizzazione economica inclusiva. La loro relazione esclude però, l’interferenza nei reciproci affari interni.
In Occidente, questo progetto, inizia a incutere un certo timore perché se da una parte favorisce lo sviluppo di quelle aree ancora ai margini del cosiddetto “primo mondo”, dall’altra viene percepito come una strategia per espandere la sfera di influenza economica e politica a livello globale.
“Durante un incontro a Pechino, il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo keniota William Ruto, hanno annunciato di aver elevato i legami a ‘un nuovo livello’. Entrambi si sono impegnati a creare una comunità Cina-Africa”, si legge nell’articolo scritto da Michael Kirwa e pubblicato su Infrastructure Brief.
Il colonialismo cinese non è però un’opera di beneficienza. E come riporta il sito specializzato, il Kenya ha preso prestiti dalla Cina per finanziare progetti infrastrutturali, contribuendo a un crescente carico di debito per il Paese.
Valentina Vergani Gavoni
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NON È COLONIALISMO.
Già, ma il comportamento è molto simile a quello del colonialismo dei colonialisti occidentali.
Nel nostro metro di giudizio non usiamo il doppio standard, quello secondo cui ai nostri amici è permesso fare quello che hai nostri nemici è vietato.
Nel percorso verso la modernizzazione, Cina e Africa stanno imparando l’una dall’altra, generando una potente forza di solidarietà, autosufficienza e sviluppo condiviso in tutto il Sud del mondo.
DAR ES SALAAM, 15 gennaio (Xinhua) — Quest’anno ricorre il 70° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra la Cina e le nazioni africane. Nel corso dei decenni, l’amicizia si è tramandata di generazione in generazione e i legami bilaterali hanno registrato uno sviluppo esponenziale.
In un contesto internazionale complesso e caratterizzato da cambiamenti accelerati mai visti in un secolo, Cina e Africa hanno continuato a trarre forza dallo spirito di amicizia e cooperazione. La loro ricerca congiunta di modernizzazione ha costituito un esempio per la cooperazione nel Sud del mondo e sta scrivendo nuovi capitoli nella costruzione di un mondo migliore per tutti.
AMICIZIA ETERNA
La Cina e i paesi africani sono rispettivamente il più grande paese in via di sviluppo al mondo e il continente con il maggior numero di nazioni in via di sviluppo. Le due parti hanno sempre considerato la solidarietà e la cooperazione come pilastri del loro partenariato.
Nel 2013, l’Africa è stata tra le destinazioni del primo viaggio all’estero del presidente cinese Xi Jinping dopo aver assunto la presidenza. Durante la visita, ha sottolineato i principi di sincerità, risultati concreti, amicizia e buona fede, nonché i valori di amicizia, giustizia e interessi comuni, che hanno dato il tono alla rapida crescita dei legami tra Cina e Africa negli ultimi anni.
Negli ultimi 13 anni, Xi ha visitato l’Africa cinque volte, tracciando la rotta per una cooperazione a tutto tondo tra le due parti.
Un momento decisivo arrivò il 5 settembre 2024. Nel suo discorso di apertura del Forum sulla cooperazione Cina-Africa tenutosi a Pechino, Xi propose di elevare le relazioni bilaterali della Cina con tutti i paesi africani che hanno legami diplomatici con la Cina al livello di relazioni strategiche e di elevare la caratterizzazione complessiva delle relazioni Cina-Africa a una comunità Cina-Africa in grado di resistere a qualsiasi condizione atmosferica, con un futuro condiviso per la nuova era.
Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Mahmoud Ali Youssouf, ha sottolineato che la Cina è un partner affidabile e degno di fiducia.
A livello locale, l’amicizia è altrettanto evidente. Nella provincia del Mashonaland Orientale dello Zimbabwe, un pozzo d’acqua costruito dalla Cina ha permesso agli abitanti del villaggio di coltivare sorgo dolce. “Non dimenticheremo mai che sono stati i cinesi ad aiutarci a costruirlo”, ha detto un abitante del villaggio.
In Etiopia, l’imprenditrice Mulu Kemal, che ha partecipato a un programma di formazione nell’ambito del Global Female Entrepreneurship Empowerment Program Workshop, ha ringraziato gli istruttori cinesi per averla aiutata a “trovare una direzione per lo sviluppo aziendale”.
Anche il popolo africano è accorso in aiuto della Cina quando ne aveva bisogno. Dopo i terremoti di Wenchuan e Yushu, molti paesi africani hanno fatto numerose donazioni e hanno contribuito a costruire scuole dell’amicizia per gli studenti locali. Proprio come ha sottolineato una volta Xi: “Cina e Africa sono buoni amici, partner e fratelli che si aiutano e si sostengono a vicenda”.