Farsa elettorale: il sanguinario dittatore della Guinea Equatoriale succede a se stesso per la sesta volta

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
28 novembre 2022

Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, classe 1942, capo di Stato uscente della Guinea Equatoriale, ha vinto le presidenziali per un sesto mandato con il 94,9 per cento dei voti. Il despota è salito al potere nel 1979 con un sanguinoso colpo di Stato contro lo zio Francisco Macìas Nguema, fatto fucilare poco dopo.

Secondo Faustino Ndong Esono Eyang, ministro degli Interni e presidente della  Commissione elettorale, la partecipazione alla tornata elettorale si è attestata al 98 per cento. L’unico oppositore, Andrès Esono Ondo, ha ottenuto solamente 9 684 voti, ossia circa 4 per cento dei suffragi.

Teodoro Obiang conquista il 6° mandato

Per quanto concerne le legislative, il Partito Democratico della Guinea Equatoriale (PDGE) del presidente Obiang Nguema e i suoi 14 partiti alleati, hanno conquistato tutti i 100 seggi dell’Assemblea Nazionale.

Lo stesso scenario per il Senato, dove i 55 seggi sono sotto il controllo del governo. Secondo la Costituzione,  altri 15 saranno nominati dal Presidente della Repubblica, in quanto questa Camera comprende 70 membri

Nessuna sorpresa per questi risultati, anche nella tornata elettorale del 2016 il sanguinario dittatore aveva ottenuto il 93,7 delle preferenze. Eppure tutti erano convinti che quest’anno avrebbe candidato il figlio, Teodoro Nguema Obiang Mangue, soprannominato Teodorin, attuale vicepresidente del piccolo Paese ricco di petrolio.

Nel 2016 il leader del Paese aveva promesso che non si sarebbe più ricandidato. All’epoca stava preparando il figlio Teodorin per la successione. Interrogato dai giornalisti, il dittatore ha risposto: “La Guinea Equatoriale non è una monarchia, ma non posso farci niente se mio figlio ha talento”.

Così però non è stato. Teodorin, noto per il suo stile di vita lussuoso,  è stato condannato in Francia per guadagni illeciti. E’ stato anche tra le persone ricercate dall’Interpol, ma la richiesta del mandato di arresto internazionale è stato cancellata nel 2013.

Teodoro Obiang ha fatto poi risultare le proprietà sequestrate in Francia come beni della Guinea Equatoriale e non del figlio. Nonostante le accuse e i processi in contumacia in USA e Francia e il sequestro dei suoi beni, Teodorin continua a girare il mondo indisturbato. Come quest’estate, quando l’aereo di Stato, un Boeing 777-200 LR, è stato avvistato all’aeroporto di Olbia (Sardegna), come ha riportato il quotidiano L’Unione Sarda in un suo articolo del 4 settembre 2022.

A 80 primavere suonate, negli ultimi due anni il capo di Stato ha limitato le sue apparizioni in pubblico, mentre il figlio, l’onnipotente e temuto vicepresidente Teodorin, responsabile del dicastero delle Difesa, non ha mai rinunciato a postare sui social network le sue foto, circondato da belle signore mentre è alla guida di rari e costosi bolidi.

Teodorino, figlio del presidente della Guinea Equatoriale

A differenza del figlio, il vecchio Obiang conduce una vita austera, e si mormora che l’ottantenne pratichi ancora sport ogni giorno. E’ succeduto sei volte a sé stesso, riconfermato alle elezioni del 1989, del 1996, del 2002, del 2009 e del 2016 e ora, in quelle del 2022 e ne sono stati denunciati ripetutamente e da più voci gli abusi: i diritti umani violati, la cleptocrazia, la repressione di qualsiasi opposizione politica, il nepotismo, la violenza sono parole che a malapena aiutano a descrivere l’agire di Obiang e della sua famiglia.

Il Paese è un importante produttore di petrolio ed è il più ricco di tutta Africa con un PIL di 34.865 dollari pro capite.

Sebbene questo numero possa sembrare elevato, nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, la Guinea Equatoriale occupa il 136esimo posto. Mentre il leader e la sua famiglia sono dei nababbi, la maggior parte della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà.

Obiang è ricchissimo, ha una guardia presidenziale composta da forze speciali marocchine, la sua sicurezza personale è garantita da ex-agenti del Mossad israeliano e ha l’imbarazzo della scelta quando deve decidere in quale palazzo andare a riposare la sera.

La moglie, Constancia Mangue, detiene una buona fetta del potere economico nel ramo degli appalti pubblici e il suo nome è persino più temuto di quello del marito.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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