Il sogno nero sull’ Everest, missione compiuta. Ora sventola anche la bandiera del Kenya sulla vetta più alta del mondo

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Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
28 maggio 2022

“Grandi cose accadono, quando uomini e montagne si incontrano”: è uno degli aforismi più noti e abusati di William Blake.

La bandiera del Kenya sventola sulla vetta dell’Everest

Se però gli uomini sono neri e la montagna è la più alta del mondo, accadono cose grandissime. Non era mai successo che un team composto interamente da alpinisti neri scalasse con l’Everest, 8848, 46 metri, il tetto del nostro pianeta. Giovedì 12 maggio scorso, verso mezzogiorno, ora del Nepal, l’evento si è verificato.

E l’alpinismo africano e afroamericano è entrato nella storia. L’impresa è stata compiuta da sette membri, tutti neri, e della spedizione organizzata dal Full Circle Everest, un progetto messo in piedi a Denver nel 2021 per incoraggiare la “gente di colore” ad amare, a sognare, a scalare le montagne. Per smentire un luogo comune: i neri non sono fatti per l’alpinismo! Grazie a una raccolta fondi che ha fruttato oltre 180 mila dollari, la missione è potuta partire.

Animatore del gruppo è stato Philip Henderson, californiano di 58 anni, che ha dato l’annuncio dell’evento epocale: ”Sono profondamente onorato di comunicare che sette membri del team Full Circle Everest hanno raggiunto la vetta il 12 maggio. Mentre alcuni membri, tra cui il sottoscritto, non hanno raggiunto il vertice, tutti gli altri scalatori e sherpa sono tornati in sicurezza”.

Del gruppo all black arrampicatosi sull’Himalaya fanno parte due donne, Abbey Dione, 25 anni, climber della Florida e Rosemary Saal, 29, di Seattle (la prima a portare un gruppo nero sul Kilimanjaro); il californiano Manoah Ainuu, nato da genitori di Samoa ed Etiopia; Desmond “Dom” Mullins, cresciuto a Brooklyn, veterano (schifato) della guerra in Iraq, ora sociologo; Eddie Taylor, professore di chimica in Colorado, Thomas Moore, imprenditore della Georgia. E poi James KG Kagambi, 62 anni, l’unico africano, del Kenya, pioniere delle grandi scalate del Continente Nero https://www.africa-express.info/2022/04/10/kenya-nepal-gruppo-nero-sul-monte-piu-alto-e-piu-bianco-luguaglianza-razziale-si-raggiunge-anche-conquistando-leverest/

È doveroso, però, ricordare anche i supporter locali, i mitici e sempre negletti sherpa, senza i quali in vetta i magnifici sette non ci sarebbero arrivati. Sono una decina e tutti ben noti nel mondo dell’alto alpinismo: Pasang Nima, Lhakpa Sonam, Phurtemba, Dawa Chhiri, Sonam Gaylje, Nima Nuru, Chopal, Chawang Lhendup, Tasha Gyalje, Amrit Ale. Senza dimenticare i due cineoperatori Pemba e Nawang Tenji.

James Kagambi, accolto come un eroe a Nairobi il 23 maggio al rientro dal Nepal, ha ricordato : “Sulla cima dell’Everest mi risulta che siano salite circa 6000 persone. Di esse meno di 10, mi pare 8, avevano la pelle scura. Ora la quota è cresciuta! Ci vuole fiducia e coraggio per lanciarsi. Spero che questa impresa ispiri la prossima generazione di appassionati di outdoor, educatori, leader e alpinisti di colore a continuare a inseguire le loro vette personali”.

E pensare che Kagambi – come ha raccontato diverse volte e ultimamente a RFI.com – la sua prima salita in montagna, sul Monte Kenya, l’ha compiuta a 23 anni, nel 1983. “All’epoca solo gli stranieri facevano gli scalatori. Incuriosito, son voluto andare a vedere chi fossero e che cosa li spingesse. Purtroppo non ero preparato e sono salito in jeans e in maglietta. Quasi morivo di freddo e ho ha avuto un gran mal di testa. Giurai punto di non fare più scalate!”.

Il kenyota, James Kagambi, che ha conquistato l’Everest

E invece…il mal di montagna lo ha preso completamente. Tanto da dedicare tutta la sua vita all’alpinismo e a lanciare una folle idea: costituire un team tutto keniano con cui lanciarsi alla conquista del cielo. Aveva ragione il nostro Walter Bonatti: “Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede più a lungo sogna”.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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