Intrigo internazionale: ex spia saudita rifugiata in Canada getta nel panico gli USA

Africa ExPress
14 luglio 2021

L’ex alto funzionario dei servizi segreti sauditi, Saad al-Jabri, attualmente in esilio in Canada, è stato citato da società saudite sia a Washington che a Toronto con l’accusa di malversazione di denaro pubblico per oltre 3,5 miliardi di dollari. Secondo Saad al-Jabri l’azione giudiziaria è una ritorsione per le sue affermazioni contro l’attuale erede al trono saudita, Mohammed bin Salman, colui che il politico italiano Matteo Renzi, definisce come l’artefice del “rinascimento”del regno wahabita.

Ovviamente il principe ereditario nega di aver inviato i suoi squadroni della morte, “Tiger Squad”, in Canada. Gli inquirenti canadesi invece raccontano di aver bloccato i fedelissimi del principe ereditario all’aeroporto internazionale Macdonald-Cartier di Ottawa e di averli immediatamente espulsi. secondo diverse testimonianze alcuni di loro avrebbero persino partecipato all’assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ammazzato e fatto a pezzi nel consolato del regno mediorientale a Istanbul, in Turchia. Secondo la versione online del quotidiano canadese The Globe and Mail, i mercenari del principe avrebbero richiesto il visto nel maggio 2018, sei mesi prima della loro ” missione” in Canada.

 

L’ex spia saudita, Saad al-Jabri

Intanto i due figli della ex spia sono stati arrestati in Arabia Saudita per costringerlo al ritorno in patria.

Al-Jabri ha un curriculum di tutto rispetto (parla cinque lingue e ha in tasca una laurea in informatica con un dottorato in intelligenza artificiale dell’Università di Edimburgo in Scozia) ed è stato l’uomo di fiducia dell’ex principe ereditario, Mohammed bin Nayef, ora agli arresti domiciliari, dopo che nel 2017, per intrighi di palazzo, gli è stato revocato l’incarico e il titolo di erede al trono. Forse il più importante dei suoi incarichi era quello di tenere i collegamenti tra servizi segreti sauditi e la CIA e organizzare operazioni coperte degli americani nel teatro mediorientale.

Ma ora Washington teme che al-Jabri durante le udienze racconti quel che sa e sveli informazioni riservate, anzi riservatissime, delle quali è venuto a conoscenza durante le sue operazioni segrete. E, in una nota depositata ad aprile in un tribunale del Massachussets, il dipartimento di Giustizia di Washington  spiega l’intenzione di al-Jabri di rivelare informazioni riguardanti presunte attività di sicurezza nazionale.

In un’altra nota, inviata un mese più tardi allo stesso tribunale, il dipartimento di Giustizia chiede tempo, in quanto, materie inerenti alla sicurezza nazionale sono delicate e complesse e richiedono un attento esame di alti funzionari. Secondo alcuni esperti, Washington potrebbe anche invocare il “privilegio del segreto di Stato”, che permette di disobbedire alle richieste della Corte di rivelare determinate informazioni.

Nel marzo scorso, un tribunale dell’Ontario, Canada aveva già ordinato di congelare nel mondo intero i beni dell’ex spia. Ora la holding saudita chiede che vengano bloccate anche le sue proprietà immobiliari a Boston per un valore di 29 milioni di dollari.

La società saudita che ha chiesto il congelamento dei beni di al-Jabri, è la Sakab Saudi Holding, è di proprietà dello Stato. La compagnia, fondata nel 2008 da Mohammed bin Nayef, aveva il compito di coprire le spese per operazioni di sicurezza clandestine con gli USA. Ora, per provare l’innocenza dell’accusato, la Corte dovrà controllare le finanze della società e come siano stati utilizzati i fondi per finanziare programmi sensibili compiuti in collaborazione con gli USA, più precisamente con la CIA, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale USA, e il dipartimento della Difesa.

I legali di al-Jabri negano qualsiasi appropriazione indebita del loro assistito e affermano che è stato incastrato nelle rivalità di palazzo, cioè tra Mohammed bin Salman e Mohammed bin Nayef, che non è stato più visto in pubblico dal momento del suo arresto nel marzo 2020.

Se da un lato il dipartimento di Giustizia di Washington non intende rivelare i segreti di Stato al tribunale di Massachusetts, resta aperta la questione in Canada, dove gli USA non hanno nessuna influenza diretta.

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