Il figlio e vice del tiranno che opprime la Guinea Equatoriale in visita dal Papa

Africa ExPress
13 aprile 2021

Ha le mani sporche di sangue e derubato le casse pubbliche del suo Paese, ciononostante  il vicepresidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Nguema Obiang Mangue, nonché figlio del presidente Teodoro Obiang, sanguinario dittatore al potere dal 1979, e suo vice, è stato ricevuto in un’udienza privata da Papa Bergoglio venerdì, 9 aprile.

Noto come Teodorino, il figlio 53enne del tiranno, delfino designato che dovrebbe prendere il posto del genitore, è noto in mezzo mondo per le sue scorribande: riciclaggio di denaro, traffico di droga, affari poco puliti. E’ l’esecutore materiale delle nefandezze del padre che tiene il Paese come in una morsa. Non è tollerato il dissenso e i servizi alla popolazione sono ridotti ai minimo. Le galere sono piene di oppositori e di “nemici della patria”, cioè di quelle persone che osano non osannare e onorare il satrapo ricco all’inverosimile. Ma si sa: l’uomo e la sua famiglia garantiscono favolosi proventi alle compagnie petrolifere occidentali che sfruttano le favolose ricchezze minerarie di quel fazzoletto di terra che è come se galleggiasse su un mare di oro nero.

Teodoro Nguema Obiang Mangue, vicepresidente della Guinea Equatoriale, a sinistra e Papa Francesco

E’ trapelato poco nulla dal Vaticano su quanto si siano detti Papa Francesco e Teodorino. La Santa Sede  non dato notizia del meeting, come se fosse clandestino: non è certo prestigioso per un uomo di pace com’è il pontefice incontrare il figlio di un tiranno, che ne è poi a sua longa manus. Sull’account twitter della stampa equatoguineana si legge, invece, che sua Santità è stato invitato dall’anziano dittatore ormai 79enne a visitare il Paese e il messaggio è stato consegnato dal figlio.

La maggior parte degli equatoguineani sono cattolici – 88 per cento – mentre i musulmani rappresentano solamente il 4 per cento della popolazione. E un rapporto redatto da AED-France (acronimo francese per: Aide à l’Eglise en Détresse) precisa: “Ognuno è libero di professare la propria religione”. E ancora: “Il governo concede un trattamento particolare alla Chiesa cattolica”.

Allo stato attuale il Paese vive un momento davvero difficile dopo la terribile esplosione che a Bata, la capitale economica, ha ucciso un centinaio di persone e ne ha ferite oltre 600.

Le deflagrazioni sono state parecchie, tutte partite dalla base militare della città. In un primo momento la presidenza aveva incolpato di questa tragedia agricoltori, perchè avrebbero dato fuoco alle stoppie e non avrebbero controllato correttamente l’incendio provocato. Ma anche i militari sono stati biasimati per mancata vigilanza. Ora, invece, si parla di disastro accidentale.

Poco prima di imbarcarsi per Roma, Teodorino, che è anche ministro Difesa e della Sicurezza (cioè i servizi segreti, quelli che sequestrano, ammazzano e fanno sparire la gente) del suo Paese, si è recato a Bata per poter dare al Papa notizie dettagliate sulla situazione attuale.

Teodor Obiang, dittatore della Guinea Equatoriale

Per affrontare l’attuale crisi il padre e dittatore ha chiesto aiuti alla comunità internazionale. Il Paese è un importante produttore di petrolio ed è il più ricco di tutta Africa con un PIL di 34.865 dollari pro capite.

Sebbene questo numero possa sembrare elevato, nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, la Guinea Equatoriale occupa il 136esimo posto. Infatti, mentre il leader la sua famiglia sono dei nababbi,  la maggior parte della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà.

Obiang è ricchissimo, ha una guardia presidenziale composta da forze speciali marocchine, la sua sicurezza personale è garantita da ex-agenti del Mossad israeliano e ha l’imbarazzo della scelta quando deve decidere in quale palazzo andare a riposare la sera.

La moglie, Constancia Mangue, detiene una buona fetta del potere economico nel ramo degli appalti pubblici e il suo nome è persino più temuto di quello del marito.

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Il sanguinario dittatore Obiang in visita dal Papa e intanto tiene in galera Roberto Berardi

 

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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.