Flop elettorale in Benin e Ciad: poco entusiasmo e scarsa partecipazione

Africa ExPress
12 aprile 2021

In Benin la popolazione è in attesa dei risultati della tornata elettorale che si è svolta ieri. Oltre al presidente uscente, Patrice Talon – in carica dal 2016 – si sono proposti per la più alta carica dello Stato Alassane Djemba-Paul Hounkpè e Corentin Kohoué-Irénée Agossa, due politici poco conosciuti nel Paese. Molti illustri oppositori sono stati esclusi.

Cinque milioni di beninesi sono stati chiamati alle urne, ma la partecipazione al voto è stata piuttosto “timida”, secondo quanto riportano i media locali. L’opposizione ha chiesto l’astensione al voto dopo i tumulti che si sono verificati durante la campagna elettorale.

Patrice Tallon, presidente uscente del Benin

Scontri violenti anti-Tallon hanno causato la morte di due persone e parecchi feriti a Savè, al centro del Paese, dove la polizia ha disperso i dimostranti con la forza. Anche camion che trasportavano il materiale elettorale verso il nord sono stati bloccati nella notte tra venerdì e sabato.

A Tchaourou, roccaforte dell’ex presidente, manifestanti hanno barricato le strade per impedire agli elettori di recarsi ai seggi. Anche in alcune circoscrizioni di Bantè, Savè e Parakou gli uffici elettorali sono rimasti chiusi.

Il presidente della Commissione elettorale nazionale autonoma (CENA) ha subito chiarito che episodi del genere non metteranno a rischio la regolarità delle elezioni.

La candidatura dei maggiori oppositori, molti dei quali in esilio, non è stata accettata dalla CENA e Jean-Noël Ahivo, uno dei respinti, in un messaggio su facebook ha annunciato che non sarebbe andato a votare e ha chiesto ai suoi sostenitori di boicottare il voto.

Ieri sera i 1.400 osservatori della piattaforma della società civile hanno sostenuto che la partecipazione al voto è stata piuttosto bassa rispetto alle scorse presidenziali. I risultati provvisori saranno resi noti tra il 14 e il 15 aprile e dovranno poi essere confermati dalla Corte costituzionale.

Anche i cittadini del Ciad si sono recati alle urne domenica scorsa. Il giorno di voto si è svolto nella calma, dopo una campagna elettorale piuttosto accesa. Il presidente uscente, Idriss Déby Itno, al potere da 30 anni, corre per un sesto mandato di sei anni. Altri sei candidati sono pronti a occupare la poltrona più ambita.

Sono 7,3 milioni i ciadiani aventi diritto al voto con cui ieri hanno scelto chi segnerà il destino del loro Paese per i prossimi 6 anni. Da giorni il governo ha messo in campo imponenti misure di sicurezza, soprattutto nelle grandi arterie stradali della capitale N’Djamena.

La tensione durante il periodo pre-elettorale era alle stelle e diversi partiti politici e organizzazioni della società civile hanno chiesto alla popolazione di boicottare il voto. I maggiori esponenti di questa corrente ci sono Saleh Kebzabo, l’avvocato Theophile Bongoro, Succès Masra, leader dei dei gruppi protestatari, i transformateurs e Ngarledji Yorongar.

Coordination d’actions citoyennes, raggruppamento contrario alla tornata elettorale, aveva denunciato che al momento attuale non c’erano le condizioni per poter assicurare un voto credibile e trasparente. Il gruppo aveva anche tentato di organizzare proteste volte a bloccare la candidatura del presidente uscente. Ma dallo scorso febbraio tutte le manifestazioni sono vietate.

E, Dinamou Daram uno dei maggiori oppositori di queste elezioni, è sparito da casa sua due giorni prima del voto. Secondo i suoi compagni di partito sarebbe stato portato via con la forza dalla polizia. In un comunicato il ministero della Sicurezza ha parlato di “arresti di persone sospettate di voler attaccare la sede del Comitato elettorale”.

Il 74,6 per cento dei ciadiani al di sotto dei 30 anni non ha conosciuto un altro presidente. Eppure Déby aspira a un nuovo mandato. Durante la campagna elettorale ha puntato tutto su “Pace e Sicurezza”, non solo nel Paese, ma in tutta la regione.

Il Ciad confina con la Libia, il Sudan, il Centrafrica, Niger, Nigeria e Camerun e da anni è impegnato nella lotta contro i terroristi del Sahel e dei famigerati miliziani nigeriani di Boko Haram.

Prodezze militari a parte, il Paese occupa il terzultimo posto dell’indice di sviluppo umano: si trova al 187esimo posto su 189, secondo i dati del 2019, pubblicati nel 2020.

I risultati provvisori delle presidenziali saranno disponibili entro il 25 aprile, quelli definitivi il 15 maggui 2021.

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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.