Un intrigo internazionale nasconde gli inquietanti misteri sul rapimento di Silvia Romano

Speciale Per Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi
24 marzo 2021

Piuttosto inquietante il servizio delle Iene andato in onda venerdì sera. E’ talmente surreale che allo spettatore ignaro potrebbe apparire persino frutto di una fiction. Bravi i due autori, la iena Matteo Viviani, e il producer, Riccardo Spagnoli, segugi e cronisti testardi e puntigliosi. E – soprattutto – bene hanno fatto a riportare all’attenzione e alla ribalta il caso di Silvia Romano, la giovane volontaria italiana rapita in Kenya il 20 novembre 2018 e rientrata a casa il 10 maggio 2020. Un rapimento per molti versi anomalo che presenta molti lati oscuri, inquietanti e misteriosi. E il servizio delle Iene ha rafforzato questa convinzione: quel sequestro nasconde qualcosa che qualcuno vuol mantenere segreta. Come sempre l’opinione pubblica viene trattata alla stregua di un suddito ignorante e imbelle, da tenere all’oscuro da trame e interessi inconfessabili.

Dal video emerge la figura di Walter Tozzi un personaggio controverso e ambiguo che scappa tra i vicoli per sfuggire alle telecamere come se temesse qualcosa, di dover rispondere cioè a domande scomode che lo imbarazzerebbero parecchio. Si scappa solo se si ha qualcosa da nascondere. Sarebbe il caso che qualcuno si prendesse la briga di rispondere e svelasse le trame e gli interessi che ci celano dietro il rapimento di Silvia.

Africa ExPress ha già scritto parecchio sul ruolo misterioso e inquietante giocato dal Qatar: sarebbe stato parte attiva nel sequestro e avrebbe garantito agli italiani e alla famiglia che, durante tutto il tempo della prigionia, a Silvia non sarebbe stato torto neanche un capello. Forse perché l’emirato era stato il vero mandante, o comunque complice, del rapimento? Difficile da dimostrare, ovviamente ma una serie di indizi portano a questa conclusione. Appare ormai possibile ipotizzare, comunque, che il rapimento sia stato organizzato in Italia. Serviva qualcosa che facesse girare dei soldi. E Silvia, suo malgrado, è stata scelta per il ruolo di vittima/protagonista. Qui sotto sono riportati alcuni link che rimandano ad articoli che abbiamo pubblicato a cura del nostro redattore, esperto di cose militari, Antonio Mazzeo, ma ce ne sono tanti altri che si possono ricercare nell’indice.

I rapporti tra Qatar e Italia sono strettissimi e Africa ExPress ha dedicato parecchi articoli alla cooperazione tra i due Paesi, i cui capitoli più eclatanti sono stati il viaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Doha, nel gennaio 2020, e la definizione di commesse ,per 26 miliardi di euro, di forniture militari.

Qui sotto ripostiamo il video integrale girato e tratto dal programma delle Iene su Italia 1. Vale la pena guardarlo, anche più volte.

Altro punto misterioso riguarda il riscatto: chi l’ha pagato? Non l’Italia come ha dichiarato a suo tempo, probabilmente con gran sincerità, il ministro degli Esteri Luigi di Maio. Forse, infatti, non è stato pagato nessun compenso economico, ma piuttosto un risarcimento fatto con prebende o addirittura contratti di vendita di armi o petrolio.

Resta poi piuttosto enigmatico il comportamento tenuto dalla famiglia di Silvia Romano. Bocche tenute ermeticamente chiuse. Chiunque si è occupato di rapimenti sa perfettamente che è impossibile chiedere ai congiunti di rimanere muti. Sì, nei primi tempi, il silenzio si ottiene perché i funzionari della Farnesina o dei servizi segreti contattano i parenti e li intimidiscono più o meno così: “Se parlate e/o vi muovete mettete a rischio l’incolumità dell’ostaggio”. Ovvio che la risposta è in stile garibaldino: “Obbediamo”.

Ma dopo un po’ la famiglia scalpita e chiede a chiunque, giornalisti compresi, notizie e informazioni. In questo caso invece nulla. Perché? Durante tutto il periodo della prigionia e le indagini che abbiamo pubblicato su Africa ExPress nessuno mi ha telefonato chiedendo informazioni su quello che avevo scoperto alla guest house Marigold di Mombasa, dove Silvia ha soggiornato prima di essere rapita. Nessuno poi mi ha domandato cosa avessi trovato nel povero alloggio dove la volontaria milanese abitava a Chackama. E cosa mi avessero raccontato gli amici e conoscenti della ragazza: sono andato a trovarli a Milano, a Mombasa, a Malindi e a Chakama. Addirittura quando la procuratrice Alice Mathagani, che aveva in carico il processo contro gli esecutori materiali del sequestro, mi aveva scongiurato di invitare la famiglia a presenziare alle udienze (“forse gli accusati si impietosiscono e ci raccontano i dettagli”, aveva raccomandato), mi sono sentito rispondere con un secco diniego. Un comportamento che, francamente, mi è apparso piuttosto strano. A nessuno interessava saperne di più. Certo, perché chi di dovere sapeva tutto delle trame che si stavano srotolando nell’oscurità e nei piani alti dei palazzi che contano. E sapeva che Silvia stava bene, incolume e che sarebbe presto tornata a casa.

Silvia Romano

Sospetto anche il comportamento degli Shebab, accusati di avere in custodia in Somalia la ragazza: Pur interpellati da me più volte non hanno mai rivendicato il rapimento. Normalmente i terroristi si assumono con grande enfasi la paternità di queste azioni, di cui si vantano sui loro siti e nei siti loro amici. Stavolta niente. È impossibile che gli al Shebab abbiano rapito Silvia e non ne abbiano pubblicamente gongolato.

Al Shabab e altre organizzazioni terroristiche amano la pubblicità che li aiuta nelle campagne di reclutamento e fa loro ottenere più finanziamenti. Il fatto che gli islamisti non abbiano mai rivendicato la responsabilità del rapimento di Silvia significa solo una cosa: non erano coinvolti.

Ora dopo i servizi delle Iene, prendono anche senso i buchi nelle indagini che mi apparivano inspiegabili e senza logica: perché gli inquirenti non sono mai andati a indagare alla guest house Marigold di Mombasa, dove la proprietaria mi aveva accolto con un “Finalmente è venuto qualcuno a capire che è successo a quella povera ragazza”?

E il capo della polizia di Malindi? Cercava di indagare ma era stato bloccato dai suoi colleghi di Mombasa. E nel gennaio dell’anno scorso, siccome caparbiamente cercava di fare luce su quello che credeva un sequestro, è stato trasferito a Eldoret nel nord del Kenya. Nello stesso periodo Alice Mathagani, la procuratrice, ha ottenuto improvvisamente il trasferimento a Nairobi e ha così potuto raggiungere il marito. Anche la magistrato Julie Oseko che avrebbe dovuto giudicare gli imputati (inspiegabilmente fuori di galera su cauzione nonostante la pesante accusa di sequestro di persona, altra stravagante curiosità) è stata trasferita non si sa dove in Kenya.

Un sito di informazione keniota  kenyaiforum, solitamente bene informato, dopo aver spiegato che a una trentina di chilometri da Chakama, il villaggio dove Silvia è stata rapita, esiste un insediamento israeliano della compagnia Green Arava Ltd (formalmente un’enorme fattoria dove si sperimentano nuovi sistemi di agricoltura intensiva) sostiene una tesi suggestiva avvalorata da testimonianze autorevoli: la ragazza non avrebbe passato l’anno e mezzo di prigionia nel Corno d’Africa, ma sarebbe stata portata in Medio Oriente, in Israele o nella striscia di Gaza. Sarebbe poi tornata in Somalia prima di essere “liberata” per essere “salvata”.

Il sito kenyaiforum illustra in questa mappa il supposto viaggio di Silvia Romano in Medio Oriente

E’ possibile, come insinua kenyaiforum, che il governo di Mogadiscio abbia collaborato, in cambio di aiuti finanziari e di altro genere (ultimamente ha ricevuto parecchi finanziamenti, anche da banche internazionali). Forse qualcuno gli ha anche “garantito” che se avesse cooperato la disputa di confine con il Kenya sarebbe stata risolta a suo favore.

Preoccupante, ma anche allarmante, poi, la frase finale pronunciata da Walter Tozzi, il personaggio chiave di tutta la vicenda che davanti alla telecamera delle Iene, alla richiesta di Matteo Viviani “Allora facci capire”, risponde:” Ma non posso farti capire a te”. E alla richieda su chiarimenti aggiunge: “Avete toccato un tasto che non è per voi”.

Per dirla con Matteo Viviani, questa storia ha radici molto più profonde di quello che avremmo mai potuto immaginare. E allora occorre porsi un’ultima domanda: “Perché nessuno dei grandi giornali del nostro Paese si mai occupato seriamente del rapimento di Silvia Romano?

Massimo A. Alberizzi
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Africa ExPress
Milano, dicembre 2020

Un’inchiesta delle Iene sul sequestro di Silvia Romano getta finalmente un po’ di luce sugli inquietanti misteri che circondano questa vicenda.Troppi depistaggi per fare sì che anche le inchieste di Africa ExPress si insabbiassero. Le indagini delle Iene, Riccardo Spagnoli e Matteo Viviani, confermano quanto da noi pubblicato sul rapimento della volontaria milanese.

Indipendentemente da tutto, noi cerchiamo di andare avanti e di chiarire le cose che rimangono in sospeso. Silvia sembra essere l’unica vittima dell’intreccio di affari inconfessabili. Ci sono attori ovunque: dalle alte cariche dello Stato a comparse minori. E poi c’è la manovalanza: i rapitori. Senza escludere ovviamente gli affari che si celano dietro questo rapimento anomalo.

Qui vi presentiamo i video trasmessi  dalle Iene in data 3 e 5 dicembre scorsi. Sono francamente inquietanti. Noi possiamo assicurare i nostri lettori che continueremo le indagini finché non troveremo la verità che dovrà emergere del tutto. Continueremo a scavare a fondo.

Parte prima:

Parte seconda, primo tempo

Parte seconda, secondo tempo

Parte terza, andata in onda giovedì’ 10 dicembre 2020

Parte quarta

Parte quinta

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Continuate a seguirci.

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi