Dossier Silvia/Altre armi vendute dall’Italia al Qatar per oltre 6 miliardi di euro

Nonostante l’emirato sia troppo accondiscendente con le fazioni e milizie jihadiste salafite resta uno dei partner commerciali di punta del complesso militare-industriale nazionale.

Mentre la stampa italiana perde il suo tempo a seguire Silvia Romano dall’estetista,
noi di Africa ExPress portiamo a galla la fitta rete di interessi che coinvolge oggi la Somalia
e che non è estranea al rapimento di Silvia: c’ è il Qatar, che ha pagato il riscatto,
c’è la Turchia che l’ha liberata.  Altro che l’AISE.
Sono questi, ma anche altri, come spiega bene quest’articolo gli inconfessabili
interessi che ruotano attorno alla vicenda.

a.r.

Speciale per Africa ExPress
Antonio Mazzeo
27 maggio 2020

Sistemi di guerra per 6 miliardi e 144 milioni di euro. Ammonta a tanto il valore complessivo delle autorizzazioni governative all’esportazioni di armamenti italiani al Qatar nel solo biennio 2017-2018. L’emirato sin troppo condiscendente con le fazioni e milizie jihadiste salafite è uno dei partner commerciali di punta del complesso militare-industriale nazionale.

Cacciabombardieri ed elicotteri pesanti; corvette, navi d’assalto e sottomarini; missili aria-terra e anti-nave; cannoni e mitragliatori; sistemi radar e sofisticate apparecchiature di telecomunicazione. L’Italia vende di tutto e di più al Qatar con la benedizione del ministero della Difesa e dei vertici delle forze armate.

In pole position nell’indigesta classifica dei produttori e mercanti di morte la maggiore holding del comparto, Leonardo (ex Finmeccanica), controllata per il 30,2% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. A Doha, Leonardo è di casa da decenni e i suoi manager hanno anche fatto da testa di ponte per la penetrazione nel mercato qatarino di altre importanti aziende produttrici di armi, nazionali e internazionali.

L’11 settembre 2018, MBDA, il principale consorzio europeo nella realizzazione di sistemi missilistici (tra gli azionisti i colossi Airbus, BAE Systems e per il restante 25% Leonardo) ha firmato un contratto del valore di 640 milioni di euro per la fornitura alla Marina Militare del Qatar di un sistema di “difesa costiera” dotato di missili anti-nave Marte ER ed Exocet MM40 Block 3 con un raggio d’azione fino a 180 chilometri di distanza. A sottoscrivere l’accordo, il direttore di MBDA Italia Antonio Perfetti e l’ammiraglio Ibrahim Saad Al Kubaisi, vicecapo di Stato maggiore dell’emirato.

Finmeccanica – Qatar

Qualche settimana prima erano stati i manager di un’altra grande holding nazionale del comparto bellico, Fincantieri S.p.A., a sottoscrivere con le forze armate del Qatar un maxi-accordo di 4 miliardi di euro per la realizzazione di quattro corvette, due pattugliatori d’altura e una nave anfibia d’assalto.

Con l’agreement è ancora MBDA ad essere scelta per la fornitura dei sistemi missilistici destinati alle unità navali di Fincantieri. Le autorità di Doha hanno richiesto una partita di missili anti-aerei Aster 30 Block 1 e VL Matra Mica e antinave Exocet MM40 Block 3, costo complessivo un miliardo e 100 milioni di dollari. Al consorzio europeo sono stati affidati pure i test, le attività addestrative del personale militare qatarino, la manutenzione delle componenti belliche e il supporto logistico integrato. Sempre nell’ambito dell’accordo MBDA-emirato, Leonardo-Finmeccanica si assumeva la responsabilità diretta nella fornitura di radar, sonar e sensori di bordo, dei sistemi d’arma di medio e piccolo calibro (cannoni mitragliatori) e delle apparecchiature di protezione antisiluro.

“La nostra offerta ha registrato un ulteriore importante successo in un’area geografica dal fondamentale valore strategico, in termini di opportunità di business e dello sviluppo di collaborazioni”, commentava entusiasta l’allora amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, Mauro Moretti. “L’accordo siglato testimonia il grande impegno delle istituzioni ed in particolare del ministro della Difesa Roberta Pinotti e rafforza la collaborazione con Fincantieri, segnando una considerevole affermazione del nostro sistema Paese”.

Perché il ringraziamento all’esponente Pd? Perché le maxi-commesse sulla rotta Europa-Qatar erano state formalizzate nel corso di un vertice intergovernativo, protagonisti appunto Roberta Pinotti e l’allora ministro per gli Affari alla Difesa dell’emirato, Khalid Bin Muhammad Al-Attiyah.

Dicembre 2017 ed era un altro consorzio industriale-militare europeo, Eurofighter, a dare notizia del contratto di vendita al Qatar di 24 cacciabombardieri “Typhoon” in occasione dell’incontro a Doha tra il ministro della Difesa britannico Gavin Williamson e il suo omologo collega.

Titolari del programma Eurofighter-Typhoon l’holding ispano-tedesca EADS, la britannica Bae Systems e, per una quota del 21%, l’italiana Leonardo. Ancora una volta MBDA veniva sub contrattata per la fornitura di missili “Brimstone” e “Meteor” per armare i cacciabombardieri, mentre per i radar e i sistemi elettronici di bordo, venivano preferiti gli stabilimenti di Leonardo a Luton ed Edimburgo (Gran Bretagna). Poco meno di 7 miliardi di euro l’ammontare della commessa, addestramento di tecnici e piloti dell’Aeronautica del Qatar compreso.

Doha, Qatar, DIMDEX 2018

Non passano nemmeno tre mesi che al salone internazionale dei sistemi navali militari di Doha (Dimdex), il 14 marzo 2018 la Barzan Holdings, società intermante controllata dal Ministero della Difesa del Qatar, firmava un ordine del valore di 3 miliardi di euro con il consorzio NHIndustries (Airbus 62,5%, Leonardo 32% e Fokker 5,5%) per la fornitura di 28 elicotteri multiruolo NH90 in versione da trasporto tattico e navale, più addestramento e supporto logistico.

Per la loro consegna veniva fissato un arco temporale compreso fra il giugno 2022 e la fine del 2025. “Leonardo agirà in qualità di prime contractor per l’intero programma NH90 e sarà responsabile dell’assemblaggio nel suo stabilimento di Venezia-Tessera, della consegna e del supporto di 12 dei 28 elicotteri, versione NFH, destinati a missioni navali”, riporta il comunicato emesso dall’holding italiana.

“Il programma potrebbe essere ampliato in futuro con l’aggiunta di ulteriori 12 unità. L’elicottero scelto sarà dotato di un’ampia gamma di sensori e sistemi integrati sviluppati e forniti da Leonardo per soddisfare i più rigorosi standard operativi”. Alla Divisione Elicotteri di Leonardo era affidata pure la fornitura di mitragliatrici, siluri e missili aria-superficie antinave e dei servizi di assistenza, addestramento per equipaggi e tecnici e manutenzione dei velivoli per otto anni. Top secret l’ammontare del denaro finito nelle casse dell’azienda. Nell’ultima relazione annuale finanziaria approvata dal Consiglio d’amministrazione di Leonardo, agli elicotteri venduti all’emirato è dedicato un breve passaggio: “Le acquisizioni di nuovi ordini si attestano nel 2019 a circa 14 miliardi di euro, mentre gli ordini del 2018 includevano l’acquisizione degli NH90 dal Qatar per circa 3 miliardi di euro”. Ad essi di dovrebbe aggiungere la quota-percentuale che spetterà a Leonardo con la fornitura dei missili Marte ER (MBDA) che equipaggeranno i velivoli da guerra.

Ma è poi stato davvero un affare per l’holding a capitale statale quello degli elicotteri al Qatar? Dubbi e inquietudini sono stati sollevati dopo un’inchiesta de il Fatto Quotidiano da parte di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle e da un senatore di Forza Italia, Luigi Vitali, membro della Commissione antimafia, firmatari di due distinte interrogazioni al ministro della Difesa e a quello dell’Economia e delle Finanze.

“Leonardo ha firmato con l’emirato un contratto di vendita di 16 elicotteri NH90 ad assetto terrestre, prodotti da Airbus (valore stimato per le sole macchine: 579 milioni di euro) più 12 per missioni navali, prodotti da Leonardo (per un valore di 564 milioni di euro), più decine di optional e servizi annessi elencati nel contratto, per un valore totale di circa 3 miliardi di euro”, scrivono i deputati di M5S, primo firmatario Elio Iannutti. “Il 26 febbraio 2018, due settimane prima della firma, una lettera del capo divisione elicotteri Gian Piero Cutillo avrebbe offerto al Qatar: 16 elicotteri H125 da addestramento, che sarebbero stati pagati da Leonardo ma non ancora consegnati e fabbricati da Airbus; 3 elicotteri AW109 per il trasporto VIP, prodotti da Leonardo (già segretamente consegnati); la messa a disposizione di 2 piloti a spese di Leonardo in Europa; 20.650.000 euro di fondo spese per gli allievi qatarini a carico di Leonardo. Valore complessivo dei benefit pari a 120 milioni di euro, come si legge su un articolo de il Fatto Quotidiano dell’8 gennaio 2020”.

“Il 26 gennaio 2018 – proseguono i parlamentari – dopo un incontro con gli italiani, il generale di brigata Mishwat Faisal Al Hajr, presidente del comitato per l’acquisizione degli elicotteri, avrebbe chiesto a Profumo (Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, NdA) di scrivere una lettera formale chiara e diretta in inglese, semplice senza zone grigie che aderisca alle condizioni fissate dalle autorità del Qatar.

La lista dei benefit confermati (che non avrebbe contenuto ancora i 16 elicotteri H125 ma incluso i tre AW109) sarebbe stata accettata da Cutillo l’8 febbraio, ma il generale Al Hajr avrebbe chiesto che la lettera venisse firmata da Profumo e non altre persone. Le condizioni venivano accettate da Profumo con l’impegno a firmare una lettera di intenti il 13 febbraio cui far seguire la stipula del contratto durante Dimdex 2018.

Il 26 febbraio Cutillo avrebbe scritto al Qatar che Leonardo accetta la fornitura dei 16 H125 nella configurazione richiesta, gratuitamente ma senza supporto e manutenzione. Un anno dopo la firma del contratto, il 22 marzo 2019, il capo della divisione forniture elicotteri Fabio Castiglioni avrebbe scritto che, in cambio dell’impegno dei qatarini di chiudere alcune questioni controverse, avrebbe impegnato Leonardo a fornire altri benefit come 8 istruttori in Qatar, militari o con un background militare”.

Per i deputati di M5S si sarebbe trattato di “un modo elegante per dire che Leonardo avrebbe potuto pagare militari italiani da inviare a Doha a istruire gratis per loro i qatarini o impiegare piloti civili alla bisogna”. Nella sua missiva, il manager Fabio Castiglioni avrebbe promesso al Qatar anche “corsi, manuali di volo, tre anni di supporto e mantenimento degli AW109 dalla fine del 2019” e persino due modellini in scala 1:10 degli NH90 per la festa nazionale dell’emirato. “Si tratta di una prassi per contratti governativi di questo tipo”, ha spiegato Leonardo a il Fatto Quotidiano. “I 16 elicotteri H125 prodotti da Airbus rappresentano una quota minima rispetto alla componente core del programma basato sui 28 NH90. La quota di competenza di Leonardo è superiore al 40% dell’ammontare della commessa e il programma è sicuramente profittevole per l’Azienda, anche nel lungo periodo”.

La mancata comunicazione sui benefit concessi all’emirato, sempre per Leonardo, sarebbe invece dovuta al “necessario e consueto rispetto del principio di riservatezza definito a livello contrattuale su richiesta del cliente anche per evidenti motivi di sicurezza”.

Alessandro Profumo. Amministratore delegato di Leonardo

In Qatar l’azienda italiana è fortemente presente anche nel mercato elicotteristico privato e commerciale: un numero notevole di velivoli sono stati venduti in particolare alla società Gulf Helicopters che svolge attività di trasporto, eliambulanza e supporto alle operazioni offshore e, per conto della stessa Leonardo, anche funzioni di tipo addestrativo.

Il 29 gennaio 2020 la Gulf Helicopters ha annunciato di aver acquistato dall’holding italiana la nuova variante dell’elicottero bimotore AW189K che a partire dalla seconda metà dell’anno sarà impiegata per il trasporto offshore, la ricerca e il soccorso, l’impiego antincendio, ecc.. Sempre in ambito “civile”, Leonardo ha fornito recentemente il radar per il controllo del traffico aereo dell’aeroporto internazionale di Doha.

Nell’ambito della commessa per la progettazione e costruzione dello stadio Al Bayt di Al Khor City in vista dei Mondiali di calcio 2022, il general contractor (Galfar Misnad Engineering di Doha e le italiane Salini-Impregilo S.p.A. e Cimolai S.p.A.), ha affidato nel settembre 2016 l’intero pacchetto relativo alle componenti elettroniche e meccaniche dell’infrastruttura e ai sistemi di sorveglianza e comunicazioni ad una joint venture costituita da Leonardo e dalla PSC S.p.A. di Roma, società controllata dalla famiglia Pesce e, per il restante 40%, da Fincantieri e dalla Cassa Depositi e Prestiti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Antonio Mazzeo
amazzeo61@gmail.com

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