I traguardi irraggiungibili raggiunti da Eliud e Brigid maratoneti del Kenya

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
15 ottobre 2019

“Salve, abbiamo vinto”, disse Filippide (o Fidippide) annunciando agli ateniesi la vittoria di Maratona. E stramazzò al suolo, stecchito, per la fatica della corsa. Correva l’anno 490 a.C., era l’agosto di oltre 2500 anni fa.

“Oggi siamo andati sulla Luna e siamo tornati; ognuno di noi, se si prepara, può raggiungere risultati impossibili”, ha dichiarato Eliud Kipchoge, 34 anni, keniano, dopo aver finito, primo uomo sulla Terra, la Maratona in meno di 2 ore: 1h 59’ 40. Correva l’anno 2019, era ottobre, il 12, sabato scorso, Prater di Vienna, il celebre parco sulla sponda del Danubio.

“Il mio corpo si muoveva da solo, ho capito che poteva essere la giornata giusta e ci ho provato. Dove arriveremo? Io voglio andare oltre…”, ha annunciato Brigid Jepscheschir Kosgei, 25 anni, keniana, dopo aver segnato, prima donna sulla Terra, il record del mondo della Maratona femminile: 2h 14’04. Correva l’anno 2019, era ottobre, il 13, domenica scorsa, a Chicago.

Eliud e Brigid, un uomo e una donna extraterrestri.

Eliud e Brigid – già noti ai nostri lettori – confermano che Il Kenya in atletica, soprattutto nella distanza dei 42,195 km – è proprio un altro pianeta.

In appena 24 ore sono state compiute due imprese al limite del reale, più che da leggenda.

Eliud Kipchoge

L’exploit della Kosgei – ha sottolineato la Federazione italiana di Atletica leggera (Fidal) – è di quelli che scavano un solco profondo con il passato. “La maratona mondiale sta trovando una nuova incredibile dimensione – ha scritto il sito Atleticalive.it – gli atleti sempre più preparati e velocissimi stanno riscrivendo qualunque libro dei record”.

Una riscrittura facilitata al massimo, nel caso dell’impresa di Eliud a Vienna – il cui primato, però, non è omologabile. Questo perché non si è trattato di una gara ufficiale, ma di un tentativo solitario nel quale Kipchoge ha sfruttato l’aiuto di 35 “lepri” che, nella prima parte della sfida contro il tempo, gli hanno dettato il ritmo. E che “lepri”: fior di corridori che si sono messi a disposizione del keniano: l’argento mondiale sui 5 mila metri, Selemon Barega, etiope, gli statunitensi Matt Centrowitz e Bernard Lagat, i fratelli norvegesi  Henrick, Filip e Jacob Ingebrigtsen. Eliud li ha poi ringraziati: “Stiamo parlando di alcuni tra i più grandi atleti del mondo, li apprezzo per ciò che hanno fatto”. Kipchoge si è avvalso pure di ristori volanti, di auto frangi-vento e di un raggio laser colorato proiettato a terra che gli fatto da <pacemaker>. Un’impresa scientifica, spaziale, in cui sono stati coinvolti esperti di tutti i settori: dalla meteorologia, alla fisiologia, alla posturologia, alla nutrizionistica…

La sfida rientra nel progetto Ineos 1:59 challenge finanziato dall’omonimo colosso chimico londinese. Già due anni fa l’atleta della contea di Nandi aveva provato nell’autodromo di  Monza, ma aveva fallito per 26 secondi; poi lo scorso anno, a Berlino, aveva ottenuto il record del mondo ufficiale (2:01:39). E ora il volo sulle onde del Danubio, alla media pazzesca di 2 minuti e 50 secondi a chilometro. “Volevo ispirare tante persone – ha commentato Eliud – nell’dea di spingersi oltre i limiti umani, ci ho provato altre volte, ora ci sono riuscito”, tra il delirio dei tifosi a Vienna e a Nairobi trepidanti davanti agli schermi televisivi montati nelle piazze.

Eliud è, apprezzato oltre che per le sue capacità atletiche, per la sua forza mentale e per la semplicità di vita che conduce nella sua terra natale. “Non è una questione di danaro – ha ribadito –Volevo mostrare al mondo che quando credi in ciò che fai lo puoi ottenere, sia tu una corridore, un professore o un avvocato”.

Stessa fiducia e determinazione ha dimostrato Brigid Jepscheschir Kosgei nella mattinata fresca e ventosa di domenica a Chicago. La fuoriclasse keniana ha cancellato dopo 16 anni il primato stabilito dall’inglese Paula Radcliffe, che si è complimentata di persona con Brigid, più veloce di lei di ben 81 secondi. Sembrava imbattibile, il record della Radcliff del 2003, invece – come lei stessa ha riconosciuto – prima o poi questo giorno sarebbe dovuto arrivare. Certo all’epoca non avrei creduto che il mio primato sarebbe durato così a lungo>.

La Kosgei non è una sorpresa nel jet set della maratona mondiale femminile: dopo la vittoria a Milano nel 2016 ha spiccato il volo, arrivando prima, sempre a Chicago,  nel 2018,  a Londra nell’aprile scorso e,  a settembre, battendo un altro record nella mezza maratona a Newcastle. Eppure questa ultima conquista deve aver , in qualche modo, dato un po’ di fastidio allo sport britannico. Probabilmente non è un caso se il Guardian, con qualche sapiente (malizioso?) sottinteso, ricorda che Brigid corre per la scuderia dell’italiano Federico Rosa, che ha avuto <un preoccupante numero di atleti messi al bando: Asbel Kiprop, Jemina Sumgong, Rita Jeptoo.  Ma niente fa pensare a comportamenti scorretti di Rosa o di Kosgei>. Quest’ultima, riservatissima per carattere e scelta, ha sempre fatto spallucce dichiarando: “Tutti possono correre in modo pulito, dobbiamo solo lavorare duramente”.

Eppure il quotidiano inglese lancia un altro piccolo sospetto: la giovane a Chicago “calzava, come fanno anche altri corridori, una variante di quel tipo di scarpe controverse che hanno aiutato  Eliud Kipchoge a essere il primo uomo al mondo a scendere sotto le 2 ore”. Queste scarpette supersofisticate darebbero un vantaggio di 60-90 secondi a chi le usa. Per ora sono allusioni che lasciano il tempo che trovano e non oscurano i trionfi keniani.

Brigid Kosgei

Anche se il risultato eccezionale di Brigid nella metropoli dell’Illinois ha fatto passare in secondo piano la vittoria di un altro fortissimo keniano nella gara maschile: Lawrence Cherono, 31 anni, che fino al 2017 aveva già intascato oltre 200 mila dollari (secondo la Association of Road Racing statiticians). Col tempo straordinario di 2h05’45” al termine di uno sprint da infarto ha battuto due etiopi, Dejene Debela, 24 anni, e Asefa Mengistu, 31,  e il connazionale Bedan Karok Muchirii, 29 anni. (Karoki ha cominciato la carriera podistica in Giappone, dove ha studiato e di cui voleva prendere la nazionalità).

Comunque, è inutile girarci intorno.

Ne son successe di cose dal 490 a.C., quando Fidippide (o Filippide) corse da Maratona fino ad Atene per annunciare la vittoria di Milziade sui Persiani. Oggi siamo su un altro pianeta, che si chiama Kenya.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

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