Malgoverno, sfruttamento e corruzione, ecco perché l’Africa non decolla

Speciale Per Africa Express
Franco Nofori
14 luglio 2019

Depredata per secoli delle sue immense risorse; ancora oggi sfruttata dalle potenze economiche mondiali; assoggetta a una classe dirigente avida, insaziabile e corrotta, l’Africa, pur con un prodotto interno lordo in consistente crescita, vede la povertà e il degrado incrementarsi a dismisura, causa l’incontrollato aumento demografico, le guerre fratricide, il fanatismo religioso e un inestirpabile sistema di corruttela, tenacemente radicato nella mentalità e nei costumi delle sue genti, dal più umile servitore dello stato al più autorevole capo politico.

Denaro per ottenere un servizio o un privilegio, un abituale tipo di transazione in Africa

Situazione, questa, che già dal secolo scorso, ha provocato un esodo di bibliche proporzioni verso lidi, (spesso esageratamente idealizzati) in cui si riponevano le speranze di una vita decorosa, protetta dalla legalità e dal diritto. Ma come dimostra un recente rapporto dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) questo esodo non riguarda i più poveri dell’Africa, bensì, al 65 per cento del totale, la sua borghesia medio-bassa. Giovani uomini sotto i quarant’anni, in eccellenti condizioni fisiche e adeguata scolarizzazione, i quali fuggono sperano di poter mettere a frutto altrove quelle capacità che nel Paese d’origine non potevano essere realizzate.

Giovani africani che cercano lavoro in Europa

Si tratta indubbiamente di un’aspettativa legittima, ma questa diaspora – che anno dopo anno subisce un incremento esponenziale – quali effetti produrrà sulla Nazione africana che ne diventa oggetto? Chi l’abbandona sono le sue migliori forze lavorative e scolarizzate. Quelle che dovrebbero determinare la futura gestione del Paese. Quelle in cui sarebbe lecito riporre le concrete speranze per quel cambiamento di cui l’Africa ha disperato bisogno. Invece, queste preziose risorse umane, fuggono lasciando nei propri Paesi, le classi più indigenti, relegate in sacche di degrado e analfabetismo, sempre più indifese di fronte al vorace strapotere dei leader che le dissanguano.

Come gli aiuti internazionali non vadano mai a beneficio dei popoli cui sono destinati

Proprio nei giorni scorsi, sono stati pubblicati i risultati di un’indagine congiuntamente condotta da due autorevoli istituti internazionali di ricerca: Transparency International (TI) e Global Corruption Barometer (GCB), da cui emerge che in Africa, un cittadino su due è costretto a soggiacere alla corruzione per ottenere un servizio cui ha diritto, mentre il settantacinque per cento ritiene che i governi facciano poco o nulla per contrastare efficacemente il rampante vezzo della bustarella. Il rapporto dimostra anche che, vittime prevalenti di questo indebito onere, sono proprio le classi meno abbienti, che si trovano a pagare il doppio rispetto a quelle più agiate, le quali godono spesso di privilegi per vicinanza o appartenenza all’entourage del palazzo. L’indagine dei due istituti menzionati appare sufficientemente credibile perché condotta su trentacinque dei cinquantaquattro Paesi africani, nei quali sono state intervistate oltre quarantasette mila persone.

Come mostra la cartina, il Sudafrica è il Paese più corrotto, seguito da Kenya, Tanzania, Uganda e altri

In questo scenario di diffuso malcostume, emerge, come Nazione africana più corrotta il Sudafrica, mentre, in quanto a categorie, ancora una volta, sono le forze di polizia a salire sul podio, seguite a breve distanza dai funzionari addetti alle strutture sanitarie e alla pubblica istruzione. Naturalmente – e benché non avvertita dall’uomo comune – sul tutto sovrasta l’enorme e indegno accaparramento delle pubbliche risorse, praticato dalla classe politica al potere che, proprio per questa sua ignobile tendenza, si mostra spesso riluttante a intervenire con risolutezza, là dove minori episodi di corruzione vengono denunciati. Il farlo, potrebbe scatenare un effetto domino, con il rischio di scardinare l’intero sistema del malaffare, nel cui liquame, tutti i corrotti, piccoli e grandi, hanno da tempo imparato a nuotare abilmente.

Franco Nofori
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